domenica, Marzo 24

Aspettando il Verrocchio, Maestro di Leonardo Al centro della Mostra che si apre a marzo a Palazzo Strozzi, il ‘Puttino col delfino’, capolavoro in bronzo sottoposto ad un delicato restauro finanziato dai Friends of Florence

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Le celebrazioni del 500 anniversario della morte di Leonardo, che coinvolgono varie città e musei,  aperte a Firenze con l’ esposizione nella Galleria degli Uffizi del ‘Codice Leicester‘,  avranno un seguito  a partire dal prossimo 9 marzo con un altro straordinario appuntamento:  quello con il Verrocchio i suoi precursori, gli artisti a lui contemporanei e, ovviamente,  i suoi discepoli, tra cui il giovane Leonardo, nella cui ‘bottega’ ebbe la sua formazione artistica. Sedi di questa esposizione Palazzo Strozzi (ove si è chiusa con un successo di pubblico impensabile  la Mostra su Marina Abramovic: 180,000 visitatori: un record) e  parte del Museo del Bargello. E anche in questo caso si rinnova  il rapporto collaborativo tra pubblico e privato, che è una delle linee di politica culturale perseguite a Firenze. “Verrocchio, il maestro di Leonardo’  è appunto il titolo di questa Mostra   che porrà a confronto capolavori di Andrea del Verrocchio con quelli di Desiderio da Settignano, Domenico del Ghirlandaio, Sandro Botticelli, Pietro Perugino, Bartolomeo della Gatta, Lorenzo di Credi, Leonardo da Vinci e altri.  Nel complesso, 120 opere:  dipinti, sculture e disegni. Curata da due tra i maggiori esperti del Quattrocento, Francesco Caglioti e Andrea De Marchi, la mostra costituisce la prima retrospettiva mai dedicata al Verrocchio e si  inserisce in una ricca rete di collaborazioni con musei e istituzioni di Firenze e del territorio, oltre che stranieri, che ha dato origine a un’importante campagna di restauri che permetterà al visitatore di ammirare molti capolavori, tornati a ‘nuovo splendore’. Tra questi, uno dei capolavori più ammirati e significativi è il  ‘Putto con Delfino‘,  che a Firenze chiamano semplicemente il Puttino,  attualmente in corso di restauro nella sala della Cancelleria di Palazzo Vecchio, sotto  lo sguardo vigile e curioso del busto ligneo di Niccolò Machiavelli.  

L’operazione di restauro avviene proprio nell’ufficio che avrebbe ospitato il grande Niccolò al tempo della Repubblica fiorentina dopo che il Savonarola ebbe conclusa sul rogo la singolare vicenda politica e delle cui veementi prediche – dicono gli storici – era un ‘ascoltatore impertinente’. All’epoca però ‘il Puttino’ realizzato  in bronzo tra il 1470-1475 circa, su incarico di Lorenzo il Magnifico, destinato   in un primo tempo alla villa medicea di Careggi,  già si trovava in Palazzo Vecchio, a mò di fontanella,  realizzata da Francesco del Tadda e Andrea di Polo al centro del primo cortile, oggi detto di Michelozzo, su progetto di Bartolomeo Ammannati e di Giorgio Vasari.  E’ là, nel cortile  che l’autore del Principe, La Mandragola, l’Arte della guerra ed altri  celebri scritti, l’ha visto e ammirato. Dunque, si può immaginare come una così lunga esposizione alle intemperie e agli agenti atmosferici possa aver danneggiato l’opera, considerata una delle più significative della sua produzione artistica.  «In quanto»  – sottolinea Serena Pini, curatrice del Museo di Palazzo Vecchio – «raffigura un fanciullo alato che, in bilico sopra una calotta sferica, stringe tra le braccia un pesce guizzante, è tra le opere più ammirate di Andrea del Verrocchio. Ispirato a modelli di epoca greco-romana e ai numerosi putti di Donatello e della sua cerchia. Unopera tarda di Verrocchio,  unica per la straordinaria capacità di rappresentare una figura in movimento nello spazio e infonderle vitalità e naturalezza che qui l’artista dimostra di avere maturato».

Nel corso dei secoli  questo fanciullo alato che stringe  in corsa il delfino era stato sottoposto a  interventi di ripulitura e restauri. «Ma questo è il primo intervento di tipo scientifico-conservativo che sia mai stato effettuato su questo bronzo» – spiega il restauratore  Nicola Salvioli, che agisce sotto l’Alta Sorveglianza di Jennifer Celani, funzionario per la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana – «e che si avvale di una vasta  campagna di indagini diagnostiche, di analisi scientifiche di vario genere, prevalentemente non invasive,  che permettono di calibrare e indirizzare l’intervento di pulitura, definire le tracce degli interventi precedenti e differenziarle tra loro e infine approfondire la conoscenza della tecnica esecutiva di Verrocchio, il cui studio costituisce uno degli obiettivi specifici di questo progetto di restauro. Si trattava di sanare complesse situazioni di degrado e svelare dettagli scultorei finora impercettibili». Il lavoro di restauro, iniziato nell’ottobre scorso, e che si svolge sotto lo sguardo dei visitatori di Palazzo Vecchio, si concluderà in tempo per la grande Mostra sul Verrocchio e il suo tempo. «I trattamenti finali» – assicura Salvioli – «consistenti in una leggera armonizzazione cromatica delle superfici e nell’applicazione di sostanze protettive per il bronzo, doneranno all’opera un aspetto più equilibrato e veritiero, salvaguardandone la conservazione della materia a lungo termine».

Ciò è  stato reso possibile  dalla Fondazione non-profit internazionale Friends of Florence, nata nel 1998  negli Stati Uniti  e che dal 2001 ha realizzato una serie infinita di progetti di restauro del patrimonio artistico di Firenze e  degli Uffizi. In questo caso il merito – sottolinea la Presidente Simonetta Brandolini d’Adda  – va ai nostri donatori Ellen e James Morton, «che hanno reso possibile questo restauro. Ringrazio il Comune di Firenze e la Fondazione Palazzo Strozzi per averci coinvolti nella salvaguardia e valorizzazione di un capolavoro così importante per la storia dell’arte e la cultura mondiali». ‘Il Puttino’, restituito  al suo antico splendore, sarà una delle attrazioni  della Mostra di Palazzo Strozzi che offrirà – è auspicabile -uno spaccato del clima e della temperie artistica e culturale di quella Firenze a cavallo tra il Quattrocento e Cinquecento, ove si realizzavano ‘Arti e scienze non udite e non vedute’,  una città che esercitava non solo un’egemonia politica ma anche un primato intellettuale ( si pensi all’Umanesimo e al Rinascimento) non inteso come monopolio, ma caratterizzato da una varietà e vivacità di espressioni e di esperimenti, in cui la partecipazione anche dei dotti alla vita civile,  era una  conquista  del pensiero, della civiltà, valida ancora oggi.  

La Mostra sul Verrocchio si presenta con un respiro internazionale, poiché  dopo raggiungerà anche Washington DC. Per il Puttino, sarà il secondo viaggio negli Usa come ‘messaggero di Firenze e della cultura nel mondo’ : la prima volta è stato nell’aprile del 1977, in occasione del viaggio  di una delegazione guidata dal Sindaco Elio Gabbuggiani  (il primo di una Giunta  di sinistra invitato negli States), durante il quale il Puttino, accompagnato  dall’allora Direttore degli Uffizi prof.Luciano Berti, fu esposto  a Detroit, per  l’inaugurazione del Reinassence Center.  Alla luce del boom di visitatori ottenuto  l’anno appena trascorso dai musei fiorentini ( primato italiano: 4 milioni e 131 mila visitatori nell’intero complesso delle Gallerie degli Uffizi, comprendente anche il giardino di Boboli e Pitti, di cui oltre 2 milioni nella principale galleria con un aumento del 6% di presenze, bene anche l’Accademia – 900 mila – e il Bargello e i musei comunali), c’è da prevedere anche quest’ anno un nuovo boom, dovuto a fattori generali ( aumento del turismo ) ma anche a scelte programmatiche e organizzative specifiche:  innanzitutto la qualità dell’offerta, volta a riequilibrare le presenze stagionali tra estate e inverno attraverso una continua varietà di proposte espositive, un nuovo sistema di accesso e di regolamentazione dei flussi, una offerta  complessiva della città (meeting, convegni, manifestazioni artistiche musicali e culturali ed economiche varie ) attraverso le quali Firenze tende sempre più ad aprirsi alle culture del mondo rafforzando il suo carattere cosmopolita.

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