venerdì, Agosto 14

Austria: con Kurz sempre più vicino al gruppo Visegrad Il commento di Matteo Villa, ricercatore presso l’Istituto di Studi Politici Internazionali (ISPI)

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L’Austria, tradizionale Stato cuscinetto nel cuore dell’Europa, è in bilico. La recente vittoria alle elezioni politiche austriache del partito di centrodestra guidato dal suo giovanissimo leader Sebastian Kurz potrebbe imprimere una netta ‘virata’ a destra della nazione austriaca, da sempre abituata a rivestire il prudente ruolo di mediatore fra le opposte istanze dell’Ovest e dell’Est europeo.

Secondo Matteo Villa, ricercatore presso l’Istituto di Studi Politici Internazionali (ISPI), Kurtz ha saputo costruire la sua vittoria “non solo grazie al il vantaggio della novità, ma anche perché ha saputo rivedere l’assetto del partito, pur non riformandolo totalmente, e ha impresso un deciso slittamento verso destra, puntando sul risentimento e sulle paure della popolazione, pescando così in quello che era il tradizionale bacino di voti della destra radicale“.

E a differenza di altri Stati europei nei quali i movimenti nazionalisti hanno saputo ottenere buoni risultati elettorali, rimanendo tuttavia al di fuori delle dinamiche del potere, in Austria lo schieramento di estrema destra, classificatosi terzo appena dietro ai socialdemocratici, avrà buone probabilità di entrare nella futura coalizione di governo. Uno scenario dall’esito imprevedibile che avvicina l’Austria, ancor di più di quanto sia già avvenuto negli ultimi anni, al cosiddetto gruppo di Visegrad, il club dei Paesi dell’Est europeo i quali, pur facendo parte della UE, ne criticano alcuni dei principi fondamentali proclamando la necessità di una chiusura totale delle frontiere e un irrigidimento delle politiche migratorie. Di questo gruppo fanno parte Ungheria, Polonia, Repubblica ceca e Slovacchia: l’ingresso a pieno titolo dell’Austria rischierebbe di sconvolgere ancor di più i già delicati equilibri europei in un Vecchio Continente nel quale uno spostamento generale verso derive nazionaliste è già in atto.

Ne parliamo proprio con Matteo Villa.

I risultati delle recenti elezioni austriache rischiano di avvicinare l’Austria alle posizioni sostenute dai Paesi del gruppo di Visegrad?

Negli ultimi due anni l’Austria si è già avvicinata al gruppo di Visegrad, pertanto, sia in caso di alleanza fra Kurz e il partito di estrema destra, sia in caso di riedizione della grande coalizione con i socialdemocratici, che allo stato attuale non sembra probabile, l’Austria non potrà che riallinearsi ancor di più sulle posizioni estreme sostenute dai membri di questo gruppo. Il Governo austriaco pertanto non guarderà più alla Germania di Angela Merkel come guida politica a cui ispirarsi, pur continuando a considerarla invece una guida dal punto di vista economico. Tuttavia, dal punto di vista delle politiche migratorie e securitarie, sicuramente l’Austria, essendosi già accostata a Visegrad, continuerà la sua opera di avvicinamento al gruppo. Negli ultimi due anni si  è passati da un’iniziale partecipazione dell’Austria alle politiche di ricollocamento  dei richiedenti asilo, segno di una condivisione degli ideali di apertura e collaborazione sostenuti in particolare dai Paesi dell’Europa occidentale, a una politica diametralmente opposta. In primo luogo abbiamo assistito alla chiusura della rotta balcanica, chiusura a cui l’Austria ha dato un contributo decisivo, con il conseguente sbarramento delle frontiere che ha provocato i sessantamila richiedenti asilo rimasti bloccati in Grecia. L’Austria è stata tra i primi paesi, insieme all’Ungheria, ad aver voluto chiudere la rotta e a riuscirci, costringendo prima la Germania e poi l’Europa a correre ai ripari per trovare una soluzione attraverso l’accordo di compromesso successivamente raggiunto con la Turchia.
Pertanto la virata a destra c’è stata e lo spostamento verso Visegrad è già in corso e non potrà non proseguire.

Se l’allineamento con il gruppo di Visegrad è già notevole, in che modo potrà aumentare?

L’accentuazione degli ideali securitari ed euroscettici è già in atto. Fortunatamente questo sta avvenendo con delle politiche più moderate rispetto ad altri paesi. L’anno scorso è stato imposto un limite all’accoglienza di richiedenti asilo nel paese, tale limite non è stato raggiungo perché la rotta balcanica al momento è chiusa, ma se si dovesse riaprire vi sarebbe un grande problema da affrontare. Anche la Germania ha affermato l’impossibilità di accogliere più di duecentomila persone, non si è parlato espressamente di limite ma il concetto in sostanza rimane lo stesso. Pertanto, su questo punto di vista si può dire che entrambi i Paesi hanno tenuto un approccio simile alla questione. Se dovesse invece esserci un cambio davvero radicale alla guida dell’Esecutivo austriaco, l’Austria perderebbe quello che è stato il suo tradizionale ruolo di mediatore fra istanze favorevoli all’accoglienza e istanze contrarie ad essa e si ritroverebbe ‘schiacciata’ sui Paesi di Visegrad, certamente le nazioni più ostili in materia di immigrazione. Non bisogna dimenticare che Kurz, quando è stato Ministro degli esteri in Austria, è stato fra i maggiori sostenitori della legge che vietava l’utilizzo del velo integrale in pubblico. Questo è un segnale importante da cogliere: certamente l’Austria non è l’Ungheria, non ha costruito un muro lungo il confine, però sta sostenendo sempre di più la linea contraria all’integrazione dei migranti nel proprio Paese.
In ogni caso  l’ondata di politiche securitarie sta coinvolgendo anche Stati al di fuori da Visegrad, quali la Danimarca e la Svezia. La Svezia, ad esempio, sta proponendo di ridurre a zero gli ingressi di richiedenti asilo la cui domanda non sia già stata presentata e discussa in un altro Pese extraeuropeo: una svolta epocale per una nazione come quella svedese che è certamente più moderata di tanti altri Paesi.

Questo avvicinamento come influenzerà gli equilibri europei fra il fronte maggiormente europeista e favorevole all’integrazione e il fronte più nazionalista ed euroscettico?

Io non credo  che l’Europa sia divisa attualmente fra un fronte europeista e un fronte euroscettico. Al contrario si sta assistendo attualmente ad uno spostamento generale verso  posizioni securitarie e nazionaliste. Qualora si dovesse avere Kurz come cancelliere affiancato da un vicecancelliere proveniente dal partito di estrema destra, si assisterebbe sicuramente ad un cambiamento importante dal punto di vista simbolico. Tuttavia, anche da parte dei Paesi dell’Europa occidentale si assiste ad un progressivo spostamento verso ideologie nazionaliste, persino il presidente francese Emmanuel Macron, che di facciata sostiene l’europeismo, si è mostrato piuttosto intransigente sulla questione dei migranti economici. Gli stessi Governi moderati degli Stati Europei sono spinti sempre più ad adottare politiche securitarie e anti-integrazione. Il primo segnale di questo generale capovolgimento di fronte è dato proprio dal voto in Austria, un Paese che ha sempre adottato un atteggiamento neutrale proponendosi spesso come mediatore fra le opposte esigenze dell’Ovest e dell’Est europeo e che adesso invece pende notevolmente verso quest’ultimo.

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