lunedì, Agosto 10

Assistenza italiana in Niger: perché? Subordinati agli interessi francesi nel Paese o competitori della Francia nell'area? Tesi contrapposte circa le vere ragioni dell'interesse italiano per il Niger

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Dal 2016 il Governo italiano sta puntando sul Niger, una ex colonia francese, di fatto un protettorato della multinazionale dell’energia atomica AREVA che decide le sorti politiche ed è il principale fattore di sottosviluppo e povertà, imponendo un modello di economia unicamente orientato sull’estrazione ed esportazione di uranio.  «L’Africa subsahariana rappresenta una priorità della politica estera italiana ed è per questo che ho deciso di effettuare la prima missione del 2018 in Africa occidentale e Sahel per visitare il Niger, il Senegal e la Guinea. Con l’Africa abbiamo impostato un partenariato paritario a tutto campo, dalla cooperazione allo sviluppo a quella in materia di sicurezza, includendo gli investimenti e la gestione delle migrazioni. Questo nuovo approccio, rilanciato in via generale in occasione della Conferenza Italia-Africa del maggio 2016, prende forma anche in questi tre Paesi in forme visibili e concrete», ha dichiarato il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Angelino Alfano, in occasione della sua missione ufficiale di tre giorni nei tre Paesi dell’Africa occidentale.

Il Niger rientra nel programmazione triennale degli indirizzi strategici 2016 – 2018 della Cooperazione Italiana, ma solo nel dicembre 2017, improvvisamente, diventa il Paese prioritario in assoluto. Talmente strategico da dirottare  il 40% dei fondi di assistenza per l’Africa, come ha annunciato venerdì 5 gennaio il Ministro Alfano a Niamey, la capitale del Niger, in occasione dell’inaugurazione della prima Ambasciata Italiana nella regione del Sahel. I nuovi fondi promessi si aggiungono ai 50 milioni di euro stanziati nell’aprile 2016 e inseriti in un accordo siglato dal Governo italiano con il Presidente Mahamadou Issoufou.

Molti si stanno interrogando sulle ragioni che hanno spinto il Governo italiano a trasformare il Niger nel Paese prioritario, considerando che Paesi ben più ricchi e strategici per l’economia italiana sono stati abbandonati, privando agli imprenditori italiani di importanti e ricchissimi mercati. L’esempio tipico è la Repubblica Democratica del Congo, dove, fino al 2015, l’Italia godeva di una buona reputazione grazie a mirati interventi umanitari a forte impatto per il miglioramento della vita della popolazione e stimati dalla autorità. Improvvisamente le attività umanitarie di alto livello vengono abbandonate e gli interventi umanitari gestiti da un personale italiano che si limita a finanziare progetti di basso impatto sociale, affidati a ONG italiane presenti nella regione. Questo disimpegno italiano in un Paese complicato e instabile, ma pieno di risorse naturali non trova spiegazioni logiche, e le conseguenze sono state immediate, come per esempio l’esclusione di ENI nello sfruttamento del gas metano nel Lago Kivu, situato tra Congo e Rwanda.

L’impegno italiano in Niger secondo alcuni osservatori sarebbe improvvisato. La partecipazione di un contingente militare alla Coalizione Sahel (sottilmente contratastata da ONU e Stati Uniti) ha ricevuto pesanti critiche. «L’operazione rischia di vedere gli italiani relegati al ruolo di gregari o ascari di quella Francia che continua a essere il peggior rivale dell’Italia in Libia. Del resto l’operazione nasce all’insegna di un’ambiguità frutto in parte della retorica sulle missioni di pace e in parte dell’imminente scadenza elettorale», si legge in un articolo pubblicato lo scorso 27 dicembre da ‘Il Sole 24 Ore, quotidiano della Confindustria.

L’evidente opposizione di parte dell’imprenditoria e della finanza italiana si associa alle prudenza dello Stato Maggiore della Difesa, che di certo non si mostra entusiasta dell’avventura militare in Niger. Mentre il premier Paolo Gentiloni ha parlato più volte di azioni militari tese a sconfiggere i trafficanti di esseri umani e il terrorismo, lo Stato Maggiore chiarisce in un comunicato stampa che l’operazione militare italiana in Niger è tutta da definire.

L’intervento, richiesto dal Governo nigerino, qualora ricevesse l’approvazione del Parlamento, avrà un carattere limitato, coinvolgendo un massimo di 470 militari, non più di 250 ogni anno.  I militari italiani non parteciperanno a nessuna operazione offensiva o difensiva contro gruppi jihadisti e trafficanti, si limiterà a ruoli di addestramento militare per incrementare la capacità operativa delle forze nigerine, metterle in condizione di garantire la stabilità dell’area. Da considerare che dal 2014 Esercito e Polizia nigerini beneficiano di intensi addestramenti da parte di esperti militari francesi e americani.

La scelta dello Stato Maggiore di non impegnare i soldati in azioni di combattimento è giudicata ponderata. Lo scorso ottobre sette soldati americani e nigerini sono stati uccisi alla frontiera tra Niger e Mali in un attacco terroristico, attacco che ha rappresentato la sconfitta militare più importante registrata dall’Esercito americano impegnato nel Sahel dal 2012. Le difficoltà riscontrate dall’Esercito più potente dell’Occidente nella complicata e volatile situazione in Niger sono state sicuramente prese in considerazione dall’Esercito italiano. Dalla Somalia al Rwanda, dall’Algeria al Sahel la storia degli ultimi 60 anni dimostra che gli eserciti occidentali quando sono impiegati sul terreno nei teatri di guerra africani subiscono pesanti perdite e sconfitte, nonostante la tecnologia e la superiorità di fuoco a disposizione.

La decisione  annunciata dal Ministro Alfano di spostare il 40% dei fondi destinati all’Africa per la cooperazione con il Niger è stata presa il 1° febbraio 2017 e inserita nella Legge di Bilancio 2017 art. 1 comma 621 che riguarda appunto il Fondo per l’Africa. Una dotazione finanziaria di 200 milioni di euro aggiuntivi a quelli previsti per le attività ordinarie di cooperazione allo sviluppo. L’obiettivo è di avviare interventi straordinari volti a rilanciare il dialogo e la cooperazione con i Paesi africani di importanza prioritaria per le rotte migratorie. Il 75% di queste risorse è stato destinato a due soli Paesi: il Niger e la Libia, quindi il Ministro Alfano non ha annunciato un ulteriore stanziamento di fondi, come lascerebbe intendere il messaggio rivolto alle autorità nigerine, ha semplicemente ribadito impegni già presi un anno fa.

Lo stanziamento di fondi destinato al Niger è di 50 milioni di euro, fondi principalmente indirizzati a rafforzare le capacità militari. Si creeranno in Niger unità specializzate nel controllo delle frontiere. Verranno creati nuovi posti di frontiera fissa e ammodernati quelli già esistenti. A Dirkou, comune rurale del dipartimento di Bilma, nella regione di Agadez, dove passano le rotte migratorie, verrà creata una pista di atterraggio, per aumentare la mobilità delle forze di intervento nigerine, e un centro di accoglienza per immigrati che avrà la funzione di ‘accogliere’ gli immigrati clandestini intercettati dalle forze dell’ordine. I fondi sono inseriti nel contesto giuridico dell’Intesa Tecnica sancita tra Italia e Niger il 31 marzo 2017, che prevede un sostegno finanziario per ridurre il transito di migranti nella regione di Agadez e i flussi verso la Libia.

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