lunedì, Maggio 27

Attenzione al Glifosato

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Glifosato. Sarebbe? «Un erbicida totale (non selettivo)». Prodotto dalla multinazionale americana Monsanto e distribuito sul mercato come Roundup. Fino a qui nulla di strano. Al momento è il prodotto maggiormente utilizzato. Il fatto è che, da un paio di anni, è stata messa sotto accusa la sua probabile azione nociva (o meglio cancerogena) per la salute dell’uomo.

A settembre 2013, il parlamento di El Salvador lo ha messo al bando insieme ad altri 53 prodotti dell’agrochimica, una decisione resa esecutiva a partire dal 2015. A maggio 2015, il presidente dello Sri Lanka ha vietato l’uso e l’importazione del glifosato, con effetto immediato. Nello stesso mese, le Bermuda hanno deliberato un blocco temporaneo delle importazioni su tutti i nuovi ordini di erbicidi a base di glifosato, in attesa dei risultati della ricerca. In Europa ad aprile 2014 i Paesi Bassi hanno proibito la vendita a privati per uso casalingo. Nel giugno 2015, il ministro francese dell’ecologia ha chiesto ai vivai e ai centri di giardinaggi di vendere il glifosato non da scaffalature aperte: si tratta, tuttavia, di una semplice richiesta che non impedisce la vendita del prodotto in Francia.

Insomma a qualcuno è venuto il dubbio. Un anno fa il IARC ha pubblicato il «Monographs Volume 112: evaluation of five organophosphate insecticides and herbicides» e ha classificato la sostanza e fitofarmaci che la contengono come ‘probabile cancerogena per l’uomo’ inserendola nella categoria 2A. A novembre 2015, invece, l’EFSA, con una procedura che prevede una valutazione tecnica da parte di un ente di uno stato membro, in questo caso il BfR tedesco[13], ha concluso che «è improbabile che il glifosato costituisca un pericolo di cancerogenicità per l’uomo» e ne ha proposto «nuovi livelli di sicurezza che renderanno più severo il controllo dei residui di glifosato negli alimenti».

La valutazione dell’EFSA è stata criticata con una lettera a Vytenis Andriukaitis, commissario UE per la salute e la sicurezza alimentare, sottoscritta da 90 scienziati. Il direttore dell’EFSA, Bernhard Url, ha dichiarato che gli scienziati non avevano visto le prove, e stavano oltrepassando il dominio della scienza, rendendo loro critiche pubbliche. «Questo è il primo segno dell’era Facebook della scienza», ha detto. «Hai una valutazione scientifica, la metti in Facebook solo per contare quante persone hanno messo ‘mi piace’. Per noi, questo non è un modo di procedere. Produciamo un parere scientifico, che rappresentiamo, ma non possiamo prendere in considerazione se sarà piacevole o no»L’Unione Europe si è ritrovata in mezzo, anche perché proprio nel mese di marzo si stava discutendo, in Commissione, se rinnovare l’autorizzazione per l’utilizzo del glifosato che scade a giugno. La questione sarà di nuovo sul tavolo del prossimo Comitato europeo in programma il 18 e 19 maggio.

In Italia hanno detto ‘no’ i ministri Maurizio Martina, Beatrice Lorenzin e Gian Luca Galletti. Le organizzazioni agricole hanno messo invece le mani avanti: «In una situazione di forti importazioni low cost è necessario che l’eventuale divieto riguardi coerentemente anche l’ingresso in Italia e nell’Ue di prodotti stranieri con residui di glifosato», ha detto Coldiretti. Confagricoltura ha invitato alla prudenza. «Prima di togliere l’autorizzazione ad un erbicida come il glifosato servono certezze scientifiche, altrimenti si crea solo un danno ai produttori e all’ambiente».

In Europa e non solo, vige il principio che se un prodotto non è più che dimostrato che è innocuo, vale il principio di precauzione, di conseguenza s end dovrebbe impedire l’utilizzo. Nel caso del glifosato il principio di precauzione sembra che non sia utilizzato visto che l’IARC lo considera potenzialmente cancerogeno e continua ad essere venduto sul mercato.

In Europa si sta valutando se metterlo al bando oppure no. E’ chiaro che ci sono delle forti spinte affinché ne venga mantenuto l’utilizzo. Se l’Europa fosse coerente, seguendo il principio di precauzione, dovrebbe effettivamente metterlo al bando. Non sarebbe nemmeno da mettere in discussione questa scelta, a mio parere”. Fabio Balocco, avvocato ed ambientalista, non ha nessun dubbio sul fatto che bisogna stare molto attenti. “Il glifosato è utilizzato dappertutto in virtù del fatto che dietro c’è la Monsanto, che ha il monopolio e spinge affinché se ne faccia un grande utilizzo basandosi sul fatto che non sia pericoloso”, ci ha spiegato l’Avvocato. “Gli Stati Uniti sono, proporzionalmente, la nazione che usa maggiormente il glifosato. Ci sono dei Paesi che lo hanno messo al bando, come ad esempio il El Salvador nel Centro America. Hanno ritenuto che fosse effettivamente troppo pericoloso. A prescindere da tutto, il glifosato, non è così innocuo come la Monsanto lo vuole far apparire sulle confezioni di Roundup, che è il marchio con cui viene venduto. E’ sicuramente il fitofarmaco maggiormente utilizzato in scala mondiale. Finché il mercato sarà controllato dalle multinazionali ci sarà sempre questa tendenza, anche perché le politiche dei Governi vanno di conseguenza, non si mettono contro il grande capitale. Sarà un discorso marxista e superato però mi sembra che non si possa che aderire a questa tesi. Se non ci fossero queste spinte molto probabilmente si andrebbe in un’altra direzione. Si china il capo di fronte al capitale, nell’agricoltura come in tutti i campi”. Se poi pensiamo che in ballo c’è ancora il Ttip le domande, o meglio le preoccupazioni aumentano. “Con questo Trattato molto segreto, attorno al quale stanno lavorando, c’è il rischio che si metta al bando il glifosato e poi quello che è uscito dalla porta rientra dalla finestra, per usare  una metafora. La situazione mi sembra che non sia del tutto positiva”.

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