giovedì, Ottobre 29

Artemis: Farnesina soddisfatta, ma smemorata Manlio Di Stefano ha espresso grande soddisfazione per la firma degli accordi Artemis, quali esempio di space diplomacy, dimenticandosi dire che l’Italia da molto tempo è leader mondiale per i moduli abitati

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Il Sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano ha mostrato grande soddisfazione per la firma degli accordi Artemis, firmati dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Riccardo Fraccaro con il direttore della NASA Jim Bridenstine. «Un traguardo che rappresenta un tangibile passo in avanti a 50 anni dal primo sbarco sulla luna». Questo è quanto riportato da una nota della Farnesina, ieri, riguardo la partecipazione italiana al grande business che si realizzerà con gli Stati Uniti per l’esplorazione lunare.

Dal documento divulgato on line, il Ministero degli Esteri considera questo un atto di grande importanza per il futuro del settore spaziale italiano, perché consolida il posto dell’Italia in prima linea nel nuovo programma di esplorazione spaziale della NASA.

Artemis -lo ricordiamo- mira a portare donne e uomini sulla Luna entro il 2024, in vista della successiva esplorazione di Marte, e si basa opportunamente sulla cooperazione internazionale per favorire lo sfruttamento delle risorse dello spazio, con evidenti ripercussioni per le attività industriali dei paesi partecipanti.

Nel comunicato della diplomazia italiana viene poi ricordato che il nostro Paese e gli Stati Uniti collaborano nel settore spaziale dal 1964; altri tempi, aggiungiamo noi, e per questo ci piace ricordare che lo start del San Marco fu siglato per parte americana dal vicepresidente di Kennedy, Lyndon B. Johnson. E si trattò di un passaggio epocale per un’Italia che conservava ancora molti retaggi contadini, ma che aveva in sé la forza di un piano di collegamenti autostradali, la grande riunificazione della rete elettrica e telefonica, fondamenti per un proposito di sviluppo industriale che considerevolmente poi abbiamo vissuto.

Ora si parla di space economy e space diplomacy, qualipriorità per l’Italia: «Un formidabile strumento di relazioni tra Stati, con ripercussioni anche in campo politico e commerciale», ha detto il Sottosegretario Di Stefano, soddisfatto che «la nostra partecipazione al programma Artemis garantisce non solo il nostro posizionamento internazionale ma anche la nostra partecipazione in questa avventura dell’industria nazionale». E poi l’uomo di governo ha concluso: «Il risultato è stato possibile grazie a un solido coordinamento politico e diplomatico sia in Italia che negli Stati Uniti. Funzionari e diplomatici italiani hanno lavorato incessantemente, in stretta collaborazione con la Presidenza del Consiglio dei Ministri».
L’unica cosa che è mancata, almeno nelle note distribuite dalla Farnesina, è che l’Italia da molto tempo, prima almeno delle grandi fusioni avvenute in campo spaziale per le direttive europee che imposero le concentrazioni industriali attuali, è leader mondiale per i moduli abitati. Saranno questi uno dei primi propositi necessari per l’esplorazione della Luna. Un’esperienza consolidata con la realizzazione di molte parti della Stazione Spaziale Internazionale, tale da essere stata apprezzata e scelta nuovamente dagli Stati Uniti.
Se oggi l’Italia si propone come uno dei Paesi partner per le future missioni lunari, è proprio per una capacità tecnologica che viene da molto lontano. Fatta di un attento lavoro di formazione e di aggiornamento continuo attraverso aule universitarie, centri di ricerca, industrie sul territorio. Circa 200 aziende -secondo la Farnesina e il dato è credibile-, con 7.000 dipendenti e con un fatturato totale di 1,6 miliardi all’anno.

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