sabato, Settembre 19

Austria, presidenziali da rifare: ragioni e prospettive Si tornerà a votare fra settembre e ottobre. Come cambierà ora la campagna elettorale?

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Non ci sono stati brogli al secondo turno delle elezioni presidenziali austriache. O meglio, si può ritenere che non ce ne siano stati perché la Corte costituzionale austriaca non ha avuto bisogno di indagare in quella direzione. Per annullare, con una sentenza clamorosa ed inattesa, l’esito di quelle votazioni è stato sufficiente molto meno. E’ bastato stabilire che in 14 circoscrizioni elettorali su 22 i voti inviati in busta chiusa non sono stati scrutinati secondo le regole di garanzia previste. In altre parole, quei voti sono stati attribuiti fra alcune irregolarità procedurali, come ad esempio senza che all’apertura delle buste e poi al loro controllo fosse presente l’intera commissione elettorale, compresi i così detti rappresentanti di lista (che possono anche non essere designati dai partiti ma da associazioni pubbliche). Niente che non sia sempre successo, anche perché il sistema di scrutinio per i voti per posta prevede in effetti una serie di passaggi piuttosto lunga. Ma non si erano mai avute contestazioni perché mai era successo prima che fossero proprio i voti per posta a decidere dell’esito delle elezioni. Norbert Hofer, il candidato del partito di destra FPÖ, aveva vinto, sia pur di poco, le elezioni coi voti degli elettori fisicamente presentatisi alle urne, ma era poi stato raggiunto e superato dal rivale Alexander van der Bellen, ex dirigente del partito dei Verdi, grazie ai voti inviati per posta. Il divario finale era stato di 30.863 a favore di Van der Bellen, ma siccome le schede per posta irregolarmente scrutinate sono 77.926, la Corte costituzionale ha ritenuto che sussistesse il dubbio di una alterazione della volontà popolare. Fare rivotare solo i votanti per posta non era possibile, dato che le buste avrebbero dovuto essere riconsegnate alle stesse sezioni di maggio, il che avrebbe presupposto che nessuno dei votanti in questione avesse cambiato residenza.

Dunque si tornerà a votare fra settembre e ottobre. Il giorno esatto, che deve essere festivo, sarà deciso dal Governo. Questa sentenza della Corte costituzionale ha fatto seguito a una denuncia presentata dal segretario della FPÖ Heinz Christian Strache, una mossa che inizialmente lo stesso Hofer, il quale si era già congratulato pubblicamente con Van der Bellen, sembrava disapprovare. In effetti ben pochi credevano che si sarebbe arrivati ad un annullamento completo delle elezioni.

Non c’è dubbio che l’immagine dell’Austria esca un poco ammaccata dalla vicenda, ma dall’altro lato chiunque può apprezzare la serietà messa nel garantire l’elettorato perfino dal sospetto di broglio. Sembra così un eccesso di zelo l’idea avanzata dal Ministro degli interni austriaco di invitare osservatori dell’OSCE al terzo turno delle presidenziali, visto che normalmente l’intervento dell’OSCE avviene in situazioni di rischio per la democrazia o di insufficienze tecniche strutturali dell’apparato amministrativo, che non sembrano darsi nel caso austriaco.

Sia Van der Bellen che Hofer hanno ovviamente annunciato che si ripresenteranno agli elettori. Se in maggio i due non erano troppo distanti nei sondaggi, ma Van der Bellen conduceva piuttosto nettamente, questa volta ben pochi vorranno fare previsioni.

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