domenica, Luglio 5

Arte e scienza insieme contro la catastrofe climatica Successo del Live Talk con Tomas Saraceno, Stefano Mancuso e Lisa Signorelli per iniziativa della Fondazione Palazzo Strozzi. ‘Dall’antropocene all’Aerocene - Il rischio di altre epidemie’. Appello ad assumere l’ecologia come ‘grande questione sociale’ per salvare la terra

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All’euforia della riapertura dopo i due mesi di clausura da coronavirus, non hanno preso parte ieri, Giornata Internazionale dei Musei, alcuni dei maggiori e prestigiosi musei italiani (l’ Egizio di Torino, gli Uffizi e la Galleria dell’Accademia di Firenze la Galleria Borghese di Roma ed altri), mostrandosi i loro direttori più prudenti di certi frettolosi politici e amministratori  pubblici. Ma non per questo  sono rimasti inattivi: tutt’altro, ognuno di questi musei si sta riorganizzando per mettersi  nelle condizioni di massima sicurezza, e per poter  consolidare l’esperienza sperimentata durante la forzata chiusura, per abbinarla alla fase che sta per essere avviata: visite guidate on line, Mostre specifiche  dedicate ad alcuni percorsi, esame approfondito di certe opere (come han fatto gli Uffizi e Pitti),  biografia  con relativa storia del ritrovamento dei reperti  esposti nel Museo Egizio, sostituzione del vecchio con uno nuovo  impianto di climatizzazione, già programmato da gennaio per la Galleria dell’Accademia.

Se per quanto riguarda i musei citati, gli artisti parlano – e continueranno a farlo – attraverso le opere esposte, da Palazzo Strozzi, in Firenze, struttura aperta all’arte contemporanea, sono gli artisti stessi che hanno levato la loro voce, per parlare certo delle loro opere  ponendole però in stretta relazione col tempo che viviamo. Già  qualche mese fa all’inizio della crisi  pandemica, il cinese Ai Weiwei, Marina Abramovich e l’argentino Tomas Saraceno,  la cui Mostra aperta dal 22 febbraio era stata richiusa, avevano levato la loro voce per denunciare la crisi ecologica prodotta dal tipo di sviluppo e sfruttamento intensivo delle risorse, portato avanti  da un capitalismo aggressivo e  devastante.

In questi giorni, Tomas da Berlino ove si trova, è tornato a far sentire la sua voce, insieme a quella di due figure di spicco del mondo scientifico: la biologa  Lisa Signorile (in collegamento da Eindhoven) e il neurobiologo delle piante Stefano Mancuso, dell’Università di Firenze.  E lo ha fatto in streaming, in un Live Talk con il pubblico, promosso dal direttore della Fondazione Palazzo Strozzi Arturo Galansino. Ebbene, quell’incontro, è stato seguito da ben 10 mila persone.  In occasione dell’apertura della Mostra  l’artista – scienziato, come l’ha definito Mancuso, Tomas Saraceno, invitando a riflettere sulla figura del ragno e della sua tela, protagonista di molte sue opere, aveva dichiarato come ci trovassimo di fronte ad una importante crisi ecologica, definita la Sesta Estinzione di Massa: “emissioni di carbonio che riempiono l’aria e i nostri polmoni, radiazioni elettromagnetiche che avvolgono la Terra, scomparsa di aracnidi e  insetti che costituiscono il 95% delle specie animali, con conseguenze drammatiche per  gli  ecosistemi naturali, ecc.ecc. Insomma viviamo una fase che è definita Antropocene di fronte alla quale dobbiamo intervenire subito.

In aggiunta a a queste affermazioni Tomas ha mostrato l’esperimento di una mongolfiera  che si alza  con persone a bordo la quale seguendo le correnti d’aria compie un determinato percorso.  Quel pallone può arrivare ovunque. E’ un ‘volo di solidarietà’ che unisce 33 comunità  ed è il simbolo del suo interesse per i temi ambientali e per una ‘nuova era di solidarietà tra uomo e ambiente’ chiamata Aerocene. Quel pallone ha preso le vie del cielo, sollevandosi da un terreno  che un tempo era popolato dai nativi che, invece, le trivellazioni per l’estrazione del litio, minerale che serve per i  nostri smartphone e pc vari, hanno cacciato dal loro habitat naturale. Stessa sorte hanno subito altre popolazioni e parte del mondo animale. L’Aerocene è la sua utopia. Il suo sogno rappresentato da tre grandi sfere sospese in aria, nel cortile di Palazzo Strozzi, la cui installazione  – Thermodynamic Constellation –è rimasta esposta al pubblico, anche in questo periodo di clausura.

Che cos’è esattamente l’ Antropocene  lo spiega Stefano Mancuso:  è una parola che descrive un’era geologica. La nostra, che ha già cambiato il mondo. Noi tutti abbiamo presente la fine del Cretaceo a seguito della caduta sullo Yucatan del meteorite al quale è attribuita la scomparsa dei dinosauri. Ma questa specie, come le altre, non scomparvero  in un  giorno, come  ci racconta il cinema. No, l’estinzione dell’80% delle forme viventi avvenne nel corso di  milioni di anni, a seguito dei cambiamenti climatici prodotto da quel meteorite. Un evento catastrofico. Che cambiò la storia del mondo.  E oggi  ci troviamo in una fase tellurica in grado di   cambiare la storia del pianeta. In peggio. Oggi non si parla più di estinzione della specie in milioni di anni, ma in pochi anni!  Ecco cos’è  l’Antropocene.

E ciò sta avvenendo per responsabilità delle attività umane. Intere comunità che erano in equilibrio  con l’ambiente sono state cacciate per l’estrazione di vari minerali, dal petrolio al manganese al litio,  intere foreste sono state cancellate per coltivazioni intensive, annullate le biodiversità , ecc. Si calcola che negli ultimi 30-40 anni, a seguito di ciò il ‘salto di specie’ dagli animali all’uomo è aumentato in maniera significativa. Il  salto del virus dagli animali all’uomo si è triplicato. E quei virus devono trovare altri ospiti. Nel mondo si  è rotto l’equilibrio tra gli ecosistemi. Altro punto fondamentale – prosegue Mancuso – è la questione delle risorse, che è completamente fuori controllo. Riguarda l’acqua, il petrolio, manganese, fosforo,  semi, e tanto  altro. Consumiamo più risorse di più di quanto potremmo. C’è una data che si chiama Overshoot Day’, o Giorno del Sovrasfruttamento della Terra, ovvero la data oltre la quale la richiesta di risorse naturali dell’umanità supera la quantità di risorse che la Terra è in grado di generare nel corso dello stesso anno. Quest’anno è a luglio.

E nei mesi rimanenti cosa facciamo? Le prendiamo alle generazioni future. Che si troveranno ad avere sempre meno risorse per sopravvivere. E’ come quando aumentiamo il debito pubblico, lasciando ricadere  il peso su figli e nipoti. E’ il debito ecologico. Ma c’è un aspetto terrificante: sappiamo esattamente quando finiranno queste risorse: nei prossimi 30-50  anni. E sarà la fine della nostra tecnologia, della nostra civiltà. E’  da anni che gli  scienziati lo vanno dicendo, che continuiamo a dire: “guardate che c’è questo pericolo” ma siamo inascoltati. Perché l’uomo non è in grado d’immaginarsi un pericolo così grande in un tempo così piccolo. Pensa che tutto, anche dopo la pandemia, resterà così. Eppure questo virus ha dimostrato come siamo fragili. Ed è niente rispetto a ciò che provocheranno i cambiamenti dovuti al riscaldamento globale, se non cambieremo rapidamente. C’è bisogno di tutti, scienziati e artisti come Tomas,  cittadini per rendere evidente qual è il problema. E dobbiamo smettere di pensare che c’è un unico modo in cui possiamo fare le cose. Le cose si possono fare in maniera diversa. E non è vero che per mantenere  una presenza sostenibile dobbiamo tornare allo strato primitivo. Non è vero, perché una diversa tecnologia  è possibile.  Secondo la biologa Lisa Signorile,  l’aria non si vede, ma esiste ed ospita tante specie animali che si spostano da un ambiente all’altro, da un continente all’altro.

Non è un deserto, ma un posto molto popolato da piccoli animali spesso invisibili ad occhio nudo. Ma l’inquinamento atmosferico porta alla distruzione di tanti di questi microrganismi viventi e utilissimi, visibili solo al microscopio,  alla distruzione di ‘aeroplancton’ che ci rende più esposti alle radiazioni. Anche l’aria è un ecosistema a rischio. Tutti ne siamo a rischio, ma i più poveri e indifesi lo sono di più. E’ un’era  questa dell’  Antropocene,  definita anche Capitalocene con riferimento  al sistema economico sociale che genera questa catastrofe  che include le enormi disuguaglianze.Siamo tutti sulla stessa barca, ma non nella stessa  classe”,  aggiunge Galansino. E’ Mancuso a tirare le conclusioni: “Si può dire che l’aria non è uguale per tutti. A soffrire di più sono i più deboli, i poveri, gli anziani. L’ecologia è la più  grande questione sociale. Non è  cosa da intellettuali  o radical chic, è  la vera chiave della politica dei prossimi  anni.  E Ognuno, fin da ora, è chiamato a fare la sua parte. “ A noi, non resta che sottolineare che iniziative come questa, che vedono l’incontro tra arte e scienza, tra cultura e società,  sono  un buon moltiplicatore di quella che uno scienziato come Enzo Tiezzi , già 40 anni fa, chiamava ‘coscienza di specie

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