martedì, Marzo 19

Arresto dei genitori di Renzi: tornare ai fondamentali Il fallimento della giustizia lo paghiamo noi

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Sull’arresto (ai domiciliari) dei genitori di Matteo Renzi se ne sono dette e scritte di ogni tipo: complotto, capolavoro mediatico, si vuole colpire il figlio attraverso padre e madre, se ne sono dette di tutti i colori; e spesso sono vere e proprie idiozie. Tra tutte, una che viene considerata normale: detta anche da chi non ha alcuna vocazione forcaiola o giustizialista; è davvero pessimo sintomo, inquietante spia. Una cosa inaccettabile e sembra invece accettata: l’augurio che i genitori di Renzi possano provare la loro innocenza. Bene: i coniugi Renzi non devono provare proprio un bel nulla. Sono i pubblici ministeri che devono provare la fondatezza delle loro accuse. Cominciamo da qui. E’ un principio da ripristinare, da difendere, da tutelare, da garantire. Imperativo: tornare ai fondamentali. Punto.

Nel frattempo: un altro ‘evaso’ definitivo. A Taranto. Il detenuto, 78enne si impicca in carcere nella sua cella; M.S. si toglie la vita con una corda rudimentale stretta al collo. Nel frattempo un agente della Polizia penitenziaria in servizio a Sanremo Valle Armea si è suicidato sparandosi un colpo alla testa con la sua pistola.

Nel frattempo: una giustizia che non funziona non è solo, carcere per innocenti; e, in parallelo, farabutti che troppo spesso la fanno franca. Una giustizia che non funziona frena gli investimenti; la non certezza del diritto, la lunghezza dei processi allontana impaurito l’investitore straniero; alimenta la fuga di capitali; le detenzioni ingiuste comportano milioni di risarcimenti ogni anno. La lentezza e l’inefficienza della giustizia costa due punti e mezzo di Prodotto Interno Lordo: circa 40 miliardi di euro. Tanto, per esempio, si potrebbe recuperare se la giustizia civile italiana si allineasse ai tempi di quella tedesca. Ogni anno le imprese italiane spendono circa tre miliardi di euro di costi legali e amministrativi solo per i contenziosi lavorativi: un vero e proprio salasso per la nostra economia e le tasche di tutti. Nonostante qualche progresso negli ultimi anni, la nostra giustizia civile appare ancora lontana dagli standard degli altri Paesi europei. In media i tempi per una sentenza richiedono oltre mille giorni: più del doppio della media in Spagna (510), Germania (429) e Francia (395). La lentezza della giustizia civile è uno dei fattori che maggiormente penalizza la competitività dell’economia italiana. Meno efficiente è la giustizia, più è difficile l’accesso al credito, peggiore è il funzionamento dei mercati, minori gli investimenti, anche quelli dall’estero, per i quali il ‘pantano percepito’ della giustizia italiana è uno dei principali freni.Nell’ultimo decennio, gli investimenti esteri in Italia sono stati in media un terzo rispetto a quelli dei principali competitor europei. Secondo il Fondo Monetario Internazionale la principale causa della scarsa attrattività nazionale risiede proprio nell’inefficienza giudiziaria. I tempi pachidermici della giustizia civile comportano anche costi non facilmente monetizzabili: sfiducia dei giovani nel futuro, fuga di capitale umano, burocrazia sempre più invasiva e opprimente.

Nel frattempo, della situazione all’interno delle carceri, delle condizioni di vita dell’intera comunità penitenziaria, dello stato comatoso della giustizia civile e penale, di tutto ciò non si parla, non si discute, non ci si confronta. Non si avanzano e non si formulano soluzioni e proposte di governo.

Questa la situazione, questi i fatti.

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