giovedì, Luglio 2

Attacco terroristico contro il Rwanda. Primo atto di politica estera del generale Neva? 100 combattenti hanno attaccato il 27 giugno una caserma militare ruandese al confine con il Burundi. Il commando terroristico sarebbe stato composto da miliziani FDLR e soldati dell’Esercito regolare burundese. Il Burundi nega, ma pare la dimostrazione che il nuovo Presidente è guidato dai terroristi

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Durante il suo discorso di investitura alla Presidenza del Burundi (18 giugno 2020), il generale Neva, ovvero Evariste Ndayishimiye, aveva espresso la volontà di ripristinare le relazioni con il Paese gemello, il Rwanda, ponendo fine alla guerra fredda tra i due Paesi, iniziata dal suo predecessore Pierre Nkurunziza, nel 2015, con il supporto ai terroristi ruandesi FDLR, responsabili del genocidio del 1994. La riconciliazione con il Rwanda è inserita in un piano di riforme che prevede l’apertura del dialogo con l’opposizione interna, il ritorno dei rifugiati, ripresa della cooperazione con la comunità internazionale (in primis Unione Europea e Stati Uniti) e rilancio dell’economia.

Vari osservatori burundesi si sono chiesti se le intenzioni del Generale Ndayishimiye sono veramente genuine e se il suo mandato possa veramente far voltare pagina al Paese, trasformando il brutale e sanguinario regime dal suo interno, come alcune lobby cattoliche di destra europea e gli esperti della France Afrique affermano da almeno 4 mesi, tentando di convincere Stati Uniti e Unione Europea che rimangono al momento scettici e prudenti.
«Il Presidente Evariste Ndayishimiye rischia di scontrarsi con le reticenze da parte dei generali che mantengono in ostaggio il Burundi e che sostengono Evariste», dichiara Carina Tertsakian, ricercatrice presso l’Iniziativa per i diritti umani in Burundi. «Un Capo di Stato degno di questo nome deve essere libero di agire. Il suo partito detiene il potere e la sicurezza del Burundi. Non ha alcun pretesto per non promuovere le riforme che ha promesso», dichiara David Dusabe, avvocato a Bujumbura.

La nomina a Primo Ministro del generale Alain Guillaume Bunyoni e i posti chiave all’interno del nuovo Governo occupati dai generali più estremisti, assieme ad una retorica pseudo antiimperialista promossa dallo stesso generale Neva, che raffigura i Paesi occidentali come colonialisti, chiarendo che non desidera alcuna loro interferenza negli affari interni del Burundi, rappresentano segnali analizzati con viva preoccupazione dalla Casa Bianca e da Bruxelles.
Tutti i
generali nominati nel governo (Bunyoni compreso) sono indagati presso la Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità e sono nella black list americana, sanzionati ad personam. Sono, inoltre, strettamente legati alla milizia paramilitare Imbonerakure e ai terroristi ruandesi FDLR presenti in Burundi dal 2015.

Ogni dubbio sulle reali intenzioni del generale Neva si è dissipato dopo il primo atto di politica estera del nuovo Presidente del CNDD-FDD: l’attacco terroristico lanciato contro il Rwanda, sabato 27 giugno.

A darne notizia è il Ministero ruandese della Difesa, attraverso un comunicato stampa. 100 combattenti hanno attaccato verso le 00.20 del 27 giugno la caserma militare del settore Ruheru, nel distretto sud di Nyaruguru, al confine con il Burundi. Il comunicato stampa afferma che «aggressori non identificati provenienti dal Burundi hanno attaccato la posizione difensiva dell’Esercito ruandese. Dopo duri combattimenti, i reparti del Rwanda Defence Force sono riusciti a sconfiggere gli aggressori che si sono ritirati oltre la frontiera burundese, rifugiandosi all’interno della caserma dell’Esercito burundese di Gihisi, presso il comune di Bukinanya, provincia del Cibitoke, lasciando sul terreno quattro morti e varie attrezzature militari incluse armi e mezzi di comunicazione radio».

L’obiettivo dell’attacco era il Villaggio Modello di Yanze, che fa parte del piano urbanistico ed economico completato nell’ottobre 2016 dalle autorità di Kigali, teso ad offrire case dignitose, infrastrutture sanitarie e scolastiche e favorire le attività agricole e commerciali alle popolazioni che vivono in zone disagiate o a rischio di terrorismo. Questi villaggi modelli sono protetti dall’esercito ruandese. L’iniziativa, rientrante nel piano economico Rwanda Vision 2020, è stata promossa durante il meeting a Akagera del Governo ruandese avvenuto nel 2007.

Dall’analisi delle vittime e del materiale abbandonato (di cui ‘L’Indro’ ha ricevuto ampia documentazione fotografica) si è potuto ricostruire l’identità degli aggressori. Nonostante ufficialmente il Governo ruandese parla di «aggressori non identificati», fughe di notizie rivelano che il commando terroristico era composto da miliziani FDLR e soldati dell’Esercito regolare burundese. La composizione del commando terroristico sarebbe stata confermata dai tre miliziani catturati dalle forze armate ruandesi.

Il nuovo Governo del generale Neva, con estremo imbarazzo ha attuato una tattica difensiva assai contraddittoria. Da una parte un comunicato ufficiale delle FDNB (Forze di Difesa Nazionale del Burundi) nega ogni coinvolgimento nell’attacco terroristico avvenuto in Rwanda a solo 01 km dalla frontiera burundese. «Le forze armate burundesi affermano che le dichiarazioni fatte dal Governo ruandese sono infondate e false. Le FDNB negano le affermazioni fatte dal Ministero della Difesa del Rwanda attraverso una infamante campagna di disinformazione sui social media».
Dall’altra parte il regime hutupower di Gitega tenta di proporre una fantasiosa quanto surreale ricostruzione dell’attacco terroristico tramite un suo organo di propaganda (non ufficiale), ‘Burundi Forum’, noto per veicolare odio razziale contro la minoranza tutsi, idee di supremazia razziale e promotore della ‘soluzione finale’ di hitleriana memoria.
Secondo
tale ricostruzione dei fatti, proposta dal noto giornalista hutupower Kabura Nicodème, uno «sconosciuto» gruppo armato proveniente dal Congo avrebbe attaccato la caserma militare ruandese annientandola. Dopo la disfatta subita (che distruggerebbe il mito dell’invincibilità dell’Esercito ruandese) il Governo di Kigali avrebbe tentato di addossare la colpa al Burundi per perseguire la sua politica aggressiva e imperialista contro un Paese «democratico e pacifico».
L’articolo apre con una foto degli aggressori che in realtà è una foto di repertorio riguardante una compagnia di soldati ruandesi in marcia nei territori del Congo. Foto scattata nel 2009 durante la ribellione Banyarwanda del colonello Laurent Nkunda nel Nord Kivu. La documentazione fotografica e video fornita dalla autorità ruandesi e le testimonianze raccolte in loco chiariscono che la caserma militare non è stata annientata e l’attacco è stato respinto con la perdita di 2 soldati e altri 4 feriti.

Il portavoce dell’Esercito burundese, il colonnello Floribert Biyereke, afferma che: «Il territorio del Burundi non può essere un santuario per dei gruppi armati che disturbano la sicurezza dei Paesi confinanti». Un’affermazione smentita dalla realtà. Fin dal 2015 i terroristi ruandesi delle FDLR sono presenti in Burundi. Inizialmente come mercenari e dal 2017 come veri e propri alleati militari e politici del regime. Controllano la Polizia burundese, la Guardia Presidenziale e la milizia paramilitare Imbonerakure. Il loro peso politico è talmente strutturato e significativo da farli diventare i primi interlocutori del regime di Gitega, capaci di influenzare la politica interna ed estera, trasformando il Burundi in uno Stato Terroristico con l’obiettivo di distruggere il Rwanda e annientare la minoranza tutsi del Paese vicino.
Il gruppo terroristico ruandese ha sempre imposto a Pierre Nkurunziza la sua politica ostile al Rwanda, politica ribadita in una lettera ufficiale di congratulazioni per la vittoria elettorale (tramite frodi) del generale Evariste Ndayishimiye. A distanza di poche ore dai funerali di Stato del dittatore Nkurunziza, morto di Covid19, le FDLR hanno obbligato le forze armate burundesi a supportare un attacco terroristico contro il Rwanda. Oltre a dimostrare che sono in grado di imporre un preciso orientamento alla politica estera burundese, l’attacco serve anche per rafforzare l’unità interna del gruppo terroristico ruandese messa recentemente in discussione», afferma un osservatore esperto di sicurezza regionale.

Secondo le informazioni delle intelligence regionali e americana in Burundi vi sarebbero presenti anche altri gruppi terroristici ruandesi facenti parte della coalizione armata P5, che ha l’obiettivo di conquistare militarmente il Rwanda imponendo un stato monoetnico hutu. Gli altri gruppi terroristici operanti in Burundi e protetti dal regime di Gitega sono il FNL (Fronte Nazionale di Liberazione) e il RNC (Rwanda National Congress).

L’attacco di sabato scorso fa parte di un piano militare per la conquista del Rwanda (che prevede anche il genocidio dei tutsi ruandesi) supportato dal defunto Pierre Nkurunziza. Numerosi attacchi dal Burundi si sono verificati a partire dal 2016. Nel 2018 vari attacchi sono stati attuati dalle FDLR e miliziani Imbonerakure con il supporto delle forze armate burundesi. Nel maggio 2019 le esplosive rivelazioni del generale Sankara, comandante FDLR, catturato dai ruandesi, ha vanificato i piani di invasione del Rwanda di questo gruppo terroristico, attuati con il supporto del regime del Burundi e del Governo dell’Uganda.
Tra il gennaio e l’aprile del 2020 l’
Esercito burundese ha combattuto una guerra segreta in Congo, al fianco dei terroristi ruandesi FDLR, scontrandosi con l’Esercito congolese e quello ruandese. Una contromossa per fermare l’Operazione Corridoio Est voluta dai Presidenti Felix Tshisekedi e Paul Kagame per ripulire le province est del Congo dai terroristi. Un’operazione militare (Corridoio Est) di cui si sospetta un cambiamento di regime in Burundi come obiettivo finale.
Il coinvolgimento del regime burundese con i terroristi ruandesi era già noto nel dicembre 2018, quando un rapporto ONU dimostrò che gruppi terroristici antiRwanda operavano in Burundi, godendo della protezione e collaborazione del Governo burundese. Il rapporto dimostrava che il Burundi era diventato un hub di reclutamento e addestramento dei terroristi, oltre che a un Paese di transito per il traffico illegale di armi destinate alla coalizione militare P5 che destabilizzava anche il vicino Congo.

L’attacco terroristico delle FDLR di sabato scorso, attuato con la partecipazione delle forze armate burundesi, riapre la crisi tra i due Paesi gemelli e vanifica ogni sforzo regionale e internazionale per risolvere le tensioni ed evitare che dalla attuale guerra fredda si passi a quella reale.
Gli sforzi regionale e internazionali sono anche ostacolati dalla politica chiaramente espressa dal
generale Neva, che ha indicato che «il dialogo deve essere circoscritto alla cultura burundese. Senza interferenze della Comunità Internazionale». L’unica speranza per evitare il conflitto risiede nella responsabilità del Governo ruandese, teso alla integrazione sociale, etnica ed economica della Regione dei Grandi Laghi.

Per quanto riguarda il Burundi, il Presidente Evariste Ndayishimiye, deve prendere le distanze dai suoi compagni ‘generali’, Imbonerakure, FDLR e altri gruppi terroristici con cui il regime di Gitega ha fino ad ora collaborato, voltando radicalmente pagina nella politica interna ed estera del Burundi. Il generale Neva è famoso per essere un uomo di parola. Si ha il dubbio che la sua parola non sia stata data al popolo burundese, ma ai generali e ai terroristi che hanno reso possibile la sua ascesa alla Presidenza.

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