sabato, Luglio 11

Arriva il 2016 e le tradizioni di Capodanno field_506ffb1d3dbe2

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Il mondo è bello perché è vario, questo è risaputo, ma questa moltitudine di varietà non è solo caratteriale, non è solo geografica. Il mondo è vario anche nella lingua, nei dialetti, nelle tradizioni popolari, culturali e gastronomiche. Messe da parte le abbuffate dell’antivigilia di Natale, della vigilia e del venticinque Dicembre, ecco che già si pensa al Capodanno. Tralasciando chi il trentuno Dicembre compie gli anni (o, come chi vi scrive l’onomastico) e che avrà un menù ad hoc per festeggiare l’avvenimento, tutte le parti del mondo hanno la loro tradizione culinaria. A tavola ogni posto del mondo festeggia il suo ultimo dell’anno in maniera differente, dal pesce alla carne, dalla verdura ai formaggi, e poi ancora pandoro o panettone? Spumante o champagne? Insomma l’imbarazzo della scelta c’è, eccome.

In vista della prossima abbuffata di questo lungo mese di feste, vogliamo darvi qualche consiglio culinario.

Se passate le feste in casa molto probabilmente il cenone sulla tavola sarà uguale a quello dello scorso anno e dell’anno prima e di quello prima ancora, ma se per caso siete piemontesi e avete deciso di trascorrere l’ultimo dell’anno a Palermo forse sarebbe meglio sapere cosa vi aspetta prima di sedervi a tavola. Ancor di più se siete romani e trascorrerete il vostro ultimo giorno del 2015 a Manhattan o a Shanghai. Ecco quindi qualche dritta per sopravvivere al cenone e non presentarsi nel costosissimo ristorante prenotato già ad ottobre, e rimanerne delusi.

Iniziamo con il menù della nostra nazione. Cosa si mangia nelle varie regioni italiane? Si perché ogni regione ha la sua tradizione culinaria e all’interno di ogni regione, il menù può variare anche sostanzialmente. Bene iniziamo questa maratona gastronomica virtuale.

Valle D’Aosta: Crostini al miele, lardo con castagne, fonduta, zuppa di cavolo, carbonata con polenta e per dolce pere con cioccolato e panna montata.

Piemonte: I classici agnolotti in brodo, e poi cappone al forno, in alcune parti della regione il bue, bagna cauda, acciughe al verde, e per dolce una torta di mele rosse della parte alta della regione (spesso le mele non vengono composte come una torta, ma viene fatta una mousse) oppure il torrone d’Alba.

Liguria: Ravioli alla genovese, spiedini di pollo e funghi, pesce o a scelta salsiccia, e per finire il pasto uvetta, canditi, fichi secchi.

Lombardia: Tortellini, cappone, spiedini di pollo e poi il classico panettone.

Trentino: ‘Strongolpreti’ come primo (gnocchi fatti in casa con pane e latte), polpette di pane con speck e spinaci, e poi l’immancabile strudel.

Veneto: Salumi per antipasto, riso al radicchio, baccalà con contorno di patate e come dolce il classico pandoro di Verona.

Friuli Venezia Giulia: Cenone abbastanza semplice, zuppa di verdure e cotechino, trippa o cappone e come dolce la tradizione prevede la ‘cubana’, ovvero una sfoglia ripiena di noci, mandorle miele, vino e rhum.

Emilia Romagna: Culatello come antipasto, tra i primi piatti la stragrande maggioranza dei romagnoli preferisce i tortellini in brodo anche se in molte famiglie si opta per la tradizionale lasagna al ragù. Secondo piatto della tradizione emiliana (ma anche nazionale) lo zampone con le lenticchie oppure il cotechino. Il dolce tipico invece è a base di mele cotogne, cioccolato fondente, miele e fichi secchi.

Toscana: Brodo di cappone, arrosto di faraona, oppure anatra al forno e per dolce i ‘cavallucci’ che sono dei semplici biscotti di antica tradizione agreste, molto spezziati, conditi con del miele e delle noci. Sono dolci molto particolari che hanno una lunga conservazione.

Lazio: Come in buona parte della nazione il cotechino con le lenticchie è il must della tradizione laziale. Non mancano comunque verdure e cappelletti in brodo, come dolce il panpepato (un pane condito con frutta secca, cioccolato e miele).

Marche: Cappelletti in brodo, timballo di manzo, cappone. Per dolce un particolare impasto di fichi, cioccolato e frutta secca.

Abruzzo: La carne alla basa della tradizione culinaria. Tra i primi piatti gli abruzzesi a tavola scelgono dalla classica lasagna ricca di ogni condimento alla povera minestra di cardi, fino alla zuppa di ceci. Tra i secondi piatti la tradizione non transige, sul piatto deve arrivare la carne, la scelta cadrà tra il manzo e l’agnello, ma visto che anche i vegetariani devono mangiare, la mozzarella non mancherà nelle case degli abruzzesi. Tra i dolci invece non manca la scelta. Se per i primi e secondi piatti tutta la regione si è uniformata a questo tipo di menù, i dolci cambiano a seconda della regione di provenienza. Tra i più scelti troviamo delle ostie con ripieno di noci mandorle e miele e dei panzerotti dolci ripieni con ceci, noci e marmellata di uva.

Umbria: Cappelletti di cappone (o in alcune zone di piccione), cappone e per dolce la ‘pinoccata’ (un dolce composto solo da due ingredienti ovvero zucchero e pinoli).

Molise: Pizza a base di uova, parmigiano e prezzemolo, baccalà in diverse varianti (da quello condito con aglio, prezzemolo, origano e pan grattato a quello con uvetta e noci). Per dolce castagne lessate condite con cioccolato e miele.

Basilicata: Tra tradizione prevede un mix di carne e pesce. Tra i primi, cavatelli al salmone, minestra con brodo di tacchino e salame con l’aggiunta di parmigiano e cardi; e poi ancora baccalà con peperoni e poi le ‘pettole’ ovvero della pasta fatta in casa, fatta lievitare e successivamente fritta con l’aggiunta di alici. Tra i dolci, il top sono i panzerotti ripieni di crema di ceci e castagne. In alcune zone della regione il tradizionale baccalà, lascia il posto al più italico piatto di lenticchie con lo zampone.

Campania: Il primo prevede semplici spaghetti alla vongole oppure un piatto più complesso cioè minestra di cappone e cicoria e, in alcune zone a questa minestra vengono aggiunte delle uova sbattute per rendere più ‘nutriente’ il piatto e del peperoncino per aromatizzare. D’obbligo il cappone, come contorno sottaceti, acciughe e peperoni. Nel piatto dei campani non mancheranno le classiche ‘friselle’ (ovvero un delizioso contorno di forma circolare, spesso scambiato per pane, ma il pane viene cucinato una sola volta, la frittella subisce due cotture e questo rende il prodotto particolarmente biscottato). Dolce tipico sono invece gli struffoli.

Puglia: I formaggi sono sulle tavole dei pugliesi insieme alle cime di rapa. Poi ancora panzerotti con mozzarella o ancora ripieni con ricotta. Come secondo la scelta è ampia, si va dal baccalà per gli amanti del pesce, all’agnello per chi invece predilige la carne, quest’ultimo cucinato in diverse varianti. Si va dall’agnello selvatico cucinato con delle cipolline, a quello più delicato cucinato con delle verdure e cotto in particolari pentole di terracotta per più di quattro ore. Come dolce frittelle con lo zucchero, le ‘cartellate’ che sono dei dolci a forma di rosa fritti e ricoperti di miele (ma nella gran parte della regione sono ricoperte di mosto).

Calabria: Si inizia con l’antipasto di salumi e formaggi, a seguire un primo a scelta tra pasta con ragù di maiale oppure una più leggera minestra di verdure miste. Tra i secondi degni di nota nelle varie zone calabresi, il pesce accompagnato ad un contorno di broccoli, oppure del capretto al forno. Tra i dolci, i fichi al cioccolato chiudono il pasto della tradizione.

Sardegna: Pecorino e olive come antipasto, ravioli ripieni di pecorino o gnocchi conditi con un sugo corposo a base di salsiccia come possibili primi piatti. A seguire la tradizione prevede l’agnello e per dolce la ricotta con miele.

Sicilia: Pizza con cipolla, insalata di arance, pasta con le sarde, e per secondo agnello oppure sarde a beccafico. Il dolce della tradizione sicula prevede il torrone o i ‘mustazzola’ ovvero dolci a base di mandorle e cannella.

Dalla città alla campagna le tradizioni culinarie sono tante. Sicuramente le cose che non possono assolutamente mancare per il veglione di San Silvestro sulle tavole degli italiani sono tante e tutte dalla ricca simbologia. Vediamone alcune. Tradizione vuole che la notte del trentuno dicembre si mangino le lenticchie, perché come tutti i legumi simboleggiano l’abbondanza. L’uva passa pare che porti fortuna economica per il nuovo anno. Il melograno rappresenta invece la fedeltà tra i coniugi, quindi simbolo di un legame indissolubile. Lo zampone e il cotechino promettono un nuovo anno ricco di prosperità vista l’abbondanza e la poca magrezza del maiale. Infine i fichi secchi portano un po’ di dolcezza. Insomma ce ne sono per tutti i gusti. Chi vuole lasciarsi cullare dalla tradizione, chi vuole trasgredire e chi cerca, anche nella tavola e nel cibo, riti propiziatori per l’anno che verrà.

 

 

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