sabato, Agosto 15

Asteroidi, da rischio di distruzione a opportunità di ricchezza Questi corpi rocciosi, di disparata composizione, sono coperti di metalli preziosi. Per esempio, l’asteroide Eros è coperto di metalli rari, tra cui, platino lungo una superficie di circa 30 km

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La settimana scorsa con ‘L’Indroabbiamo trattato l’argomento degli asteroidi e della potenzialità di rischio che possono avere sulla Terra. Senza voler rinnegare l’assunto -ci mancherebbe!- che questi sassi vaganti sono una minaccia devastante per la sopravvivenza di specie animali e vegetali del nostro pianeta, può sicuramente affiancarsi una pari opportunità di prosperità e ricchezza.

Gli asteroidi sono corpi rocciosi di forma irregolare. Così come disparata è la loro composizione: metalli, roccia, acqua e composti del carbonio. Al momento ne sono state individuate diverse migliaia e sono mediamenteconcentrati nella fascia principale tra le orbite di Marte e di Giove.
Sono proprio le dimensioni straordinarie di Giove -110 volte più grande della Terra- il motivo per cui i corpuscoli restano vincolati alla sua attrazione gravitazionale senza essere incuneati dalla forza di gravità del Sole. Molti asteroidi sono stati classificati in gruppi e famiglie in base alle loro caratteristiche orbitali.

La tipologia è variegata e forse potremo dedicare un intero articolo alla loro affascinante descrizione. Quanto, invece, può interessarci in questo momento è l’opportunità che possono offrire.

Prendendo come riferimento gli asteroidi formati nel sistema solare, quelli vicini ai pianeti come la Terra e Marte, mostrano lo spettro dei minerali rocciosi mescolati col ferro, mentre quelli in prossimità di Giove tendono a essere scuri e rossastri.

Per quanto riguarda la struttura, è opinione scientifica ormai diffusa che accanto alla conformazione rocciosa, grazie agli strumenti di osservazione sempre più spinti, sia verosimile una composizione di carbonacei, contraddistinti da una dominante blu, o ad alta luminosità se predominanti di silicati di nichel, ferro e magnesio. L’elencazione è lunga. L’aver, tuttavia, accertato in quei corpuscoli la presenza di ferro quasi puro o di metalli nobili può rendere attraente uno studio dedicato e relative applicazioni.

Lontani da qualsiasi volontà di speculare un addottrinamento di mineralogia, va ricordato che le terre rare -oggi reperibili solo in alcune zone remote dell’Asia sono elementi preziosi per la realizzazione di componentistiche di avanguardia. Le regioni in cui si trovano i giacimenti sono la dispensa monopolistica di sostante che potrebbero realmente modificare l’intera economia del mondo.
Al
Lettore attento non sfuggirà il peso politico che avrà chi per primo riuscirà a sfruttare queste miniere a cielo aperto, sia per utilizzare i materiali sulla terra, che per fornire fabbriche appositamente costruite nel firmamento o su altri pianeti.

Ma certamente non è trascurabile considerare che lagrande difficoltà oggi è rappresentata dalla distanza astrale.

Secondo il volume ‘Come acchiappare un asteroide’, appena pubblicato da Adrian Fardate per Rizzoli, le opportunità sono quantizzabili e l’autore fa un esempio significativo: l’asteroide Eros è coperto di metalli rari. Noi sappiamo che il piccolo corpo celeste fu il primo ad essere visitato dalla sonda americana Near nel 2000, che ha riportato preziose informazioni, tra cui, la copertura di platino della superficie lunga circa 30 km.
Al di là del valore in gioielleria, il platino è un elemento indispensabile in molti settori industriali e la fornitura dallo spazio potrebbe rappresentare una risorsa di estrema attualitàper le industrie specializzate.
Questo richiamo pretende una riflessione. Perché, come è ovvio, l’argomento non è banalizzabile:
fino a che il costo dei lanci sarà commercialmente inavvicinabile, non vi sarebbe nessuna convenienza economica. Ma è pur vero che il mercato dei lanciatori sta subendo una forte inversione iniziata da Elon Musk a cui l’Europa ancora non ha saputo dar opportuna risposta– per cui, come ci ha insegnato la storia, il domani è molto più vicino di quello che appare.

E dunque riteniamo di affermare che la politica spaziale del nostro Paese, ne deve rafforzare la consapevolezza. Raccontare che l’Italia è stata la terza Nazione ad aver lanciato una sonda nello spazio (con uno Scout americano) è una storia ormai del passato, che non ha alcuna attinenza con la space economy, termine così dolce di suono ma non sempre pieno dei necessari contenuti.

Il prossimo anno, come abbiamo annunciato, una piccola realtà industriale che ci appartiene sarà in uno dei programmi più importanti della storia della ricerca scientifica. Un cubesat italiano imbarcato sulla missione americana DARTaggancerà una coppia di asteroidi, a dieci milioni di chilometri, per saggiarne i comportamenti durante l’esecuzione di alcuni esperimenti.
Dal nostro punto di osservazione
riteniamo che la nicchia dello spazio italiano prenda finalmente una sua impostazione basandosi sulla consapevolezza delle proprie potenzialità, strutturando un’architettura che dia risalto all’industria, senza però farsi dominare, specie se gli interessi datoriali rivestono più importanza fuori dai confini nazionali.

In questi mesi abbiamo visto un’attenzione da parte istituzionale per un settore affascinante e sicuramente complesso. Ma al Governo chiediamo la costruzione di una politica industriale il cui impianto sia costituito da interventi per orientare e controllare il processo di trasformazione strutturale. E cioè, come in altri settori, anche nello spazio l’industrializzazione deve svolgere la funzione di guida del meccanismo. Non sarà un intero consiglio a dover guidare queste scelte, ma un numero molto ristretto di competenti che possano dar vita alla trasformazione di idee in azioni. Questo è lo spirito di un governo di cambiamento.

È innegabile -al di là della crisi sanitaria che ancora morde- che lo sbilanciamento causato da un potere internazionale ha generato le maggiori fragilità. Pertanto, molte discrasie possono trovare ragione in scelte indipendenti di alleanze e di affrancamento a seconda delle convenienze nazionali e non delle singole parti.

Noi crediamo che sia possibile. E che possa pur essere prova di grande determinazione.

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