domenica, Settembre 20

Asti Secco Docg: lo spumante che mira a conquistare i Millennials Festività 2017: il nuovo modo di brindare con aromi inconfondibili del bouquet dell’Asti secco raccontato da Giorgio Bosticco

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Il Consorzio per la Tutela dell’Asti Docg e la relativa denominazione compiono quest’anno 85 anni. Per tutto questo tempo si sono dedicati alla promozione, alla valorizzazione e alla tutela della denominazione composta dall’Asti in versione spumante dolce e dal Moscato d’Asti.

La differenza della spumantizzazione avviene in cantina, dove il Moscato d’Asti si presenta con una leggera rifermentazione e formazione di perlage (a 2,5 atmosfere di pressione), con una gradazione alcolica molto bassa (intorno ai 5-5,5% vol.) e un elevato residuo di zuccheri naturali dell’uva (circa 130 gr/litro). Questa è la versione più dolce in assoluto. L’ Asti tradizionale, invece, ha una gradazione alcolica di 7% vol. e un residuo zuccherino di 70 gr/litro. Quindi rimane nella categoria dolce, ma molto meno dolce rispetto al Moscato.

La gamma di quest’importante denominazione è stata ampliata con l’introduzione di una nuova tipologia di Asti: l’Asti Secco, che arricchisce il mondo degli spumanti secchi con il profumo unico e inimitabile del Moscato Bianco. Adesso, i numeri dell’Asti Secco – il cui debutto è avvenuto sul mercato lo scorso agosto – sono piuttosto contenuti: 600-700.000 bottiglie prodotte da 16 aziende.

Per comprendere le ragioni della modifica del Disciplinare dell’Asti Docg abbiamo intervistato Giorgio Bosticco, Direttore del Consorzio per la Tutela dell’Asti Docg, il quale ci ha spiegato che: “Ora, le tendenze di consumo del mercato italiano ed europeo si sono rivolte verso il gusto meno dolce. Senza perdere di vista il focus principale della nostra denominazione, che è quello di presidiare l’eccellenza degli spumanti dei vini dolci a livello mondiale, ci siamo innovati, avendo la fortuna di avere un vitigno che si presta – in modo direi quasi unico – nelle varie tipologie dei varietali in commercio e delle Docg, ad avere questa capacità di sapersi adattare ed esprimere le sue caratteristiche sia nella versione dolce, sia nella versione secca. L’elemento del nostro prodotto è, principalmente, dato da una forte carica di profumi aromatici che vanno dalla salvia, al rosmarino, all’albicocca, alla pesca. Questa caratteristica si ritrova anche nella versione secca che, rispetto alle due tipologie precedenti e dopo due anni di gestazione e di sperimentazione, rappresenta lo spumante con 11-11, 5% di alcol e con un residuo zuccherino di 17-18 gr/ litro. Il secondo punto che ci premeva risolvere era quello di evitare la confusione sul mercato da parte del consumatore, abituato a trovare l’Asti nella versione dolce sugli scaffali dei supermercati o nei ristoranti, dove la terminologia – riferita ai residui zuccherini – è scritta con caratteri molto piccoli in etichetta. La nostra preoccupazione era di inserire una versione – sempre con la denominazione Asti – con la differenziazione di terminologia solo con scritto ‘Secco’, premesso che la modifica del disciplinare permette di fare anche altre versioni che spaziano dal Demi-sec, all’Extra-sec o all’Extra-dry”.

Il Consorzio si è avvalso di una ricerca di mercato, commissionata alla GfK, piuttosto sostenuta in chiave quali-quantitativa, con la quale è stato individuato un questionario di domande da fare a 900 intervistati, selezionati tra consumatori abituali di spumanti, in genere. Di questi 900, una metà erano sul mercato tedesco e l’altra sul mercato italiano (suddivisi per classe di età, aspetti socio-economici, culturali, ecc.). “Da questa ricerca è emerso chiaro che un’evidente indicazione in etichetta del termine ‘Secco’, scritto in misura più grande come prevede il disciplinare, e non superiore alla scritta della denominazione Asti, era già sufficiente per comunicare l’informazione chiara d’identità differente dell’Asti Secco rispetto al Dolce”, aggiunge Bosticco.

Dopo la costituzione di un comitato tecnico-scientifico e un lavoro nell’area di ricerca in cantina, e dopo un anno di sperimentazione con le principali aziende, il Consorzio ha definito un protocollo che desse una linea comune a questo nuovo prodotto secco. Pertanto, ogni azienda può personalizzare il proprio Asti Secco, adottando delle lavorazioni di caratterizzazione individuale.

 

Sappiamo che le versioni dolci, specialmente l’Asti Spumante Docg, sono da sempre legate a momenti conviviali come brindisi e feste. Quali sono, invece, i motivi di differenziazione dell’Asti Secco Docg rispetto alle tipologie finora esistenti all’interno della denominazione? E qual è il target di consumatori a cui si rivolge?

Abbiamo riscontrato un elevato indice di gradimento del prodotto e compreso che va in parte a sostituirsi al consumo abituale di spumanti, con l’effetto di allargare la torta della categoria degli spumanti. Quindi, è un’integrazione aggiuntiva alle offerte già presenti sul mercato. In tal modo, si ringiovanisce il target di consumatori e lo s’intercetta nel mondo della mescita, dell’aperitivo e della convivialità a tutto pasto. E’ una bella opportunità, senza velleità di arrivare a produrre decine e decine di milioni di bottiglie, ma mantenendo la nostra dimensione di superficie vitata – contenuta a un’area circoscritta nel Sud del Piemonte (comprendente le province di Cuneo, Asti e Alessandria) – dove abbiamo 10.000 ettari con una potenzialità produttiva, secondo le annate, che può andare da 100 milioni a 110-120.000 di bottiglie. Oggi siamo a 85 milioni di bottiglie e stiamo veleggiando verso i 90 e, quindi, abbiamo ancora una potenzialità disponibile di 30 milioni di bottiglie. In questi 20 milioni ci sta la crescita dell’Asti Spumante, del Moscato d’Asti e dell’Asti Secco.

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