giovedì, Marzo 21

Asso 28: quel viaggio verso la Libia perseguibile dalla Corte Penale Internazionale L’Italia, come Stato della bandiera, è perseguibile dinanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo, alla Corte di Giustizia UE, alla Corte internazionale di giustizia

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Odio fare il grillo parlante e non lo sono, anche perché c’è chi lo fa e lo è per professione e per natura.

Torno, quindi, telegraficamente e da giurista (pessimo, sia chiaro) sull’episodio della Asso 28, la nave italiana -badate bene italiana- impegnata nel recupero di alcuni naufraghi in fuga -badate bene in fuga- dalla Libia, e chiamati a soccorrerli dalla Guardia Costiera libica o italiana, non si sa e non si saprà mai, ma, -badate bene-, non importa nulla in questo nostro ragionamento.

E dunque.

Primo. Chiunque, ripeto chiunque -lo dice il codice della navigazione che ho già citato in un precedente articolo- salga su una nave italiana è in territorio italiano, e, pertanto, a tutti gli effetti sottoposto alle leggi italiane, così come il comandante, l’armatore e l’equipaggio della nave italiana. E quindi, dato che la Costituzione italiana -che credo sia un documento di una certa importanza (o no?)- per non parlare della legislazione vigente, stabilisce che chiunque sia discriminato, maltrattato, imprigionato ingiustamente, ecc., nel Paese in cui vive (o si trova) ha diritto, -ripeto ‘diritto’-, ad essere accolto in Italia, vedasi l’articolo 10 della Costituzione italiana. Quindi, chiunque di quelli citati sopra ha l’obbligo, e se lo viola è perseguibile -non perché o se a qualcuno piaccia farlo, ma perché il nostro codice penale obbliga a perseguirlo. Poi, se i giudici sono distratti, gli va bene.

Secondo. Come ho già avuto modo di dire in precedenza, se una persona fugge da un Paese ha diritto di farlo, come è scritto a chiare lettere in numerose convenzioni internazionali (ratificate praticamente da tutti, salvo talvolta usa e Israele tra gli altri pochissimi) che, proprio in quanto tali, anche se non ratificate valgono per tutti i Paesi del mondo, tutti, e che per quanto riguarda l’Italia -con buona pace di Matteo Salvini e Danilo Toninelli e Luigi Di Maio e naturalmente del comico Beppe Grillo-, sono a tutti gli effetti legge italiana, anzi, addirittura una legge particolarmente garantita, tanto è vero che non è suscettibile di referendum abrogativo. Ragione per la quale, chiunque in Italia (e su una nave italiana si è in Italia!) deve rispettare e fare rispettare questa norma. Quindi, se una persona ha diritto di andare via, nessuno può legittimamente obbligarlo a tornare da dove fugge: può dirgli ‘qui no’, ma non può dirgli ‘vai là da dove vieni’. Chiaro? Legge italiana garantita (dovrebbe, almeno) dai funzionari, cioè dal Governo e dai funzionari cui non può essere imposto (Di Maio NON docet!) di violarla. Traetene le conclusioni.

Terzo. ‘Porto sicuro’ e ‘controllore del salvataggio’, non vuol dire che spetta al controllore stabilire in quale porto sbarcare i salvati, quando quelli sono fuggiti proprio da lì, avendone pieno diritto. Ragione per la quale, se la nave libica ‘soccorre’ quei naufraghi è comprensibile (anche se illecito) che li riporti in Libia, ma non è accettabile e incorre in una gravissima violazione della legge italiana l’italiano (e quindi la nave, il comandante, ecc.) che è perseguibile anche penalmente dalla legge italiana. E inoltre l’Italia, come Stato della bandiera, è responsabile di ciò che fa, sul piano del diritto internazionale. Cioè, è perseguibile dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo, alla Corte di Giustizia della UE, alla Corte internazionale di giustizia, e, inoltre, il comandante, l’armatore, ecc. della nave (Ministri inclusi) sono perseguibili dinanzi alla Corte Penale Internazionale, il cui Statuto è stato ratificato e, malamente, trasformato in legge italiana.

Poi ci sarebbe da parlare di umanità e di coscienza, ma ciò non compete ad un vile giurista. Ci penserà, magari, ‘il’ professore di diritto e premier.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.