lunedì, Luglio 22

Avvertimento senegalese: l’odio si paga Se noi siamo selvaggi, è normale che selvaggi siano gli altri verso di noi, l’odio scatena la rabbia, che agisce con odio. Quanto accaduto ieri, per mano di un italiano dalla pelle nera, è un cambiamento radicale di prospettiva

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Senegalese incendia un autobus, ragazzino eroe, perché era al volante di quell’autobus? Eccetera, eccetera, eccetera. Questi i titoli dei giornali, giornaloni e giornalini. Tutto giusto, perfetto, compreso il ‘senegalese’, che però è italiano, ma ha la pelle nera.
Tutto perfetto, tutto regolare.
Ma, è proprio così?

Forse mi sbaglio, ma è la prima volta che accade un fatto del genere da noi in Italia, ed è la prima volta che un fatto del genere non -ripeto non- è dettato dalterrorismocome lo si intende oggi (il mussulmano che spara a raffica su ‘vittime innocenti’ come è accaduto tante volte, per lo più altrove!), no, è una cosa diversa. E’ un fatto di una gravità terrificante che dovrebbe farci saltare tutti -tutti noi italiani ed europei in genere- sulla sedia.
Non perché è il primo in Italia. Ma perché è il primo in Europa e forse non solo. Il ‘terrorista’ italiano -sì, italiano, ripeto, italiano- non protesta contro i crociati, non vuole l’Islam in tutto il mondo, dice, invece, una cosa terribile: «Basta morti in mare».

Pensiamoci un momento, pensiamoci: è una rivoluzione, un cambiamento radicale di prospettiva. Ora, se siamo noi -noi tutti-, delle persone intelligenti -non ‘civili’, ‘buone’ o simili cose, ma semplicemente intelligenti, cinicamente intelligenti, attenti al nostro interesse- dobbiamo cominciare seriamente a riflettere su questa folle politica di odio del Governo. Certo, noi lo abbiamo votato e continuiamo a sostenerlo questo Governo, e quindi questa folle politica di noi tutti, questa politica di odio verso gli stranieri -brutti e cattivi e nemici e da buttare a mare, lasciare affogare, mandare nelle prigioni libiche eccetera- questa folle politica ci coinvolge tutti.

Facciamo, ripeto, un discorso di nostro interesse personale, diretto. Non è un caso che ciò accada il giorno dopo il salvataggio in mare di alcuni fuggitivi dalla Libia e il giorno dopo la morte di altri fuggitivi dalla Libia; non è un caso.

L’odio -pensiamoci- vuole la sua parte, vuole il suo prezzo: l’odio si paga. E qui, questo episodio ai limiti della follia (per fortuna, per ora è solo questo), inizia una via nuova, pericolosissima.

Non sono i mussulmani a fare terrorismo, sono i fratelli, i padri e magari quelli che si sentono come i padri e i fratelli delle migliaia di morti in mare, che provano rabbia, verso di noi.
C’è poco da cercare di dire che non è colpa nostra, che noi non vogliamo i morti; si sta creando in queste persone la stessa rabbia cieca, la stessa furia ignobile della quale sono carichi, purtroppo, i tanti italiani dalla pelle bianca che urlano contro il negro in metropolitana, contro il negro che cerca un alloggio, contro il negro che vuole l’asilo, che vuole un porto sicuro.

Facciamo un discorso di cinico interesse personale nostro.
Nonostante Matteo Salvini, anzi, per colpa in gran parte sua e del Governo del quale fa parte (se ho letto bene, quel nero italiano gridava contro Salvini e Di Maio -«i morti sono colpa di Di Maio e Salvini» riportano le cronache-, li associa, lui, e forse non ha torto), abbiamo in giro per le nostre città oltre 600.000 uomini stranieriirregolaricui la folle legge Salvini ha tolto anche la possibilità di lavorare e di avere un alloggio, sono tutti ‘clandestini’ come piace dire all’assolto Salvini -anzi, al salvato Salvini-, ebbene questi clandestini leggono i giornali, vedono ciò che accade, sentono gli insulti e il disprezzo di molti, e dunque questo atto folle e demente potrebbe essere di ispirazione: la rabbia è contagiosa quanto e più dell’odio.

Lo ripeto, sto facendo volutamente un discorso cinico, di interesse personale diretto di noi tutti. E dico a tutti, e mi dico, cambiamo politica e atteggiamenti prima che la rabbia si diffonda oltre ogni controllo.
Non dico di fare sanatorie o di fare buonismi, dico solo di essere ciò che la nostra Costituzione e la nostra religione maggioritaria ci chiedono: siamo umani, solo questo, umani.
Cambiamo questi comportamenti assurdi verso chi cerca solo aiuto, diamoci da fare per offrirglielo, per coordinare con altri Paesi soluzioni serie e non i campi di tortura della Libia o l’affogamento in mare.

Ripeto: siamo egoisti, badiamo al nostro interesse. Brutalmente, teniamoceli buoni (è una volgarità, lo so, ma molti forse penseranno così … meglio di niente) o semplicemente cerchiamo di essere umani come ci chiederebbe il prete dal quale molti vanno la Domenica a battersi il petto.
Cambiamo questa politica infame, assurda e senza prospettive.
Se noi siamo selvaggi, è normale che selvaggi siano gli altri verso di noi.
Non possiamo impedire le migrazioni, ma controllarle sì. Non possiamo cacciare oltre 600.000 persone, ma trattarle con umanità e rispetto sì.

Salvini, Di Maio, Conte, eccetera, non capiranno mai questo discorso. Loro vogliono solo il potere. Gli unici che possono farglielo capire, anzi imporglielo, siamo noi, facendogli capire che se non cambiano, il potere glielo togliamo, noi!
Ma il tempo è poco, anzi, realisticamente, non ce ne è più. Se oggi, come puntualmente accadrà, si seminerà ancora più odio e disprezzo, ci saremo messi da soli su una via senza ritorno.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.