domenica, Luglio 21

Austria: l’Europa continua la sua virata a Destra Catalogna: la Spagna lancia l'ultimatum per il 19 ottobre. GB: Johnson torna ad attaccare le istituzioni Ue

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L’Austria ha votato per il suo nuovo Governo. Anche se i risultati non saranno definitivi prima del prossimo 19 ottobre, giorno in cui verranno completati gli scrutini dei voti dall’estero, l’esito appare ormai chiaro: la vittoria è andata allo Österreichische Volkspartei (ÖVP: Partito Popolare Austriaco) del trentunenne Sebastian Kurz.
Kurz sarà il più giovane Capo di Governo che il Paese abbia mai avuto ma ha già una non trascurabile esperienza politica all’interno del suo partito: nonostante non abbia portato a termine gli studi universitari in Legge, la sua militanza giovanile lo ha portato ad essere Ministro degli Esteri nel Governo di coalizione che, oggi, è giunto in prossimità del proprio termine.
Lo ÖVP, con il suo 31% circa delle preferenze, è riuscito ad intercettare le paure degli austriaci promuovendo politiche rigide sull’immigrazione e ostacolando, seppure in maniera meno ostruzionista di altri Paesi più ad oriente, il piano di ricollocamento dell’Unione Europea (Kurz è stato uno dei principali fautori della chiusura delle frontiere con l’Italia); d’altro canto, con la sua incredibile ascesa, lo ÖVP ha arginato la crescita del partito anti-europeista e xenofobo Freiheitliche Partei Österreichs (FPÖ: Partito della Libertà Austriaco) di Heinz-Crhistian Strache, che si è fermato al 27%. Grande sconfitto, il Sozialdemokratische Partei Österreichs (SPÖ: Partito Socialdemocratico d’Austria) del Primo Ministro uscente Christian Kern si ferma attorno al 26%, passando da primo a terzo partito.
A questo punto, la collaborazione tra socialdemocratici e popolari, che ha governato il Paese fino a questo momento, sarà probabilmente abbandonata (nonostante il SPÖ abbia fatto sapere di essere ancora disponibile ad un accordo per una larga coalizione) e lascerà il posto allo scenario di una possibile collaborazione tra ÖVP e FPÖ, con un netto spostamento a Destra dell’asse del Paese. Le paure alimentate dalla crisi economica e dal fenomeno delle migrazioni, unite al fascino di chi, in virtù della sua età, può facilmente promettere discontinuità rispetto al passato, hanno favorito molti casi simili nei Paesi UE: il caso più lampante è quello di Emmanuel Macron in Francia; ma, mentre Macron ha interpretato la personalizzazione della politica in maniera letterale, fondando un proprio movimento (En Marche!, ovvero In Marcia!, ma anche EM! come Emmanuel Macron), Kurz, con una manovra meno audace ma non meno efficace, ha trasformato a sua immagine e somiglianza il vecchio partito in cui ha cominciato la propria militanza.
In molti hanno immaginato che la vittoria di un membro della famiglia europea dei popolari avrebbe potuto favorire una più stretta collaborazione con la Germania del Cancelliere Angela Merkel. Il fatto che Kurz venga dalla parte meno europeista dell’area popolare e che, probabilmente, finirà per allearsi con l’Estrema Destra di FPÖ, ha portato la Merkel a dire di non ritenere l’Austria un valido modello da seguire: la frattura politica, a livello europeo, sembra sempre di più essere quella che divide gli europeisti dai nazionalisti.
Dalle istituzioni europee, il Presidente della Commissione, Jean-Claude Junker, ha fatto le proprie congratulazioni a Kurz auspicando, però, che questi si muova per portare alla formazione di un Governo filo-europeo. Grande soddisfazione è giunta da parte dell’Ungheria, capofila dei Paesi che si oppongono ad una vera integrazione europea.

Dopo la prima scadenza dell’ultimatum che il Governo spagnolo ha dato alle Autorità locali catalane, la situazione resta incerta. L’ultimatum chiedeva al Presidente della Generalitat de Catalunya, Carles Puigdemont, di chiarire in maniera definitiva il significato del proprio intervento dello scorso 10 ottobre in cui era parso dichiarare la Catalogna indipendente in maniera unilaterale, salvo poi proporre ulteriori negoziati. Il Primo Ministro spagnolo, Mariano Rajoy, prendendo atto della mancata risposta di Puigdemont, ha posticipato la scadenza dell’ultimatum alla mattina del prossimo 19 ottobre: se entro la scadenza non vi sarà una risposta, il Governo di Madrid non potrà far altro che applicare l’Articolo 155 della Costituzione Spagnola, ovvero, procederà a sospendere tutte le autonomie della Catalogna.

Al momento, da tutta l’Unione Europea (e non solo) arrivano esortazioni al dialogo, ma le posizioni delle due parti restano alquanto distanti: da un lato, la Spagna si dichiara pronta a dialogare solo a patto che non vi sia (e non vi sia stata) una reale dichiarazione di indipendenza; dall’altro, gli indipendentisti catalani, Puigdemont in testa, non sembrano avere una strategia evidente e, di fronte alle insistenze di chiarimenti che arrivano da Madrid, continuano a prendere tempo e a chiedere una mediazione internazionale.

Nel frattempo, la Procura Generale spagnola ha chiesto l’arresto per il comandante dei Mossos d’Esquadra (la polizia locale catalana), Josep Lluís Trapero, accusato di insurrezione. La decisione del Giudice è prevista per il tardo pomeriggio. Il destino del comandante dei Mossos potrebbe influenzare le scelte di Puigdemont: se, infatti, dovesse esserci una condanna, gli indipendentisti potrebbero avere un ‘martire della causa’ da esibire come prova della necessità di un definitivo distacco da Madrid; in caso contrario, d’altro canto, la cosa potrebbe essere vista o come un segno di buona volontà o, al contrario, come un segno di debolezza.

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