sabato, Dicembre 14

Arrivano i dazi Usa: Messico e Ue alzano la voce Assad: 'Non ci sono truppe iraniane in Siria'. Nicaragua, almeno 11 morti alla marcia di Managua

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I dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio da Ue, Canada e Messico scatteranno dalla mezzanotte di Washington. Ad annunciarlo il segretario al commercio Usa Wilbur Ross. Una decisione che era nell’aria ma che ha scatenato la decisa replica dell’Europa. «Siamo pronti a far fronte a qualsiasi tipo di scenario e a difendere gli interessi Ue e il diritto commerciale internazionale», fa sapere il portavoce della Commissione europea Margaritis Schinas, mentre in merito ai dazi il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker ha affermato: «Questo è protezionismo puro e semplice, gli Usa non ci lasciano nessun’altra scelta che l’imposizione di contromisure. Abbiamo fatto tutto il possibile per evitare questo esito ma gli Usa hanno voluto usare la minaccia delle restrizioni commerciali come leva per ottenere concessioni dall’Ue, questo non è il modo in cui noi facciamo affari, e certamente non tra partner, amici e alleati di lunga data. E’ un brutto giorno per il commercio mondiale».

L’Europa «risponderà in modo intelligente, risolutivo e condiviso», il commento della cancelliera tedesca Angela Merkel durante una visita ufficiale a Lisbona. A farsi sentire anche il Messico, che ha annunciato che applicherà misure equivalenti contro gli Stati Uniti.

Rimanendo agli Usa, delegati di Kim Jong-Un potrebbero essere già oggi a Washington con una lettera del leader nordcoreano. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, prima di partire per il Texas. Intanto a New York incontro fra il segretario di Stato Mike Pompeo e il braccio destro del leader nordcoreano e vicepresidente del Comitato centrale del Partito dei Lavoratori, Kim Yong Chol. Da Pyongyang invece il ministro degli Esteri Serghei Lavrov ha dichiarato: «E’ assolutamente ovvio che, come partono i negoziati sulla soluzione del problema del nucleare, è ragionevole che non possa essere omnicomprensiva senza rimuovere le sanzioni. Questa non può essere raggiunta in un solo colpo. Non ci può essere l’immediata denuclearizzazione che dovrebbe essere fatta passo dopo passo e tutte le parti coinvolte devono trovarsi a metà strada in ogni passaggio».

Torna a parlare il presidente siriano Bashar al Assad, che smentisce che ci siano truppe iraniane in Siria. In un’intervista a ‘Russia Today‘ ha detto: «Non abbiamo truppe iraniane. Non le abbiamo mai avute e non possiamo nasconderle. Non avremmo problemi ad ammettere la loro presenza». Ma ha ammesso che ci sono ufficiali iraniani «che lavorano con l’esercito siriano e che offrono un aiuto». E a proposito dei recenti attacchi aerei attribuiti a Israele contro presunte basi iraniane in Siria, ha ribadito: «E’ una bugia israeliana. Anche nel recente attacco, alcune settimane fa, hanno detto di aver attaccato basi e campi iraniani… ci sono state decine di martiri siriani e soldati feriti, ma nessun iraniano». Poi ha ricordato che ci sono due opzioni per l’est siriano, controllato dalle truppe curdo-siriane, sostenute dagli Stati Uniti: una negoziale e una militare.

In Spagna si aggrava la crisi politica. La direzione del Pnv basco ha comunicato al premier spagnolo Mariano Rajoy che i suoi 5 deputati voteranno domani per la sfiducia. I 5 voti del Pnv sono considerati decisivi per fare vincere o perdere la mozione di sfiducia presentata dal leader socialista Pedro Sanchez contro il premier. Lo stesso Sanchez che oggi nel dibattito nel Congresso ha annunciato che se prenderà la guida del Paese, avvierà un dialogo con il presidente separatista catalano Quim Torra per «dare risposta alla crisi». E ha dichiarato chiuso il dialogo nazionale la Conferenza episcopale del Nicaragua «fin quando si continuerà a negare al popolo nicaraguense il diritto a manifestare pacificamente, e il popolo continuerà ad essere represso ed assassinato nelle proteste di piazza».

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