venerdì, Agosto 23

Attacco ai risparmi Alcuni recenti provvedimenti del Governo colpiranno ancora i cittadinii italiani

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La Legge di Stabilità annunciata in tv dal Primo Ministro Matteo Renzi e dal Ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan ha in serbo alcune amare sorprese per i risparmiatori italiani. Prima di esaminare queste misure controverse è bene soffermarsi sulla grandezza della manovra. Il Presidente del Consiglio ha ripetuto più volte che la manovra è di 36 miliardi di Euro (pari a ben 72 mila miliardi di Lire, una manovra ‘monstre’). In realtà è utile spiegare cosa significa manovra da 36 miliardi. Questo valore è il totale delle nuove uscite programmate dal Governo. Con le misure introdotte, se verranno approvate dal Parlamento così come sono state varate dal Consiglio dei Ministri, lo Stato intende spendere 36 miliardi in più nel 2015. Questi 36 miliardi di ulteriori uscite comprendono il famoso bonus di 80 euro (9,5 miliardi), l’eliminazione della componente lavoro dell’Irap (5 miliardi), nuovi stanziamenti per gli ammortizzatori sociali (1,5 miliardi), altre spese già previste dalla legislazione precedente (circa 7 miliardi) e altre voci che sommate tutte insieme portano al valore di 36 miliardi.

Ma nelle manovre di finanza pubblica si indicano le variazioni sia delle uscite che delle entrate. Dal lato delle entrate si prevede, invece, un totale di 25 miliardi di Euro. In questa somma rientrano i 15 miliardi di spending review, i 3,8 miliardi di ulteriore recupero di evasione, 1 miliardo in più dalla tassazione delle slot machine e 3,6 miliardi di ulteriori tasse sulle rendite finanziarie. Insieme ad altri  provvedimenti minori si giunge a 25 miliardi di Euro.

Emerge subito una discrasia: le uscite crescono di 36 miliardi, mentre le entrate di 25. Per molti mesi lo scontro tra Governo e oppositori, non solo parlamentari, ha riguardato le cosiddette coperture, cioè i fondi da trovare per poter effettuare le azioni di stimolo promesse. Il Governo, molto semplicemente, una parte di queste coperture non le ha (volute) trovare. Infatti, come annunciato nella Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza, il rapporto tra deficit e Pil salirà dal previsto 2,2% al 2,9%. Questo incremento dipende dal fatto che 11 miliardi di coperture non saranno trovate e la spesa aumenterà più di quanto aumenteranno le entrate (36 miliardi di uscite e 25 miliardi di entrate). Si tratta quindi, a voler essere precisi, di una manovra espansiva di circa 15 miliardi (11 di maggior deficit a cui si possono sommare i 3,8 miliardi di lotta all’evasione, che non sono un aumento di tassazione in senso stretto), e non di 18 o 36 miliardi. Questo è il primo punto da ricordare: non è una manovra che riduce le tasse di 36 o 18 miliardi. La differenza reale tra maggiori uscite e maggiori entrate è di 11 miliardi.

Spiegato ciò è utile far capire perché nel titolo dell’articolo si pone l’enfasi sui risparmi dei cittadini. Tra le misure varate dal Consiglio dei Ministri ve ne sono alcune che calcano la mano, ancora una volta, sui risparmi dei cittadini. Sembra quasi che il risparmio non sia più una virtù da preservare e sostenere. Si ricordi che già con alcuni provvedimenti dei precedenti Governi il risparmio dei cittadini era stato colpito dal legislatore. Per citare solo i più importanti: prima vi è stato un provvedimento del Governo presieduto dal Senatore Mario Monti che ha introdotto la cosiddetta patrimoniale sul risparmio; a seguire il Governo presieduto da Enrico Letta ha inasprito tale norma aumentando l’aliquota dei bolli; più recentemente il Governo in carica ha aumentato la tassazione sui proventi finanziari dal 20 al 26%. Inoltre con la Legge di Stabilità per il 2014 era stata dimezzata la detrazione per gli investimenti nelle Polizze Vita. Ogni forma di accantonamento, di investimento e di risparmio ha subito un incremento di tassazione negli ultimi anni: colpiti i conti correnti, i conti deposito, le azioni, le obbligazioni, i titoli di stato (su cui si paga il bollo introdotto da Monti e aumentato da Letta), le assicurazioni, i fondi di investimento. Le evidenze non lasciano dubbi: il risparmio in Italia non è più un valore.

E su questa scia si inseriscono anche i provvedimenti più recenti della Legge di Stabilità per il 2015. Nello specifico, tra le misure che colpiscono direttamente o indirettamente il risparmio rientrano la possibilità di avere il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) in busta paga, l’aumento della tassazione sui fondi pensione e la tassazione delle plusvalenze delle polizze vita incassate dagli eredi.

Per quel che riguarda il TFR in busta paga, esso ha un aspetto positivo per i lavoratori, che potranno ricevere un salario leggermente più elevato, ma ha tanti altri aspetti negativi che è bene sottolineare. In primo luogo, questo tipo di approccio, privilegia il consumo al risparmio: meglio avere i soldi subito disponibili affinché possano essere spesi che metterli da parte per il futuro. Anche questa è una mossa pro consumo e contro il risparmio. Su alcuni quotidiani si brinda a questa misura perché è bene che sia il cittadino a decidere come utilizzare i suoi soldi. Considerato il modo in cui spendono i soldi gli italiani e le loro scarsissime conoscenze in materia finanziaria, economica e previdenziale forse è bene che lo Stato continui a preservare l’essenza del TFR, a vantaggio soprattutto dei cittadini più deboli e con meno conoscenze.

Ma a ciò si aggiungono altri due aspetti non marginali. Se si ritira il TFR a fine carriera esso viene tassato con una aliquota agevolata, tra il 23 e il 26%. Chi deciderà di avere il TFR in busta paga se lo vedrà tassare con la sua aliquota Irpef e per chi guadagna più di 15.000 euro tale aliquota è già del 27%. Quindi, è vero che si avranno subito disponibili tali fondi, ma la tassazione su tali somme sarà più alta, avvantaggiando lo Stato. Sembra proprio un aumento delle tasse, fatto soprattutto sulle spalle di chi opterà per il TFR in busta paga spinto dalla necessità di avere un piccolo incremento di reddito. Ancora una volta si tratta di una misura che colpirà i più svantaggiati e i più sprovveduti.

Inoltre, tale misura svantaggerà le aziende, che non sono solite mettere fisicamente da parte il TFR dei lavoratori. Ciò significa che se i lavoratori opteranno per il TFR in busta paga le imprese saranno costrette ad indebitarsi con le banche per trovare i fondi necessari da versare ai lavoratori. E, infatti, già sono in corso contatti tra Governo e banche per creare delle linee di credito a bassi tassi di interesse. In pratica le banche daranno alle imprese i fondi da versare ai lavoratori e le imprese dovranno corrispondere alle banche probabilmente lo stesso tasso di interesse che esse riconoscevano sul TFR ai lavoratori (se sarà questo l’accordo finale). Forse per le imprese cambierà poco, ma si tratta pur sempre di un vantaggio per le banche, che incasseranno un po’ di interessi in più grazie ad una misura governativa.

Ma c’è un altro aspetto negativo, più macroeconomico. Con questa opzione è possibile che ancor meno lavoratori opteranno per il passaggio del TFR dalle imprese ai fondi pensione. È previsto che il lavoratore potrà far confluire il TFR in busta paga anche se aveva deciso di investirlo nei fondi pensione. Quindi, anche i fondi pensione, forma di risparmio-investimento tradizionalmente poco utilizzata dagli italiani rispetto ai lavoratori di altre nazioni, sarà nuovamente svantaggiata da un provvedimento governativo. Considerando che le pensioni dei lavoratori italiani saranno molto più basse in futuro, questa mossa è sicuramente sbagliata. Si incitano i cittadini a fare scelte sbagliate.

Ma il risparmio è attaccato anche da un’altra misura: l’aumento della tassazione sui fondi pensione. Infatti, l’investimento nei fondi pensione, proprio per la sua particolare natura, era fino ad ora particolarmente privilegiato dal punto di vista della tassazione. L’aliquota dell’11% sul rendimento conseguito sulla gestione previdenziale è stata innalzata all’11,5% qualche mese fa e ora è stata portata al 20%. Con questa operazione si va a colpire una forma di risparmio-investimento che è e sarà vitale per i cittadini, soprattutto per i più giovani. Infatti, sono i giovani con lavori intermittenti, con bassa e discontinua contribuzione, quelli che più hanno bisogno di costruirsi una forma di previdenza complementare a quella statale, visto che la pensione pubblica sarà per loro molto magra, se riusciranno ad ottenerla. Eppure, con questo aumento di tassazione si va a colpire proprio i risparmi dei lavoratori più previdenti, quelli che mettono da parte e investono per la loro vecchiaia consapevoli che lo Stato potrà dare loro solo una misera pensione (sempre che riescano a raggiungere le soglie utili ad averla). Inoltre, i lavoratori che fino ad ora hanno dirottato il TFR verso i fondi pensione, potrebbero decidere di interrompere tale contribuzione e farsi accreditare il TFR in busta paga anche alla luce di questo aumento della tassazione dei fondi pensione.

Dulcis in fundo, anche gli eredi beneficiari di una polizza vita ora vedranno tassate al 26% le plusvalenze. Sempre nella Legge di Stabilità varata dal Governo è previsto che gli eredi dovranno pagare le tasse sui guadagni formatisi nel corso del tempo, dal momento della sottoscrizione della polizza fino alla morte dell’assicurato. Fino ad ora, invece, vi era esenzione totale.

Come si nota, sono tre misure che colpiscono duramente il risparmio. E sembra strano che proprio in un Paese in cui lo Stato non riesce più ad aiutare i cittadini, se mai ci è riuscito, si penalizzino le persone più previdenti che risparmiano per garantire a loro stessi o agli eredi un po’ di sicurezza in più. Proprio quella sicurezza che lo Stato non è più in grado di garantire. Invece di sostenere queste forme virtuose di risparmio e, invece di aiutare i cittadini più accorti, si incentivano i consumi, disprezzando il valore del risparmio. Sarebbe opportuno che gli ultimi Presidenti del Consiglio e gli ultimi Ministri dell’Economia si ricordino di aver giurato di osservare lealmente la Costituzione. Infatti, pare che tutti abbiano dimenticato che nell’articolo 47 della Costituzione ci sono scritte queste parole: la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme.

 

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