sabato, Agosto 15

Autostrade: l’Europa ci guarda Il pomeriggio di Martedì costerà all’Italia dieci volte di più del terremoto in Irpinia! Merkel ha avvisato Conte, «sono molto curiosa di sapere come andrà il Consiglio dei Ministri domani», ha detto lunedì durante l’incontro, ma Conte non lo ha capito. Autostrade è un esame

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La cosa peggiore che possa fare uno che suppone di scrivere di cose attuali è dire ‘lo avevo detto’.
Oggi, intanto, dico che il pomeriggio di ieri, Martedì 14 luglio, il pomeriggio/notte di Autostrade, costerà all’Italia dieci volte di più del terremoto in Irpinia!

E veniamo al ‘che avevo detto’.
Lo avevo detto, e molte volte: che gliaiutieuropei sono fortemente (e giustamente) condizionati; che sono condizionati a cose concrete da fare, e che quindi sarebbe stato indispensabile che il nostro cosiddetto Governo mostrasse cosa vuole fare (stavo per dire ‘sa’ fare, ma mi viene da piangere); che il fondo di rinascita è, se possibile ed è possibile, molto, ma molto più condizionante del MES; e ciò perché già fin dal progetto iniziale (e lo ridicolizzai per quello, ricordate) il nostro caro pochette-avvocato-del-popolo- ‘premier’ pretendeva di avere un ‘anticipo’ (roba da matti o da magliari!) fin dall’inizio, dico, era previsto chiaramente che i fondi sarebbero stati dati in coerenza ed a seguito di progetti precisi e attendibili, dai quali potesse risultare una reale capacità (ripeto: capacità) del nostro Paese di ridiventare un Paese normale e affidabile; che vi sarebbero state molte anche volgari opposizioni da parte dei Paesi taccagni (non frugali), tipo quella di Sebastian Kurz, che addirittura scende a linguaggi da trivio nel silenzio della nostra ‘diplomazia’ … del resto in mano a Giggino; che una dellepreoccupazioniprincipali dei nostripartnerè il fatto che noi i soldi li prendiamo e li sprechiamo, e che da noi le tasse non si pagano; che, infine, il progetto delle signore Angela Merkel e Ursula von der Leyen, non solo non era teso adaiutarel’Italia, della quale criticavo l’atteggiamento di ‘mano tesa’ a ricevere ‘solidarietà’, ma era volto ad aiutare l’economia dei Paesi europei più forti e quindi dell’intera Europa, con o senza di noi. E cioè solo di quella Europa capace di seguire quel progetto tutto tedesco, che aveva come premessa logica il rovesciamento (ormai avvenuto) del progetto europeo: niente federazione o confederazione, ma cooperazione economica a guida e trazione tedesca, tanto più che le sole alternative alla Germania erano una Francia ormai alla canna del gas e l’Italia con pochette (ma già prima a dire il vero) ormai fuori gioco e che ad un suo ruolo propulsivo (non ridete: c’è stato e forte) non aveva solo rinunciato, ma non era in grado nemmeno di capirlo, anche a prescindere dai nostri provincialismi ‘sovranisti’ da cortile.

Questa lunga spatafiata, serve solo a dire che ciò che è accaduto nell’incontro amichevole tra pochette e la signora Merkel, non solo era perfettamente prevedibile, ma merita forse di essere spiegato meglio.

Sorvolo, sullo sguardo umidamente adorante di pochette alla signora Merkel, sempre con l’idea di mostrarle la sua collezione di autocertificazioni, ma non sui modi e sul tono di quest’ultima. Due cose, secche e durissime, ovviamente nascoste dalla propaganda del Governo e purtroppo dalla stampa sempre troppo ‘annuitrice’.
La signora Merkel, e non è frequente, inserisce nel suo discorso, una battuta al curaro, che temo Conte non abbia capito, non subito almeno. «L’arte consiste nel gettare pontiVolevo evitare di usare la parola autostrade, sono molto curiosa di sapere come andrà il Consiglio dei Ministri domani». La seconda parte di queste frasi, uno sbrego alle regole della diplomazia!, fa seguito ad una improvvidabattutadi Conte, che dice (credendo forse di essere acutamente spiritoso): «Dobbiamo servirci, più che di ponti, delle autostrade che già esistono fermo restando, e qui ritorno alla questione italiana, che se ci sono ponti, e questi ponti crollano, dobbiamo poter sanzionare chi è responsabile di questo crollo». Improvvida, e infantile, la battuta di Conte, non solo perché consente alla signora Merkel di inserire la sua durissima, stavo per dire sprezzante (‘aspetto il Consiglio dei Ministri’), ma specialmente perché cerca di giustificare senza esserne richiesto, le proprie iniziative, in toni e termini difensivi, e perciò infantili. Sei all’estero, discuti di cose di importanza enorme, che bisogno c’è di ‘fare lo zezo’ per fare vedere che decidi tu. Tanto più che, manco finisce la frase, che conclude dicendo che il Consiglio di Martedì sarà informativo: cioè ho sbandierato che Martedì sbatto la porta in faccia ai Benetton, e infatti non sbatto niente. E infatti si è visto!

Direte, direi in altre occasioni, uno scivolone diplomatico. Ma purtroppo non credo proprio che sia così: Conte non ha capito, non subito almeno, non che (come tutti dicono, secondo me una sciocchezza) la Germania vuole difendere gli investimenti tedeschi in Autostrade (figuriamoci, su’, alla fine sono quattro soldi) ma che la Germania, e con essa l’intera Europa (non solo i taccagni), valuterà il senso politico ed economico di questo Governo: valuterà, in altre parole, in che maniera l’Italia è in grado di agire da Paese moderno, visto che vuole tanti soldi. Cioè: non conta che i Benetton vengano messi sulla strada -come mostra con dubbio gusto, di un infantilismo unico, il foglio ufficiale degli stellini, dimenticando che nelle peste si troveranno semmai una decina di migliaia di lavoratori non certo i Benetton- conta di vedere e capire come, dopo due anni di chiacchiere, l’Italia affronterà e risolverà il problema, e quando.
È un esame, ma dubito assai che Conte o i suoi -e certamente gli stellini- abbiano capito. Quanto al PD, stendiamo un velo pietoso, anche se, almeno, dice ‘beh, ormai il guaio lo hai fatto, mo’ mantieni il punto e vediamo che succede’, lasciando a Renzi la difesa dei lavoratori!…ma che mangiano al Nazareno? pane e ciuccio? volpe no di certo! Colpisce, però, il giudizio terribile di Carlo De Benedetti su Conte, quando dice: «Quanto a Conte, basta il caso Autostrade per qualificare la sua nullità. E’ l’unico che ha beneficiato del Covid» … salvo, forse, Zaia e Bonaccini. Non mi auguro che lo faccia, ma io, di fronte a una frase del genere mi suiciderei!

Ma poi, l’Italia è sempre l’Italia, e, di fronte alla arrogante faccia tosta di pochette, due colpi al basso ventre: il primo dalla Ministra Paola De Micheli (una della quale ho detto più volte che è una delle poche teste pensanti nel Governo -e forse non solo- insieme a Roberto Gualtieri) che lascia che siscoprauna lettera di oltre quattro mesi fa a Conte per sollecitare una decisione, con l’indicazione di tutti i rischi di una revoca … e, secondo, guarda un po’, una relazione secca dell’Avvocatura di Stato che mette i puntini sulle i circa i rischi. E infine, ad aumentare la evidente serietà e affidabilità di questo ‘Governo’, Giggino (Ministro degli Esteri, non si sa di quale Paese!) va a parlare nellatana del lupocol lupo in persona, Gianni Mion, per ‘capire come stanno le cose’, che, tradotto in italiano, vuol dire, penso, per vedere come può tirare un bel calcione all’amato pochette. Questa è la nostra politica: una cosa vergognosa, da andarsi a nascondere sotto un mucchio di letame, e giusto quando mezzo mondo, dai taccagni alla signora Merkel, ci guarda per capire con chi hanno a che fare.
Il pomeriggio di Martedì costerà all’Italia dieci volte di più del terremoto in Irpinia!

Ma, tornando alla signora Merkel, il tema centrale dell’incontro è stato l’altro: il fondo di rinascita … Mentana & co. mi scuseranno, ma io quando posso uso la lingua italiana, che, finora, è una delle lingue ufficiali della UE, e quella che in genere parlano gli italiani.
Perché lì la signora Merkel è stata di una chiarezza adamantina e nemmeno tanto diplomatica. Primo ha fatto capire bene, ma proprio bene, che non è affatto detto che tutto si risolva Venerdì, anzi, che quasi certamente non si risolverà. Cioè, l’Italia sarà tenuta sott’occhio per almeno un altro mese, prima di decidere … ma di decidere cosa? di dare una certa quantità di soldi l’anno prossimo, in coerenza e in costanza delle riforme e delle iniziative economiche che l’Italia prenderà effettivamente.
Questa, forse, pochette l’ha capita. Alla durissima affermazione della signora Merkel che dice che approva il piano Michel (finanziamenti da decidere a maggioranza cioè salva contrarietà del 35% dei Paesi europei = paesi taccagni, che possono fermare tutto) per cui i fondi sono stanziati e versati se i progetti sono approvati, ma non dalla Commissione (altro e definitivo rovesciamento dell’idea europea, dove il centro del progetto era proprio il passaggio dagli Stati ad una amministrazione centrale europea), ma dal Consiglio a maggioranza, Conte ha squittito: «L’Italia è per criteri di spesa chiari, non stiamo chiedendo fondi per poterli usare in modo arbitrario: discrezionale , ma non arbitrario». Deprimente, no comment. E per di più, quei fondi potrebbero diventare 500 miliardi e non più 700.

E quindi, chiudo il cerchio aperto all’inizio, il progetto è ormai chiarissimo: l’Europa è solo una cooperazione economica fra Stati sovrani e uguali, dove vige la regola secondo cuicomandail più forte, che fissa la linea. L’Europa, finanzia per salvare il sistema aziendale, i brevetti, le innovazioni per portarli in Europa (cioè in Germania), il resto dell’Italia potrà restare la casa vacanze d’Europa, sostenuto e assistito dalla ‘solidarietà’ … e anche su questo ho scritto molte volte.

Ma il Governo, che si riunisce di nascosto a notte fonda, è sempre più preda, a quanto pare, di pulsionimoralistiche’ e preconcette, superficiali e approssimative, incompetenti, che ammutoliscono perfino il Quirinale, figuriamoci la signora Merkel.
La storia Autostrade è solo un esempio, ma altre situazioni sono in ebollizione, dall’ILVA alla follia oscura di Alitalia, per non parlare delle pensioni, del reddito di cittadinanza, della crisi delle nascite, delle migrazioni, dell’assenza dalla politica internazionale, della scuola allo sbando (su cui scriverò due parole domani) e una linea che sia una su tutto ciò non solo non si intravede al Governo, che ormai si riunisce solo per litigare e non decidere perché non sa cosa, ma anche nei partiti che lo sostengono, che poi ormai è il PD e basta, che, però, sembra in stato di stupefazione esteriore che nasconde una lotta interna mortale, tra politicanti di taglia a dir poco modesta se non trascurabile.
Sorvolo, solo perché il cuore non me lo consente, sull’umiliazione cui è sottoposto il nostro Paese per il modo in cui è gestito: siamo trattati da magliari, da ambianti spesso pessimi, ma … purtroppo non mi sento di dar loro torto.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.