giovedì, Dicembre 12

Astana, l’opposizione siriana ad Assad rifiuta la mediazione della Russia 'Non ci fidiamo', e i leader dell'opposizione pretendono il patrocinio dell'ONU

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Si è concluso martedì 31 il colloquio di due giorni di Astana, il settimo nel lungo percorso di trattative nella capitale kazaka iniziato sotto consiglio turco e russo nel Gennaio 2017, e che dovrebbe portare alla fine definitiva della sanguinosa guerra civile in Siria.

Il tavolo delle contrattazioni è stato offerto dal Kazakistan, Paese per motivi storici, culturali ed economici vicino alla Russia, ma, almeno a sua detta, desideroso di offrire un contesto totalmente neutrale per condurre le trattative verso la pace e la stabilizzazione della tormentata regione.

Russia, Iran, Turchia, Siria (sia i rappresentanti del Governo di Damasco che parte dell’opposizione) hanno partecipato in colloqui bilaterali e multilaterali, mentre Stati Uniti e rappresentanti dell’ONU sono invitati ad assistere all’incontro.

Il sesto incontro si era concentrato sulla questione delle ‘de-escalation zone’, l’implementazione di aree pacificate essenziali per limitare i danni del conflitto ancora in corso. Nei due giorni dell’ultimo incontro, che ha avuto luogo poco dopo la riconquista di Raqqa dalle mani del morente Stato Islamico da parte di Curdi e altre forze sostenute dalla Coalizione USA, i temi sono stati quello del rilascio dei corpi e dei prigionieri di guerra, l’individuazione dei dispersi (“non sappiamo quanti siano ancora vivi, è una questione importantissima per ogni siriano”, hanno affermato i rappresentanti dell’opposizione), e la discussione di un piano di aiuti umanitari per il Paese.

Confermata la politica delle de-escalation zones, nella provincia di Idlib, a nord di Damasco, nelle enclavi di Talbiseh e Rastan, e al confine con la Giordania. Il cessate il fuoco in queste aree è stato celebrato anche dal Ministro degli Esteri kazako Kairat Abdrakhmanov, che ha indicato la «significativa riduzione della violenza a terra in Siria, come risultato delle misure prese per rafforzare e mantenere il ‘cessate il fuoco’, incluse le de-escalation areas e la creazione di zone di sicurezza».

Specialmente per quanto riguarda la questione dell’accordo politico e del futuro del Paese, la discussione è stata guidata dalla potenza ormai dominante nel medioriente siriano: la Russia. Alexander Lavrentyev, rappresentante di Mosca, si è detto fiducioso:«Assad ha confermato di essere pronto per la preparazione di una nuova costituzione e a nuove elezioni presidenziali e parlamentari».

L’assetto politico della Siria che verrà resta il ‘nodo gordiano’ delle trattative: i curdi chiedono indipendenza reclamando i territori occupati, e in molti si aspettando ormai un compromesso da parte di Assad almeno in senso federalista. È ormai da 9 mesi che la Russia tenta di stilare una nuova Costituzione per l’alleato mediorientale.

I vertici del Cremlino hanno ribadito ad Astana di esser pronti a ospitare a Sochi un vertice siriano inclusivo per permettere alle varie parti politiche del Paese di trovare un accordo. Un sonoro ‘no’ è però arrivato dalle opposizioni al Governo.«È un imbroglio dei russi», ha commentato Fateh Hassounnon ci fidiamo di loro, sono una parte in guerra e combattono per il Regime». Ahmad Ramadan, rappresentante della Coalizione Nazionale Siriana, gruppo di opposizione, si è rifiutato di partecipare a incontri non patrocinati dall’ONU. Al Jaafari, rappresentate del Governo siriano alle Nazioni Unite, si è invece dichiarato favorevole:«data la situazione al fronte e la diminuzione delle attività terroristiche è tempo di avere una conferenza del genere e siamo pronti a parteciparvi. Il forum si terrà in Russia. Pensiamo di poterci fidare della Russia, uno Stato amichevole».

Eppure nessuno, nemmeno i ‘vincitori’ Russia, Iran e, in parte, Turchia, sembra voler proseguire verso una soluzione militare del conflitto, stando alla dichiarazione congiunta dei partecipanti.

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