venerdì, Dicembre 13

Attentato a Londra, la Gran Bretagna rischia un nuovo ‘sette luglio’ Intervista a Denise Serangelo e Marco Serale, dell'Alpha Institute of Geopolitics and Intelligence

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Tragedia sfiorata stamattina a Londra, dove una bomba, verso le nove di mattina -ora italiana-, è esplosa a bordo di un treno della metropolitana, rischiando di provocare danni ben maggiori di quelli effettivamente riscontrati fino ad ora. Alcune delle vittime hanno subito ustioni, date dalla fiammata scaturita da un sacchetto da supermercato che conteneva l’ordigno – una rudimentale bomba dotata di timer. Alcuni testimoni hanno parlato di una «palla di fuoco», ma si ritiene che la detonazione vera e propria sia fallita: la polizia afferma che la bomba «non è completamente eplosa». Le ventidue vittime soccorse e portate in ospedale non presenterebbero ferite gravi. Il caos della fuga dei passeggeri dal treni, più che l’esplosione vera e propria, ha fatto danni e alimentato il panico: in molti non hanno neppure sentito l’eplosione, ma sono stati travolti e «calpestati», cosi ha dichiarto un testimone, dalla folla in fuga. Fuggitivo anche il colpevole: si sospetta di un uomo armato di coltello ora braccato dalle forze di Polizia.

Fonte: BBC

Fonte: BBC

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per Scotland Yard si è trattato di un ‘atto terroristico’. La polizia britannica ha immediatamente fatto evacuare la stazione di Parsons Green, e stamattina era impegnata a disinnescare un secondo ordigno inesploso. Scotland Yard invita anche tutti quelli in possesso di video o prove fotografiche a renderle disponibili alla Polizia sul sito ukpoliceimageappeal.co.uk. Vigili del fuoco e forze di sicurezza starebbero presidiando la zona. La Polizia ha anche deciso di posizionare più agenti sui mezzi di trasporto, considerati punti critici particolarmente a rischio. L’incidente di oggi sulla metropolitana ricorda quello di un decennio fa, quando i danni furono ben peggiori e tre bombe esplosero quasi simultaneamente a bordo di un treno della metropolitana londinese.

Sono giunte tempestivamente le dichiarazioni di Theresa May, che ha espresso la sua vicinanza e quella del Governo a tutti i pendolari coinvolti nell’accaduto, e di Sadiq Khan, il Sindaco di Londra, che ha dichiarato che Londra «non sarà mai intimidita o sconfitta dal terrorismo […] come ha già dimostrato più volte».

Abbiamo chiesto un parere a caldo sulla vicenda a Denise Serangelo, esperto militare per ‘L’Indro’ e responsabile del programma di ricerca Difesa e Sicurezza di Alpha Institute of Geopolitics and Intelligence.

Si è trattata della solita tattica da Lupo solitario, o le due bombe indicano la presenza di una cellula organizzata?

Organizzazione sicuramente. La metropolitana è un obbittiva decisamente sensibile. In generale, rappresenta un luogo affollato e difficilmente gestibile a livello di sicurezza, salvo per chi entra e per chi esce. Ovviamente tutti in metropolitana entriamo con qualcosa addosso: uno zaino, una valigetta.. dunque tutto ciò che è introdotto in metropolitana dovrebbe essere controllato, ma questo comporta una mole di lavoro esagerata, dunque difficilmente le stazioni della metropolitana e dei treni hanno un livello di sicurezza così importante.

Sicuramente il fatto di aver costruito una bomba e di non aver utilizzato per esempio un arma bianca, come un coltello, denota una certa familiarità con gli attentati, probabilmente è gente addestrata. Sicuramente è una cellula, perchè la costruzione di un ordigno, pur rudimentale, necessita di una certa logistica. La matrice però è ancora difficile da determinare.

Quanto sarebbe credibile una possibile rivendicazione da parte dell’ISIS?

Ora come ora lo stato islamico ha rivendicato una serie di attentati proprio per mascherare le lacune a livello sia strategico che tattico in medioriente ma anche in europa. Da ormai un paio d’anni a questa parte la strategia dello Stato Islamico in Europa non è ben chiara, e in più di un analista ritiene possibile che in realtà non ci sia più alcuna linea da seguire, soprattutto con la perdita di personalità strategiche e della linea di comando in Medioriente. Quello che noi abbiamo visto oggi a Londra rischia di essere semplicemente un puntino nel panorama dei tanti attentati che ci sono stati in Europa in questi anni. Come dicevo la matrice è abbastanza complicata da stabilire. Le bombe normalmente non vengono utilizzate dallo Stato Islamico, proprio perchè richiedono una preparazione abbastanza importante che molto spesso i radicalizzati in europa non hanno.Al Qaeda, invece, è la specialista della bombe. Bombe che però vanno tutte ‘a buon fine’. Al qaeda ha davvero pochi casi in cui le bombe non sono riuscite a esplodere. Dunque abbiamo una strategia simile a quella di al-Qaeda, dall’altra parte abbiamo invece un luogo che è normalmente tipico degli attacchi dello Stato Islamico, un luogo affollato (anche se in precedenza era già stato utilizzato da al-qaeda), e una tecnica molto rudimentale. In realtà la difficoltà di stabilire attraverso un’analisi tattica quella che è la matrice in questo caso crea veramente molta confusione.

Abbiamo parlato di quanto è problematica la messa in sicurezza di luoghi come una metropolitana, o un treno. Scotland Yard ha annunciato che avrebbe aumentato il numero degli agenti a bordo dei mezzi pubblici: quanto può essere utile, e quanto può invece risultare uno spreco di risorse?

Uno spreco di risorse sicuramente non lo è mai. Il discorso di aumentare il personale in luoghi sensibili, differenti dai soft target – luoghi quotidiani come bar o strade affollate – da una sicurezza soprattutto nella risposta immediatamente seguente l’attentato. Altrimenti si dovrebbe veramente avere la fortuna di avere uno o due agenti nelle vicinanze dell’attentatore – agenti che si devono rendere conto dell’attentatore, e immobilizzarlo prima che esso metta in pratica l’attentato. Ma affinchè tutto questo accada c’è effettiavmente bisogno di una serie di casualità veramente molto importanti. Non contano né il numero, né l’addestramento del personale: conta una serie di eventi abbastanza casuali. Quello che è importante sottolineare è che, più che da deterrenza, questa misura funziona nel momento in cui innanzitutto si ha una difficoltà maggiore nel mettere in pratica un attentato: più personale c’è, più, per esempio, è difficile fare sopraluoghi, piazzare ordigni in maniera preventiva, e tutta una serie di attività preliminari all’attentato. Ovviamente se si va in una piazza presidiata da più agenti è più facile che uno di questi si renda conto di un eventuale attentatore che sta facendo delle azioni sospette.

Questo ovviamente è più difficile in metropolitana, perchè chiunque può andare in giro con un borsone su un treno. Il discorso della prevenzione in realtà va a perdersi, ma va ad aquistare un significato abbastanza importante in termini di reazione all’attentato: avere più agenti per le strade significa dare subito una risposta concreta alla popolazione dopo l’attentato, che vede le istituzioni ovviamente più vicine. Da un senso di sicurezza anche l’impatto psicologico che si ha nel momento in cui si vede una forza di polizia, l’esercito, o comunque qualcuno che sta lavorando per la nostra sicurezza. Tendenzialmente questo rende la gente più serena, e dunque anche l’impatto psicologico di un attento diventa minore. Ora come ora tutte queste misure non funzionano perchè c’è una variabile talmente ampia di attentati che possono essere messi in pratica che ormai anche la presenza capillare di personale armato non ha un granchè di deterrenza.

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