giovedì, Agosto 6

Austria, il terremoto politico field_506ffb1d3dbe2

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Se i due partiti che hanno dominato la scena politica austriaca dal 1945 ad oggi, e che ancora pochi anni fa controllavano insieme più dell’80% dei voti, hanno raccolto, nelle elezioni presidenziali di  domenica 24 aprile, un modesto 20%, -precisamente: 11,1 i popolari e 11,2 i socialdemocratici-, non è, per una volta, esagerato parlare di terremoto politico.

Dopo lo scrutinio dei voti arrivati per lettera conclusosi lunedì sera, a beneficiare del crollo dei due ex-grandi partiti, che non sono riusciti a portare i loro candidati al ballottaggio fissato per il 22 del mese prossimo, sono stati i liberali di destra della FPO, che hanno ottenuto, per il loro candidato, Norbert Hofer, il 35,1% dei voti, e l’indipendente Alexander Van der Bellen (come avevamo previsto) con un passato di militanza nel partito dei Verdi, arrivato al 21,3%. Quest’ultimo si aspettava un risultato migliore, data la forte sfiducia che da tempo si percepiva attorno ai partiti dell’establishment, ma aveva evidentemente sottovalutato le possibilità di un altro candidato indipendente, l’ex giudice costituzionale Irmgard Griss, che gli ha conteso fino alla fine il secondo posto per il ballottaggio, fermandosi al 18,9%.

Il clamoroso successo di Hofer al primo turno non gli assicura certo la vittoria finale, ma non sarà facile per Van der Bellen recuperare 14 punti di distacco.
L’ex-esponente verde si darà da fare in primo luogo per ridurre l’astensionismo. Domenica è andato a votare il 68,5% degli aventi diritto, nonostante la campagna elettorale sia stata molto combattuta e mediatizzata. Una maggiore percentuale al secondo turno dovrebbe avvantaggiare Van der Bellen che, da indipendente, può pescare voti in più direzioni. Tuttavia è probabile che l’astensionismo non sia solo frutto di pigrizia o disinteresse (come spesso piace credere) ma, in molti casi, anche di una precisa volontà, ed esprima, insomma, un preciso atto di sfiducia verso il sistema politico. In questo caso il recupero di elettori non sarebbe cosa che si possa realizzare in poche settimane. Van der Bellen potrebbe, in secondo luogo, approfittare del cordone sanitario che i partiti tradizionali stendono attorno a quella che chiamano la destraestrema’ o ‘populista’. Potrebbe, insomma, riprodursi in Austria quanto avvenuto in Francia a danno Marine Le Pen: tutti contro uno. Ma mentre i vertici del partito socialdemocratico, per bocca del Cancelliere Werner Faymann, si sono già schierati contro Hofer, i popolari hanno dichiarato di non voler pronunciarsi in favore di nessuno dei candidati ancora in lizza, e la Gris è incerta se farlo.

Infine, Van der Bellen trarrà forse beneficio dall’appoggio che gli verrà da Bruxelles e da altre capitali europee. Molte personalità internazionali dichiareranno che certi partiti di destra (fra cui l’FPÖ) non hanno la legittimità morale per governare e che quindi occorre non riconoscere ma neutralizzare i loro successi elettorali. Dichiarazioni di questo tipo troveranno certamente molto spazio nei media, ma non è escluso che possano suscitare, in una parte almeno dell’elettorato austriaco ancora indeciso, una reazione opposta a quella attesa.

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