giovedì, Ottobre 29

Asia, Crisi e le alternative field_506ffb1d3dbe2

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Che l’Asia sia il Continente di riferimento, in questo momento nel quale la Crisi Globale attanaglia il Pianeta, ormai è cosa nota anche ai non addetti ai lavori. Ma per chi ha interessi specifici e rilevanti nell’economia, nella finanza e soprattutto nel commercio, non trova risposte nitide e precise, in particolar modo in Italia, così ci si organizza un po’ alla spicciolata, individualmente, dirigendosi come novelli Marco Polo in terre orientali, sperimentando volta per volta il raggio d’azione potenziale. In realtà, in vista della costituzione di una vera e propria Unione degli Stati del Sud Est Asia entro il 2015, verificando la attuale relativa frenata dello sviluppo cinese, la ripresa apparente del Giappone, la stasi della Corea del Sud, le difficoltà nelle quali è incappata l’Indonesia, l’ascesa di mercati relativamente “nuovi” sulla scena internazionale, come accade con Vietnam ma più recentemente con Myanmar e Laos si ha un quadro complessivo alquanto frastagliato e complesso da decifrare.

Questo è esattamente il campo d’azione della Camera di Commercio Italo-Orientale che ha sede fisica a Bari ma che si rivolge fin dagli inizi della sua fondazione con uno sguardo rivolto ad Est. Ne parliamo con Antonio Barile, il suo attuale Presidente, impegnato nel coordinare le tante attività svolte all’interno della struttura da lui presieduta. Negli ultimi giorni, la CCIO è stata presente con una sua delegazione al Primo Nishinippon Business Forum, evento di promozione che ha visto protagonisti l’Italia e i suoi prodotti di qualità. In quest’occasione, la Camera di Commercio Italo Orientale, supportata dal suo Desk Giappone, ha organizzato a Fukuoka (Giappone) nella giornata dello scorso 5 dicembre la “Giornata dell’olio extra vergine di oliva”, in collaborazione con due delle principali catene di grandi magazzini e distributori giapponesi. Erano in bella mostra anche i prodotti pugliesi delle aziende associate alla CCIO che hanno deciso di aderire all’iniziativa, per le quali sono stati organizzati incontri BtoB, seminari e degustazioni con i buyers delle principali catene di distribuzione nazionale, Horeca, importatori e operatori di settore. L’attenzione ed il proprio operato, però, oggi volge sempre più a Oriente. Si tenga conto, ad esempio, che la Camera di Commercio Italo Orientale, la Camera di Commercio di Foggia e il CNA Bari, in collaborazione con il Taitra (Taiwan External Trade Development Council) hanno organizzano il workshop “Uno sguardo ad Est: le opportunità del mercato taiwanese. Nuove prospettive nel mercato del Far East per l’imprenditoria italiana” lo scorso 18 giugno ed ha partecipato alla HKTDC Food Expo, una importante manifestazione fieristica dedicata al settore agroalimentare che si è tenuta a Hong Kong dal 15 al 17 agosto 2013.

Il Made in Italy ha ancora una sua valenza sui mercati internazionali, in special modo in Oriente?

La Camera di Commercio Italo Orientale è aperta a tutti gli operatori ed Enti italiani e stranieri, interessati allo sviluppo dei rapporti di collaborazione e di interscambio sociale, culturale e commerciale tra l’Italia e i Paesi Orientali con particolare riferimento a quelli posti tra l’area balcanica e l’estremo Oriente. Allo stato attuale la Camera di Commercio Italo-Orientale ha accordi di collaborazione con Albania, Romania, Turchia, Macedonia, Corea del Sud, Lituania, Ungheria, Ucraina ed ovviamente anche con l’Università degli Studi di Bari, non solo perché insistiamo sullo stesso territorio e nella stessa città ma anche perché pure in ambito accademico vi è stato sempre un particolare interesse per l’Area balcanica e l’Oriente in generale, dato che questo è uno dei tratti fondativi di questo territorio e della sua Storia. Ecco, quindi, la rilevanza del nostro operato nell’ambito della promozione del Made in Italy, poiché nonostante vi siano stati vari tentativi nella storia recente del nostro Paese nel voler creare un marchio di riferimento che potesse armonizzare e omogeneizzare i contenuti delle proposte qualitative italiane all’estero, altrettanto spesso questi tentativi hanno avuto vita breve oppure molto difficoltosa. A fronte della caratteristica italiana dominante relativa al muoversi individualmente, magari liberando così un gradiente di libertà di movimento superiore sebbene aumenti anche la quota rischio, interveniamo come Camera di Commercio Italo-Orientale proprio per sondare unitamente ai soggetti che a noi si rivolgono, in modo tale che siano meno soli nel focalizzare aree di investimento, definire strategie commerciali d’azioni e così via. La fase di business planning, la conoscenza quanto più possibile delle propensioni locali, non solo squisitamente commerciali ma potremmo dire anche il contesto culturale di riferimento in loco inteso nella sua accezione più vasta, sono parte della strumentazione che mettiamo a disposizione dei nostri committenti. Tornando alla sua domanda, vi è di positivo che il Made in Italy all’estero è inteso come dotato di quella omogeneità al suo interno e quindi lì dove alla fonte questo non corrisponde al vero, per il destinatario è un fattore positivo e per il quale si riscontra ancor oggi un alto livello di appetibilità, il che ci avvantaggia non poco, rispetto alla concorrenza estera.

Dal suo punto di vista l’Asia ha finora proposto una idea “alternativa” in termini di risposta rispetto alla Crisi Globale?

Questo è uno di quei temi dove è possibile riscontrare il differente approccio culturale asiatico rispetto al dato reale, in questo caso, quella che si definisce crisi globale. Ad esempio, ad Oriente oggi si parla di sviluppo sostenibile lì dove la concorrenza certe volte spietata, come accade nel campo della conquista delle fonti di energia, ha lasciato sul terreno una dimensione “a macchia di leopardo” con zone a sviluppo fortemente avanzato, il Giappone per citare una Nazione a caso ed altre che invece sono rimaste parecchio indietro, soggiogate da una logica più planetaria, per la quale altre aree sono considerate solo come la “fabbrica del Mondo” come ha definito uno scrittore italiano la Cina: il Bangladesh, è una di queste Nazioni che hanno fatto finora fatica a svilupparsi, proprio perché la propria economia è stata fortemente eterodiretta da logiche multinazionali, piuttosto che da decisioni prese in proprio, per promulgazione attuata dal Governo Centrale nazionale; un altro settore è quello della forza lavoro, che viene volta per volta appaltata sia in loco sia decentrandola in altre parti del Pianeta: con le rimesse economiche sostengono il proprio popolo di provenienza spesso in maniera fondamentale ma quando si parla di sviluppo della propria Nazione, le variabili economiche che entrano in gioco sono di ordine superiore e non possono sottostare solo ai voleri delle multinazionali. Ecco, l’Asia –ovvero la parte più orientale del Continente Asiatico, oggi ragiona su temi che potrebbero sembrarci obsoleti ma si commetterebbe un errore grave, se si ragionasse così. Perché –tanto per citare un “caso” a noi vicino, basterebbe ricordare la questione dolorosa ed annosa dell’Ilva di Taranto per rendersi conto che parlare di “sviluppo sostenibile” in Occidente non sempre implica il riflettere e ragionare su cose superate oppure “obsolete”, dato che questioni similari sono presenti in varie zone dell’Unione Europea e già stiamo assumendoci altre gravose questioni come la gestione del tema “nucleare” nel caso in cui l’Ucraina entrasse definitivamente nel novero delle nazioni facenti parte dell’Unione Europea, non a caso i contrasti che si agitano nel corpo sociale stesso di quella Nazione e i suoi contrasti con la Grande Madre Russa sono oggi così accesi. Oleodotti, condotte di gas e produzione granaria sono fattori cui la Russia non vuole cedere troppo facilmente.

 

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