venerdì, Novembre 15

Austria, fate un bel respiro Gregor Postl dell'Ambasciata austriaca ci porta dentro il padiglione-foresta

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Mancano oramai meno di due mesi alla fine di Expo e dopo un inizio a rallentatore ora il sito funziona a pieno regime e inghiotte ogni giorno una massa sterminata di visitatori, spesso oltre le 150 mila unità. Tutti i padiglioni hanno aggiustato il tiro rispetto a maggio, arricchendo gli allestimenti e spesso aggiungendo altri spazi per la vendita di cibo. E proprio a proposito dell’aumentata offerta di cibo, col pienone di questi giorni salta tristemente all’occhio che la maggior parte del pubblico intende l’Esposizione come un enorme mercato-ristorante a cielo aperto, dove zompettare tra un frullato esotico e un hamburger di coccodrillo.

I contenuti però non mancano e la stragrande maggioranza dei Paesi ha nei padiglioni ampi spazi dedicati a spiegare le peculiarità nazionali collegate ai temi di questa Expo. Quasi tutti hanno evidenziato la biodiversità florofaunistica, in tanti hanno parlato del clima (su tutti il padiglione colombiano basato sui cinque piani climatici) e altri hanno messo al centro la particolarità e l’importanza di certe coltivazioni (i grandi produttori di caffè o cacao) o di tecnologie autoctone. Su quest’ultimo punto, ad esempio, quasi tutto il padiglione di Israele è incentrato sull’irrigazione a goccia, tecnica innovativa che permette di coltivare praticamente in mezzo al deserto.

Ci sono quindi filoni comuni, alcuni abusati e altri di una certa originalità, che si ripetono nei padiglioni. C’è però un Paese, l’Austria nostra vicina di casa, che ha fatto del suo spazio espositivo un unicum qui a Milano, estraendo dal cilindro un argomento tanto ovvio e quasi scontato per un’Expo basata sul pianeta e i suoi frutti quanto incredibilmente assente. In molti hanno parlato di acqua, mettendo in risalto ora l’abbondanza ora la scarsità di una risorsa imprescindibile per la vita umana, ma nessuno ha pensato di mettere al centro del padiglione l’aria, un elemento forse ancora più vitale dell’acqua. Forte di un territorio ricoperto quasi per metà da alberi, Vienna ha invece riprodotto proprio al bordo del decumano una vera e propria foresta austriaca. La grande macchia verde di 560 metri quadrati produce ogni ora 62,5 chilogrammi di ossigeno, in grado di “sfamare” 1800 persone, e contemporaneamente assorbe ogni giorno 92 chilogrammi di anidride carbonica. Questi dati sono orgogliosamente sottoposti al visitatore, che comunque già si sta godendo i gradevoli odori resinosi della vegetazione e un brusco sbalzo termico rispetto al resto della piastra di Expo, con un’escursione media di 5-8 gradi.

Sembra incredibile, dicevamo, ma nessun altro Paese ha messo in primo piano il ruolo primario dell’aria sul pianeta, che l’Austria invece ha declinato sotto più aspetti; anzitutto, dal punto di vista globale. Il mantenimento di ampi polmoni verdi è difatti una precondizione assoluta per la sopravvivenza dell’umanità; e qui tornano alla mente le tante conferenze mondiali sul clima, i cui buoni propositi vengono poi puntualmente traditi dal tempo. Poi però l’onnipresente elemento aereo caratterizza anche una dimensione locale, collegata all’agricoltura e all’alimentazione, ed è qui che l’Austria sembra voler mettere l’accento: le foreste nazionali nel racconto del padiglione sembrano fungere da scrigno in cui custodire un’agricoltura in larga parte praticata con metodi biologici, e comunque contrassegnata da una riconosciuta alta qualità dei prodotti, sia dal punto di vista salutistico che della bontà in senso culinario.

Infine, la terza e ultima declinazione dell’aria, qui intesa come parte di un’auspicabile fusione tra natura e civiltà, tra paesaggio forestale e paesaggio urbano. Il progetto “Breathe.Austria”, firmato dall’architetto Klaus K. Loenjhart in collaborazione col Politecnico di Graz e l’Università viennese di Agraria, s’inserisce infatti in una più ampia concezione di città intelligente, dove la sostenibilità ambientale diventa un mezzo per lo sviluppo dell’agglomerato urbano e non una soluzione posticcia, presa in considerazione per non far crollare la qualità della vita o peggio per evitare in extremis l’annientamento di interi ecosistemi. La foresta come “tecnologia naturale” per città più efficienti: anche questa è Expo, grazie all’Austria.

Di tutto ciò, ma anche delle potenzialità commerciali dell’agroalimentare austriaco, abbiamo parlato con Gregor Postl, consigliere commerciale dell’Ambasciata austriaca in Italia.

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