sabato, Ottobre 24

Avuto il grisbì, da destra a sinistra, strategia cercasi La destra ha raggiunto il suo massimo possibile, tra non molto la parte ‘governante’ chiederà il conto a Salvini, alla ricerca di una politica di strategia, di progetto

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La mia impressione, per quel poco che vale, e però sempre più netta e sempre più delusa e rattristata, è che le ‘forze’ politiche non hanno capito molto di ciò che hanno detto queste elezioni. E, per di più, non desiderano affatto capirlo, e meno che mai trarne le conseguenze.

Perché? Solo qualche esempio.

Meb (Maria Elena Boschi), tornata presente e garrula come un fringuello -forse da quando non è più fidanzata, ma non è una battuta salace è solo ironia- dichiara che gli italoviventi voteranno con la destra per abolire la legge (perché si tratta di una legge!) bonafedina sulla prescrizione. Cioè, faranno l’ennesimo colpo basso teso a guadagnare visibilità, forse in particolare tra gli amici della signora Annalisa Chirico e della sua associazione sulla ‘giustizia giusta’. Per carità uno può pensarla come crede, se la cosa può interessare a Meb io sono della stessa opinione, e cioè che quella della prescrizione così com’è è una assurdità sbagliata, però, facendo parte di una maggioranza di Governo, a mio parere un minimo di coordinamento sarebbe utile, se lo scopo è di fare politica, cioè avere una strategia insieme. Strategia, appunto. E uno.

Renato Brunetta, un gigante della politica e dell’economia -ma non è una battuta allusiva sul suo mancato Nobel ma solo ironia- si rallegra perché così si crea un nuovo possibile accrocco tra la destra di Berlusconi & co. e gli italoviventi, che, con qualche stellino in fuga, potrebbe diventare maggioranza alternativa, salvo a capirne una strategia. Strategia, appunto. E due.

Gli stellini, in piena confusione, affidano il caporalato ad un certo Vito Crimi, che afferma subito che lui è capo esattamente come Giggino, capo assoluto, e lo dice senza ridere, quindi non c’è ironia della quale dubito sia capace, ma poi aggiunge anche, a scanso di equivoci, che i rapporti di forza in Parlamento non sono cambiati, e quindi lascia intendere che comandano loro, anche qui è evidente la strategia. E tre.

Alcuni esponenti del PD (non sono sicuro, mi pare Roberta Pinotti, l’esperta in carri armati: è detto in tono ironico) dicono che Nicola Zingaretti, avendo elevato a strategia l’accordo con gli stellini, deve mantenere la linea per coerenza. Ma dimenticano di ricordare che con altrettanta coerenza (è l’unica cosa coerente, a onore del vero, della sua strategia) l’ex capo, ora sostituito da Crimi ha sempre sostenuto che un accordo strategico con il PD è da escludere, e allora qual è la strategia? E quattro.

Gianni Cuperlo, uno che parla sempre alto e complicato (non c’è ironia, è la verità), discetta a lungo con Myrta Merlino, interrotto dalla pubblicità, degli errori di … Matteo Salvini e della comunicazione, ma della strategia del PD non dice nulla, e nemmeno di quanto faccia schifo quella comunicazione, anche se ne riparlerà (in privato) con Antonio Padellaro, questa volta entrambi senza cravatta: evviva. Poi, certo, Bonaccini ha governato bene, questa era la strategia. E cinque.

Carlo Calenda spiega gongolante e ansioso (tanto che Myrta praticamente gli si dichiara in diretta) che anche lui vota con la destra sulla prescrizione, e spiega che in Emilia hanno votato Bonaccini perché la campagna di Salvini era troppo rozza e non sulle cose, e la candidata era impresentabile. La strategia vincente è fare le cose, amministrare bene, e avere una buona candidata, cioè la strategia non serve. E sei.

Francesco Borgonovo, barbuto caporedattore di non ricordo cosa, in un acceso e elegantissimo dibattito con David Parenzo (a sua volte giornalista non so dove), spiega che il PD ha vinto perché la gente èmandata a votare’ (l’elettore bue, se mi si permettete la parafrasi di una affermazione famosa) se ben capisco dalle sardine, sulle quali ha scritto (e ci mancava!) un libro appena uscito. Quindi, la strategia delle sardine è mandare la gente a votare, manco accompagnarcela. E sette.

Zingaretti, gongola e si congratula per la vittoria in Emilia e, per dare ragione a Borgonovo, ringrazia le sardine, sminuendone la funzione e l’azione in termini di portatori di voti. Ha capito tutto, ma non ha capito, e infatti non spiega perché, invece, in Calabria, terra povera, ha perso come nelle parti meno ricche dell’Emilia.
Questo dovrebbe farlo pensare, non limitarsi a dire che bisogna fare un partito aperto, che non significa nulla, anzi, è preoccupante. L’idea che trasmette, ora come ora, è proprio quella di un partito passepartout (avevo scritto ‘casino’, ma non volendo essere frainteso, qua il senso dell’umorismo è scarso assai, ho preferito l’altro vocabolo per di più esotico), buono per tutti e per tutto, e quindi inesistente per tutti.
Insomma, occorre una strategia, ma … il congresso? Già si ricomincia: non c’è fretta, a Maggio ci sono le elezioni in varie regioni, poi viene l’estate e si ricomincia a discutere del risultato anche di quelle elezioni, per promettere sfracelli a venire, e poi arriva la finanziaria … . E otto.

Sì, proprio così: se è così, non mi pare che abbiano capito molto.

La destra, per cominciare, non ha compreso, credo, che non basta più la buona amministrazione, più o meno presunta, dato che la gente vuole vedere altre cose, vuole sapere dove si va, con chi, per fare che. La destra ha raggiunto il suo massimo possibile, ma ora ci si comincia a rendere conto che Matteo Salvini e Giorgia Meloni sono troppo a destra, sono violenti, sono razzisti, sono ‘sovranisti’ e ci isolano dal resto del mondo. Quella oscena citofonata e quelle scritte insulse a Mondovì e a Torino, hanno fatto perdere più voti a Salvini che se gli avessero trovati in tasca i 49 milioni.
Insomma, io continuo a ritenere che tra non molto la partegovernante’ (e quindi dipotere’) chiederà il conto a Salvini, che si accorgerà che i silenziosi Maroni, Fontana, Zaia, e forse perfino Fedriga e Toti, cercano una politica di strategia, di progetto: una destra moderna, aperta, non sovranista. Non che loro la rappresentino, per carità, ma perché ora come ora sono la sola voce possibile di una destra seria e buona, colta e progredita, che per ora è ridotta al silenzio. E lì, la battaglia sarà lunga.

La sinistra (continuo a rifiutare le parole ambigue: centrodestra centro-sinistra con o senza trattino) viene da un periodo lungo, lunghissimo di oscurità, di mancanza di idee, di atteggiamenti conniventi con interessi non proprio limpidi. La sinistra, curiosamente più della destra, credo che sia vissuta ancora oggi (dico ‘ancora’ perché forse le sardine hanno cominciato a fare capire alcune cose) come la sinistra dell’establishment, ecco, per usare un termine di moda, come la ‘classe dominante’. E per di più dovrà misurarsi con quella parte di ex sinistra che vuole rifondare la DC con Berlusconi, Calenda, alcuni grillini, magari contando su certa Chiesa, e con i residui grillini, incapaci di capire che è finito il tempo dei facili trionfi. Su quest’ultimo progetto avrei molti dubbi, ma l’opportunismo lo abbiamo inventato in Italia. Renzi e Conte (attenti, Conte, sì pochette che mira al Quirinale) ne sono l’esempio vivente. Secondo me insieme a Grillo, ma non voglio farmi odiare da troppa gente.

Deve, quindi, la sinistra, diventare qualcosa di moderno, di aperto, ma di chiaro, specialmente di chiaro. Eh sì, perché la gente vuole vedere, vuole capire, perché solo se vede e capisce può partecipare.
Il ritorno al voto di molti elettori (di destra e di sinistra, certo, ma prevalentemente di sinistra) è, come ho detto, tutto e solo merito delle sardine, non di Bonaccini e nemmeno di Zingaretti. Quest’ultimo ha fatto, ubbidiente, una campagna elettorale tutta in secondo piano, è stato la Borgonzoni di Bonaccini in Emilia, e nulla in Calabria, anche se gli italiani hanno visto solo l’Emilia. E ciò ha pagato per due motivi almeno: la gente ha scelto, in Emilia, la sicurezza di Bonaccini, che però è solo conservazione dell’oggi, ma nulla per domani.
Ma molti sono tornati a votare nella speranza, -ripeto, ‘speranza’-, che il PD ci sarà di nuovo, e quindi non solo in Emilia, dunque senza Bonaccini, ma anche per timore di una destra oltranzista e proterva.
In Calabria il PD prende più voti di tutti, ma vince il candidato di Berlusconi, cioè una destra rassicurante, benché eroticamente insoddisfatta … e chi sa che anche questo non abbia giocato a favore della candidata, insieme, lasciatemi essere un po’ cattivo, all’insistenza sulla malattia validamente combattuta.
In entrambi i casi, però, il PD è diventato una sorta di speranza. Di che? Di cambiamento usato finalmente in senso proprio: in Italia ‘cambiamento’ è sempre stato sinistra; la destra di Salvini e i grillini se ne sono appropriati senza nemmeno pagare i diritti d’autore! Cambiamento, dunque, profondo, di strategia, di politica, di sinistra. Cioè di sardine.

Hanno vinto loro le elezioni, lo ripeto ancora. Ma, diversamente da Conte, imitano Garibaldi (non Cincinnato, caro pochette!) e dicono: abbiamo fatto il nostro lavoro, anche il lavoro ‘sporco’, e vi abbiamo dato il grisbì. Ora, se ci siete, dovete fare voi, ma se imitate Vittorio Emanuele (il numero non conta) ve la vedrete col popolo, quello vero.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.