sabato, Dicembre 14

Autonomie: il rovesciamento di Teano mentre il trono di Salvini vacilla Si sta discutendo una redistribuzione dei poteri dell’intero Paese, ma noi cittadini sappiamo solo degli insulti e delle diatribe. La Lega vera, quella del Nord va all’incasso: vuole i poteri in più che può, e poi cada pure il Governo e si faranno i conti con Salvini, che in un anno non ha ottenuto proprio nulla

0

Potrei dire che la saga continua, anzi, le saghe, ormai non si fa in tempo a finirne una che ne comincia un’altra. Tutte, lo vedremo fra un minuto, hanno in comune superficialità, sprezzo delle regole, arroganza e, naturalmente ma questo è implicito, volgarità.

Ieri accennavo alla lettera di Giuseppe Conte ai lombardo-veneti. Bene, la lettera, per fortuna questa volta molto breve, non dice proprio nulla di nulla, salvo parlare della difficoltà di fare le autonomie e la necessità (udite, udite) di rispettare le norme della Costituzione. Ma, come accennavo ieri, alla fine il tono non cambia: si deve trattare, negoziare, io tiro di qui tu tiri di là. A nessuno viene in mente che vi dovrebbe e potrebbe essere un disegno complessivo, razionale, unitario, coerente: cioè valido per tutta l’Italia, non solo per una parte di essa.

Un inciso, rivolto al professor Nicola Rossi, che parla di «secessione degli efficienti» e, meno male, dice le cose come stanno: ‘secessione’. Ma, la cosa non è così semplice, volesse il cielo che fosse così semplice, dire così vuol dire cadere in pieno nella trappola dei secessionisti. Affermare che «Non basta dire no all’autonomia sostenendo che avrebbe conseguenze pesanti nel Mezzogiorno» è verissimo, ma la risposta ai problemi del Sud, che sono millenari (sì, professor Rossi, millenari), non è la secessione del Nord. Questo, sarebbe il tema di discussione, non quanto a me e quanto a te, dove ‘te’ è il Sud (e il Centro) e quindi il ‘quanto’ sarebbe zero, come vorrebbero fare il bel Conte e … Giggino, che nemmeno sanno dov’è il Sud!

E dunque, sorvolerei sul fatto che la lettera, in qualche modo vorrebbe rispondere alla violenta levata di scudi dei Presidenti delle due Regioni: violente e volgari. Ormai questo ceto di politicanti conosce solo l’insulto e la volgarità. L’analisi, la valutazione, mai.

La frase che mi colpisce di più nella lettera, è questa: «Vi erano vari snodi politici, che richiedevano una condivisa ponderazione. Per questa ragione mi sono assunto la responsabilità di coordinare personalmente questi incontri». Il ‘premiersi guarda bene dal dire quali siano glisnodi’ politici; non lo dice né ai lombardo-veneti né, e questo è ancora più grave, a noi normali comuni non settentrionali, banali italiani.
Si sta discutendo una redistribuzione dei poteri dell’intero Paese, uno stravolgimento dell’impianto costituzionale, un rovesciamento di … Teano (sì lo so, loro pensano all’autogrill, tanto peggio!), ma noi cittadini sappiamo solo degli insulti e delle diatribe, ma su cosa vertano glisnodinon sarebbero cose che ci riguardano per Conte.
Sappiamo invece che il ‘premier’, si è ‘assunto personalmente la responsabilità’. Premesso che non vedo come avrebbe potuto assumersi quella responsabilità non ‘personalmente’, ci dice solo, ma facendoci intendere che il suo è poco meno che un atto di eroismo, che … fa il suo mestiere. Perché, parliamoci chiaro, lui, il professor Conte avvocato del popolo e non ‘premier’, è il Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica italiana e viene pagato per questo, proprio esattamente per questo.
Ma lo fa per «imprimere la spinta finale», sempre senza dirci su cosa si discute e perché ci siano difficoltà. Spinta finale? Verso che? verso chi?

Ma certo il significato politico di questo intervento è anche un altro, anzi, è solo un altro: quello di dare a vedere che è lui che agisce, che media, che c’è. E ciò, nella strana modalità della politica nostrana, ha complicazioni e significati nascosti assai importanti, sui quali la stampa e la politica italiane si affannano a discutere e valutare. Il tema non è che stanno facendo, ma: che avrà voluto dire, perché questo intervento, cerca di aiutare gli stellini o i leghini, siamo sull’orlo di una crisi?

Eccola lì, la domanda, stupenda, perché così si parla d’altro. Non si parla della riforma, non si dice, ad esempio, se (pare proprio di no) i surplus fiscali di quelle regioni andranno redistribuiti (come è sempre accaduto) a vantaggio delle Regioni meno ricche, e nemmeno se domani un professore di scuola o di Università sarà scelto sulla base della sua lombardovenezianità e, magari, delle sue simpatie leghiste. Perché, cari concittadini, i temi veri dei quali si discute, sono questi. Sarebbe opportuno che se ne parlasse chiaramente, ma non lo si fa.

E larispostasfrontata e arrogante del duo lombardo-veneto, non solo dimostra appieno la lontananza abissale delpremierdal tema, ma anche la reale volontà del duo, che gioca duro, citando a sproposito la Costituzione (che ‘permette’ autonomie, non afferma che ognuno che le vuole se le prende, lo ho scritto ieri) nell’intento di forzare la mano non solo a Conte, ma a Matteo Salvini.

Ciò premesso, state tranquilli: il Governo non cade, per ora. La trattativa continuerà sulla base di ‘questo a te quello a me’, i lombardo-veneti, non faranno cascare l’impasto della torta proprio alla fine: ci sarà meno farcitura, ma intanto si prende quello che si può. Anche quelli che loro, con insolenza, chiamano ‘pannicelli caldi’: intanto si prende quello che si può …

Ma dopo, ah dopo sì.
Perché una cosa è, a me pare, cambiata e cambiata assai. Il trono di Salvini vacilla e il colpo basso di Giancarlo Giorgetti del quale abbiamo detto ieri– ne è il fatto più evidente, insieme al linguaggio da trivio dei due Presidenti.
La Lega vera, quella del Nord (perfino ancora semi-secessionista o semplicemente secessionista) va all’incasso: vuole i poteri in più che può, e poi cada pure il Governo e si faranno i conti con Salvini, che in un anno, dal loro punto di vista almeno, non ha ottenuto proprio nulla, salvo alcune sceneggiate in materia di ‘sicurezza’, che fanno ridere i polli. E, in compenso, hanno dato una immagine di rozzezza e di incultura del Nord, che sarà difficile recuperare, per non parlare delle solite allusioni a ‘consensi’ oggi negati, ma espressi in privato, una sorta di Metropole sulle rive del Po.
Il ‘colpo di abilità’, se vogliamo chiamarlo così visto che si agisce sulla pelle del Paese, sta nel fatto che così non sarà stata la Lega a fare cadere il Governo, ma lo scontro tra i lombardo-veneti e gli stellini attraverso Conte. Abili? Forse, ma non so se abbiano fatto i conti con gli stellini che dal Governo non possono andare via, o li hanno fatti così bene che alla fine otterranno ciò che vogliono.

A mio parere, in altre parole: oggi siamo davvero più vicini alla crisi, e certamente il bel Conte ci ha messo del suo a farla accelerare.

Ora si farà qualcosa sulle autonomie, si passerà l’estate (è inevitabile), e, dopo avere fatto una finanziaria lacrime e sangue della quale dare la colpa agli stellini e a Tria-Conte, si andrà, dal punto di vista della Lega, all’incasso dei voti, con molto meno Salvini nel condimento.

Del resto, ormai, Salvini è ridotto ad un puro simulacro di rozzezza sempre più incontrollata e inconcludente.
Sembrerà forse strano a chi mi legge, ma gli insulti alla Carola Rackete infastidiscono perfino i lombardo-veneti. A parte l’osservazione sulla presenza o meno del reggiseno indosso a Carola, cosa che evidenzia allo spasimo il disprezzo maschilista, e l’odio e la paura maschile, di Salvini verso quella ragazza, in quanto donna, definirla una zecca non è tanto un insulto, ma un atto di autolesionismo: ditelo a Salvini se non lo sa, le zecche si infilano sotto pelle e scavano tranquille per conto loro, spesso senza che chi le ha se ne accorga, ma poi, molto spesso, sono mortali, anche toglierle può essere pericoloso.

Forse Salvini, ufficialmente, non lo sa come funzionano le zecche, ma Sigmund Freud insegnava (non che Salvini sappia chi sia stato, ma non importa) che spesso l’inconscio sa ciò che il conscio crede di non sapere. E chi sa che Salvini non senta che quella signora è la zecca che lo porterà alla morte, politica, ovviamente.

Vedremo, non occorre citare Flaiano per dire che, una volta di più, la situazione è grave ma non è seria: è proprio così, ma questa volta la situazione è più seria che grave.

Ci sarebbe poi da aggiungere qualcosa alle attuali volgarità, parlando del solito Matteo Renzi, che continua a cercare di non fare perdere il (pessimo) ricordo di sé e continua a tessere le sue tele incomprensibili, il cui unico scopo è fare ‘saltare’ Nicola Zingaretti, per tornare al tentativo di politica centrista, che ha già fatto danni enormi.
Anche qui azzardo una ipotesi, forse clamorosamente sbagliata. Ma ho l’impressione che Zingaretti sia un po’ meno pappamolla di quanto non lo si dipinga, e lui stesso non cerchi di schermirsi dipingendosi così. Non escludo, voglio dire, che abbia ascoltato lalezionedi Pier Luigi Bersani (sì proprio così, Bersani) di tornare al popolo e affrontarne le ansie. Che, caro Zingaretti, prescindono da Davide Faraone, chiunque egli sia, e sono tante, ma proprio tante, e vengono, come spesso accade (di nuovo Freud eh!), mascherate, ‘rimossemediante l’arroganza e la volgarità, ma specialmente l’apparente indifferenza, che nasconde, io temo, il terrore.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.