lunedì, Giugno 1

‘Avevo fame’ e oggi ? In mostra 7 secoli di carità Al Museo della Misericordia, nel cuore di Firenze, ove ha sede la più antica Confraternita del mondo (1244), un piccolo museo racchiude una grande Storia, di umana solidarietà e di arte

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Nel cuore di Firenze, proprio di fronte al Campanile di Giotto in piazza Duomo, c’è un piccolo museo che racchiude però una grande storia. E’ il Museo della Misericordia, considerata la più antica Confraternita del mondo, essendo stata fondata nel 1244  da San Pietro Martire per compiere opere di Carità. In questi sette secoli e passa di storia, la sua missione si è notevolmente ampliata e anche la parte museale, nel corso dei secoli, si è arricchita di testimonianze e  tesori su cui è opportuno soffermarsi, perché  anche questo piccolo ‘scrigno’ fa parte a pieno titolo di quel grande patrimonio  culturale e di civiltà lasciatoci in eredità e che non consiste soltanto nelle grandi  e monumentali opere, ma anche nei piccoli gesti, nelle opere quotidiane, nell’arte che ad esse si sono ispirate.

Riaperto, nel 2016, in occasione del Giubileo, e completamente rinnovato, in questi anni, il Museo sta suscitando, attraverso varie iniziative, sempre  maggiore attenzione tanto da far segnare, nell’anno appena trascorso, 51 mila presenze. Ad attrarre l’interesse dei visitatori è da pochi giorni una piccola, esile e delicata mostra di particolare significato, dal titolo ‘Avevo fame.  Una mostra temporanea dedicata al ciclo delle Sette opere di Misericordia corporali: dar da mangiare agli assettati, da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i forestieri, visitare gli infermi, visitare i carcerati, seppellire i morti. Il primo è dedicato dunque a “dar da mangiare agli affamati”. Tema purtroppo, quanto mai attuale, tant’è che nella Mostra in questione è esposta una cesta contenente oggetti del Servizio Aiuto Alimentare, tuttora fornito a  500 famiglie, tramite una Card che può essere utilizzata fino ad una certa cifra nei Supermercati convenzionati per l’acquisto dei beni di cui necessitano. Ma quelli esposti nelle teche ed alle pareti, non parlano del presente, ma dell’opera meritoria svolta da questa Confraternita  fin dal Trecento. Sono atti d’archivio, 4 pannelli e 18 documenti inediti, nonché alcune foto storiche proiettatea ciclo continuano, che ci parlano di come fosse organizzata l’opera di cristiana solidarietà attraverso i secoli, per sfamare gli affamati.

Tra gli oggetti  esposti, troviamo l’edizione aggiornata di un volume  del 1779 opera di Placido Landini, contente la storia e le tradizioni della Misericordia,  stampe che riguardano il ciclo pittorico con gli episodi della vita di San Tobia, patriarca dei poveri e primo patrono della Misericordia, commissionato ai primi del ‘600 a vari artisti fiorentini, documenti del ‘Comitato Pane’ creato alla fine dell’800 e foto di varie epoche. Da notare che già dal Trecento erano stabiliti con regolarità stanziamenti per l’acquisto di cibo da distribuire agli indigenti, grano e pane in primis. Florentia allora era una città in espansione, dal punto di vista produttivo (lanifici, setifici, botteghe artistiche e artigiane) e si apprestava a raggiungere alti livelli di civiltà. E proprio per questo, in assenza di uno ‘stato sociale’, si erano create tante Confraternite per assistere i  poveri e i bisognosi di assistenza, nonché il trasporto dei feriti e dei morti.  

Fondamentale il contributo della Misericordia nei periodi più difficili della storia, come durante le calamità: epidemie ( le varie pestilenze, tra cui quella terribile del 1348 che dimezzò la popolazione), guerre e alluvioni, ultima di una lunga serie,  quella del 1966. A questa Mostra, che inaugura il ciclo ispirato alle Sette opere di misericordia, altre seguiranno. Ma essa fornisce l’occasione per ri-visitare con maggiore attenzione il Museo, che è stato ristrutturato e riorganizzato nel 2016, in occasione del Giubileo, al 4 piano dell’edificio che dalla seconda metà del ‘500 è sede principale della Confraternità, in un palazzo che le fu donato da Francesco I de’ Medici. Prima di quella data  le varie opere, dono di benefattori, erano dislocate  nella Sala Riunioni.  

Ma quali sono le opere più significative esposte in permanenza, che il visitatore può ammirare? Percorrendo il percorso accompagnati dal Direttore del Museo, Enrico Santini e da Rosanna Bari, preziosa guida, ammiriamo, fra gli 80 pezzi  ( dipinti, statue, arredi, oggetti)  che fanno bella mostra di sé, opere di Benedetto da Maiano ( in particolare un crocifisso ligneo), di Sano di Pietro, del Bachiaca,e di vari altri, compresi i contemporanei  Pietro Annigoni ed Elisabeth  Chaplin.

Ma fra quelli che più ci colpiscono, troviamo due  artisti caravaggeschi: Valentine de Boulogne ( bellissimo il Ritorno del figliol prodigo) e Dirk Van Baburen (Cristo fra i dottori ),  di notevole pregio una Croce stazionale della scuola del Giambologna e varie Madonne con bambino realizzate da artisti diversi, tra cui quella dipinta da Giovanni Antonio di Francesco Sogliani, dono del Granduca di Toscana Pietro Leopoldo. Quest’olio su tela dopo il restauro è  stato destinato al Metropolitan di New York e poi al Louvre.

Oltre al tema iconografico della Madonna con Bambino, ricorrono le immagini dei due protettori della Misericordia, San Sebastiano e Tobia. Il primo, ufficiale dell’esercito imperiale all’epoca di Diocleziano, convertitosi al cristianesimo, si distinse per il soccorso ai propri confratelli  perseguitati, nel sostentamento dei carcerati e nella sepoltura dei martiri; inoltre veniva spesso invocato  come protettore contro la peste.Tobia, invece, protagonista dell’omonimo libro della Bibbia, si contraddistinse per aver dato degna sepoltura ai fratelli ebrei durante l’esilio babilonese. Da segnalare anche di ottima fattura due busti di terracotta policroma di bottega robbiana, e vari oggetti di uso quotidiano come la tunica tradizionale, originariamente rossa, poi nera, dopo la “scissione” con l’opera del Bigallo che mantenne quella rossa, per diversificare le rispettive prestazioni fornite ai cittadini.  Da una trentina d’anni, la tunica nera, è stata dismessa, va detto che  incuteva una certa paura  poiché  il cappuccio copriva il volto lasciando visibili solo gli occhi, in quanto  il  bene doveva  essere esercitato in forma anonima.

Va detto tuttavia che quella tunica nera è stata utilizzata anche da gruppi di partigiani per il trasporto di feriti, armi e munizioni, sui carri-lettighe, per sfuggire ai controlli dei nazi-fascisti, durante la Resistenza. Nella Mostra sono esposti  alcuni elenchi di fornitori a cui il sodalizio si rivolgeva ( Simone oste, Mariotto pollaiolo, Domenico pizzicagnolo ecc. e l’elenco degli  alimenti  più richiesti: pane, cacio, pollo, carne, uova, vino e aceto, utilizzato come disinfettante.

Oggi, la Misericordia è dotata di nuove ambulanze, di una vasta rete e strutture di trasporto e assistenza, che conta  sull’apporto di circa 1200 volontari, inoltre, la Confratenita si è dotata anche di un Servizio di Protezione Civile. A testimonianza del peso sociale che il servizio è  andato assumendo,  sono circa un migliaio le  Misericordie nel mondo e 200 in Italia.  Dunque, “ la Misericordia” – dice il Provveditore Giovangualberto Basetti Sani – “racconta la storia della città di FirenzeDa sempre siamo a fianco dei bisognosi e delle istituzioni e con questa Mostra dal titolo ‘Avevo fame’, esprime l’attenzione verso i più bisognosi, testimoniata dai due punti di distribuzione gratuita delle “l’dodici ceste’ e dalla consegna di pacchi alimentari a domicilio, attraverso il servizio Aiuto Alimentare”.   “Poche Mostre come questa” – afferma l’assessore alla Cultura del Comune di Firenze Tommaso Sacchi – “riescono a tenere insieme questi due aspetti: la ricchezza umana di Firenze e l’eccellenza delle arti. Una piccola Mostra dunque, che parla al cuore ed alla mente, inducendo a riflettere  su uno degli aspetti inaccettabili e più contraddittori che il mondo sta attraversando, insieme al tema ecologico, quello della  fame nel mondo, anche nei paesi più industrializzati, prodotto di un sistema economico  basato sullo sfruttamento delle  risorse che devasta il pianeta e di un capitalismo selvaggio che lo stesso pensiero sociale della Chiesa respinge fermamente”.

E i dati  forniti dal rapporto Eurostat sono tutt’altro che incoraggianti: nell’ultimo decennio  la forbice tra ricchi e poveri (che includono vaste aree di ceti medi) si è ulteriormente allargata fino a raggiungere le 6,09 volte di differenza, mentre nel mondo i 26 individui più facoltosi del pianeta hanno un patrimonio pari a quello combinato di 3,8 miliardi di persone. Qui da noi, lo sosteneva il Presidente dell’INPS, Pasquale Tridico pochi giorni fa, nonostante gli effetti del Reddito di Cittadinanza, la povertà non è stata abolita. E’ il caso di dire, sull’esempio di Renzo Arbore, meditate gente, meditate.  

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