domenica, Agosto 9

Autostrade: volgare partita, da 23miliardi di euro, di Conte e politicanti vari Gli stellini, al tramonto, vogliono dimostrare che vincono loro, buttando a mare i Benetton, Renzi li difende, inventandosi motivi populisti, il PD, non sa che pesci pigliare e quindi gioca una partita a somma zero. Ma se il vero giocatore fosse l’avvocato del popolo?

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Dunque, a due anni, anzi, per l’esattezza, 47 mesi ad oggi -era il 14 agosto 2018, su Genova incombeva un temporale orribile e sull’Italia il Governo giallo-verde, quando il Morandi crollò- si conclude -sarebbe più corretto dire che inizia il secondo tempo- lo scontro tra il Governo -nel frattempo divenuto giallo-rosso- e Autostrade.
Dal mio punto di vista, dal punto di vista, cioè, di uno che poco o nulla capisce di economia e specialmente di azienda, lo svolgimento della vicenda Autostrade e Benetton mi lascia molto perplesso.

Sul piano etico, certamente, la rabbia per la caduta del ponte Morandi è tanta, e la sensazione netta che vi sia una grossa responsabilità da parte dell’Azienda è forte, anzi, fortissima. Ma, siccome credo di essere una persona moderatamente civile, che ha dato un’occhiata, e forse due, alla Costituzione italiana, ma anche e specialmente ai principi universali, sia in materia di diritti dell’uomo che in materia di etica dell’azienda, prima di giudicare voglio vedere bene i fatti. Anzi, per fortuna a me non spetta giudicare.
Ciò non toglie, e non intendo nasconderlo affatto, che, a suo tempo (e potete verificarlo qui, e tornandoci sopra anche  qui) espressi un giudizio molto negativo sulle urla scomposte di un certo poli-Ministro Luigi Di Maio, il cui comportamento fu allora e, se oggi ripetuto anche oggi da me giudicato più che improprio: volgare, violento e minaccioso. E, le minacce da chi ha il potere, in una democrazia dovrebbero fare paura. Che non vuol dire essere indifferente a ciò che è successo, né ritenere che non vi siano responsabilità.
Le responsabilità ci sono e sono molte e, ecco un altro punto dal quale non riesco a scostarmi, al solito diffuse: perché non fu valutato il rischio? come mai non vi furono segnali lanciati dai molti ‘esperti’ che avevano, prima del crollo, ‘visitato’ il ponte? perché gli organi di controllo non agirono? perché la richiesta di intervenire proprio su quel pilone fu approvata solo con due anni di ritardo? Eccetera, devo dire, perché certamente c’è e ci sarà altro.

È, se possibile, ancora più devastante per un Paese che aspira ad essere civile, il fatto che a tutto ciò si aggiunga, si debba aggiungere, che a due anni dal disastro, a ponte nuovo costruito eccetera, ancora manchi non dico una sentenza, ma l’inizio di un processo, ma che dico, almeno le conclusioni dei Pubblici Ministeri e dei periti. Nulla: qualche voce, qualche accenno sussurrato. Nulla. Eppure, è lo stesso Tribunale, quello che in poche ore decise di dilazionare la restituzione dei 49 milioni di Salvini, a 600.000 euri all’anno, uno scandalo!

E, infine, è assolutamente inammissibile in un Paese civile (sì, lo so, direte che infatti questo non lo è, ma io ci spero sempre, illuso) che sigiochi’ (perché questi politicanti, tutti, così si esprimono, ma specialmente pensano) su investimenti di miliardi di euro e su società quotate in borsa, che sono una ricchezza del Paese, perché non si occupano solo di autostrade, anzi, hanno molte altre attività (oltre i maglioni e magliette), che potrebbero a loro volta andare in malora, ma specialmente che sigiochisulla pelle di decine di migliaia di lavoratori che dipendono da quelle società, per non parlare dei cittadini che si troverebbero improvvisamente con strade dissestate ecc. Ma la cosa grossa, specie oggi, sono i lavoratori, sulla cui pelle, anzi, ignorandoli, si sta giocando una partita tutta -diciamocelo francamente- politica, cioè, mi correggo, tra politicanti.
Gli stellini, al tramonto, felici di avere parlato con Mario Draghi (la cosa mi sembra surreale, l’idea di Draghi che ‘parla’ con Giggino, confesso che supera la mia capacità di immaginazione), vogliono dimostrare che vincono loro, buttando a mare i Benetton, Matteo Renzi li difende inventandosi motivi populisti (i lavoratori eccetera … e chi ci crede!), il PD, al solito, non sa che pesci pigliare e quindi mai come oggi qualunque decisione sarà presa ‘malgrado’ il PD, che quindi gioca una partita, come si dice, a somma zero, dove il perdente è sempre lui. Bravi.

Ma poi, in questa vicenda -in sé molto brutta e molto contorta, che, lo ripeto, dura da quasi due anni tra messaggi, minacce, avvertimenti, messaggi trasversali del ‘mondo politico’ mai come in questo caso ambiguo e oscuro- è intervenuto più volte il cosiddettopremier’, l’avvocato del popolo, detto pochette, che ha lasciato capire, ma mai detto, tutto e il contrario di tutto. L’unica cosa chiara è stata che una qualche trattativa era in corso e che pochette ne era largamente al corrente, anzi, la conduceva.
E quindi, improvvisamente, mentre è in corso una trattativa molto difficile, e circolano voci (ovviamente interessate e quindi da non tenere in gran conto) su un inizio di intesa, che vedrebbe i Benetton lasciare la maggioranza della società, ma continuare a farne parte, arriva come una bomba (si fa per dire), la dichiarazione acida, pericolosa e scomposta di pochette. Acida per i toni sprezzanti e insultanti, scomposta perché improvvisa e tranchante, come si dice. Pericolosa perché aprirebbe un contenzioso infinito (nessuno rinuncerebbe ad una società di quel valore senza combattere) che potrebbe costare anche 23 miliardi, e che comunque lascerà una situazione in sospeso per anni, e figuriamoci alla fine come saranno le nostre autostrade! Pericolosissima perché sarebbe l’ennesima nazionalizzazione, dopo lo scandalo Alitalia e l’ancora più grave scandalo (e insuccesso da incapacità) dell’ILVA. Però, fino a Settembre (elezioni) nessuno ne parlerebbe più!

Conte-pochette vuole, dunque, la revoca! Fino a ieri ha detto che qualunque decisione sarebbe passata per il Consiglio dei Ministri (lui dice ‘cipiemme’), poi mette i piedi nel piatto, dopo due anni di tira e molla, e ‘anticipa’ il Consiglio.
Perché? Plagiato dagli stellini, o dopo una telefonata di Draghi? Mah.
Ripeto, non ci sarebbe nulla da ridire, ma la cosa è molto seria e non si può affrontare in questo modo infantile e irresponsabile … a meno che.
Già, a meno che … a me, come un lampo, è venuta in mente la faccia del Conte didascalico col ditino alzato che prende a pesci in faccia Salvini in Parlamento.
Con quel giochetto, molto poco accettabile, salvò la pelle (politica, ovviamente) e si candidò a continuare a fare il ‘premier’, cambiando totalmente maggioranza. Una giravolta da fare svenire Bolle. Fece cioè quel ‘gioco’ sporco e cinico (tipico, del resto, degli stellini) che tutti gli imputano, ma che permise agli stellini di impuntarsi sul suo rinnovo, dando un calcio negli stinchi a Di Maio, cui era stata promessa da Salvini la Presidenza del Consiglio. Non a caso, da allora, i rapporti tra i due sono diventati pessimi.
Chi sta cercando di fregare ora? il PD? magari cercando un accordo con Silvio Berlusconi attraverso Renzi? che è sull’orlo di una crisi isterica, visto che non si schioda dal 2 percento. Il prezzo potrebbe essere il mantenimento della attuale legge elettorale, che salverebbe Renzi e altri come lui, danneggerebbe il PD e permetterebbe a pochette di tornare da dove è venuto, e dove ha sempre battuto il suo cuore (si fa per dire): a destra.
Ma come? direte, immagini una cosa così turpe e torbida, sulla pelle dei morti del ponte di Genova? Sì: io ormai non ho più stupori.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.