domenica, Agosto 25

Armi USA a Taiwan? La Cina, preoccupata, medita vendetta Il Congresso americano si prepara ad approvare la vendita di armamenti a Taipei. Come potrebbe reagire Pechino? L'intervista a Ross Darrell Feingold

0

«Non giocare con il fuoco»: da Budapest, il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, non ha usato mezzi termini per mettere in guardia gli Stati Uniti. Il nodo del contendere, questa volta, Taiwan e, più precisamente, la proposta presentata mercoledì 8 luglio al Congresso dal capo della diplomazia americana, Mike Pompeo e messa a punto dalla Defence Security Cooperation Agency del Dipartimento di Stato nella quale viene dato il via libera alla vendita di armamenti a Taipei per un ammontare di 2,2 miliardi di dollari. Nella lista figurano 108 carri armati M1A2T Abrams della General Dynamics Land Systems, 250 missili Stinger per la contraerea realizzati da Raytheon per un costo stimato di 223,56 milioni di dollari, 14 veicoli corazzati Hercules M88A2, 122 supporti per mitragliatrici M2 Chrysler, 216 mitragliatrici M240, 32 camion M1070A1 per il trasporto di attrezzature militari pesanti prodotti da Oshkosh, nonché 64 apparecchiature di comunicazione radio

I 108 carri armati saranno probabilmente incorporati nei due battaglioni corazzati della 6a armata dell’esercito nel nord di Taiwan per essere impiegati lungo le aree costiere, in sostituzione di alcuni dei carri armati M60A3 ‘Patton’ e CM-11 ‘Brave Tige’ attualmente in servizio. L’acquisto degli M1A2T giunge dopo una lunga incertezza da parte di Taipei: originariamente, Taiwan aveva previsto l’acquisto di 200 carri armati, ma poi, a causa di problemi di bilancio, aveva ridotto il numero a 120. Poi, nell’autunno del 2017, Taiwan sembrò tornare indietro sul suo piano di acquisto di carri armati M1, decidendo invece di aggiornare gli M60A3. 

Prevedibile la soddisfazione del governo di Taipei che, tramite Chang Tun-han, un portavoce della Presidente Tsai Ing-wen, ha espresso la sua gratitudine all’alleato statunitense: «Il governo americano continua a compiere azioni concrete per adempiere ai propri impegni ai sensi del Taiwan Relations Act e delle Six Assurances, assistendo Taiwan nel rafforzare le sue capacità difensive». La Cina, invece, ha subito reagito, invitando Washington ad «annullare immediatamente» la potenziale vendita in quanto – ha spiegato il portavoce del ministero degli Esteri Geng Shuang –  «viola seriamente il principio di una sola Cina‘, interferisce gravemente negli affari interni della Cina e mina la sovranità e gli interessi di sicurezza della Cina», dopo che, poche ore prima, lo stesso funzionario aveva intimato: «La Cina esorta gli Stati Uniti a onorare il proprio impegno nei confronti del principio di un’unica Cina e dei tre comunicati congiunti Cina-Usa, a ritirare immediatamente le vendite di armi e a interrompere i legami militari con Taiwan per evitare ulteriori danni alle relazioni bilaterali e alla pace e stabilità nello Stretto». L’Agenzia per la cooperazione alla sicurezza del Pentagono (Dsca) aveva, però, ribattuto affermando che l’eventuale vendita non avrebbe comportato un’alterazione significativa degli equilibri militari nella regione.

L’irritazione cinese si è poi tramutata, due giorni fa, in minaccia di sanzioni: «Al fine di salvaguardare gli interessi nazionali, la Cina imporrà sanzioni a società statunitensi coinvolte nella vendita di armi a Taiwan» ha fatto sapere una nota del portavoce del Ministero degli Esteri, Geng Shuang. Nel mirino ci sarebbero aziende per le quali la Cina è un mercato in forte crescita, come l’Honeywell International Inc, che produce i motori per i carri armati Abrams e ​​​​Gulfstream Aerospace, il produttore di jet privati, entrambe di proprietà di General Dynamics, anche se, occorre ricordare, in seguito alla repressione cinese a Piazza Tiananmen nel 1989, è vietato a tutte le aziende del settore difesa americano fare affari con Pechino.

Nell’ottica di Pechino, la vendita di armi a Taiwan, da sempre spina nel fianco per il Dragone, è l’ennesima provocazione dell’amministrazione Trump. Da parte loro, gli Stati Uniti, attraverso una portavoce del Dipartimento di Stato, hanno ribadito che non è in corso alcun cambiamento nella politica ‘una sola Cina’, per la quale Washington riconosce ufficialmente Pechino e non Taipei.Tale politica, che non ha impedito agli Stati Uniti l’ inaugurazione della loro nuova ambasciata de facto a Taiwan, ossia l’ American Institute in Taiwan (Ait), è stata inaugurata nel 1979 quando gli americani ruppero i rapporti diplomatici formali con il governo di Taiwan per stabilire relazioni con quello comunista cinese che, nell’ottica dell’ ‘un Paese due sistemi’ rivendica l’isola autonoma come suo territorio e ha minacciato di unificarlo con la terraferma anche con la forza. Ecco che, non più tardi del 1 gennaio scorso, in occasione dell’anniversario del ‘Messaggio ai compatrioti di Taiwan’ che, anche senza un formale accordo di pace, nel 1979 ha messo fine ai bombardamenti cinesi contro le isole amministrate dall’ex Formosa al largo della costa cinese, il Presidente Xi Jinping ha dichiarato: «Non promettiamo di rinunciare all’uso della forza e ci riserviamo il diritto di prendere tutte le misure necessarie». 

All’inizio degli anni ‘80, il Congresso approvò il Taiwan Relations Act, che richiede che gli Stati Uniti forniscano a Taiwan armi di natura difensiva per dissuadere un attacco dalla Cina. In seguito, Nel 1982, gli Stati Uniti hanno ampliato il proprio sostegno con un documento noto come Six Assurances, il cui primo punto affermava l’assenza di una data fissata da Washington per porre fine alle vendite di armi a Taiwan. 

Non è, dunque, la prima volta che gli americani vendono armi a Taipei. Rimanendo agli ultimi anni, ad esempio, nel 2017, gli Stati Uniti approvarono un contratto per la vendita di 16 sistemi missilistici di difesa aerea Standard 2 (SM-2) Block IIIA più diverse componenti per 125 milioni di dollari; 60 Missili anti-radar AGM-88 High-Speed Anti-Radiation (HARM) di cui 10 da addestramento per 147.5 milioni; missili aria-terra AGM-154C Joint Stand-off Weapon (JSOW) per 185.5 milioni; supporto tecnico ai sistemi di sorveglianza radar e allarme precoce (Early Warning Radar Surveillance Technical Support) per 400 milioni; Siluri pesanti MK 48 6AT Heavy Weight Torpedoes per 250 milioni; un aggiornamento dei siluri MK-54 per 175 milioni; un aggiornamento della suite imbarcata per la Guerra Elettronica AN/SLQ-32A per 80 milioni. Durante l’amministrazione Obama, nel dicembre 2015, era stata data luce verde alla vendita, per un valore di 1,8 miliardi di dollari, a Taiwan di due fregate lanciamissili classe Knox surplus dell’US Navy, veicoli da assalto anfibio AAV-7, missili anticarro e antiaerei portatili Stinger.

Questa volta, però, l’approccio non è più quello del ‘pacchetto’ come nel passato e la compravendita avviene in un clima di tensione nei rapporti tra Stati Uniti e Cina, dove l’aspetto economico-commerciale è solo una minima parte della questione, vista la grande importanza che ha anche la rivalità nell’ambito tecnologico, come dimostra la spinosa vicenda delle terre rare. Secondo gli esperti, gli armamenti oggetto della compravendita fornirebbero a Taiwan maggiori capacità di deterrenza contro la crescente minaccia militare da parte cinese, oltre, forse, a nuove opportunità di cooperazione con gli Stati Uniti sia nella fase di spiegamento che in quella operativa. La vendita di Stinger, da questo punto di vista, potrebbe indicare un approccio più asimmetrico della difesa. 

Ma sul tavolo, tra Taipei e Washington, ci sarebbe anche un’altra partita: nel febbraio scorso, infatti, il governo di Taiwan ha inviato una lettera di richiesta a Washington per acquistare 66 caccia F-16V da Lockheed Martin, che darebbero alla piccola isola indipendente una flotta dei più avanzati combattenti di quarta generazione del mondo. Ad aprile, poi, gli USA hanno poi approvato un pacchetto da 500 milioni di dollari comprendente parti e addestramento F-16. Se l’accordo per l’acquisto dovesse passare sarebbe la prima importante vendita di aerei a Taiwan dal 1992, quando, durante la Presidenza di George H. W. Bush, gli Stati Uniti vendettero 150 F-16s. Il suo successore, Bill Clinton, respinse ripetutamente le richieste di Taiwan di nuovi jet da combattimento e altri sistemi di armi avanzate per non provocare Pechino mentre Barack Obama si limitò, nel 2011, ad accettare di aggiornare gli F-16 già acquistato.

I nuovi F-16 potrebbero essere uno shock per Pechino, ma non «cambieranno l’equilibrio fondamentale delle capacità attraverso lo Stretto» visto che dovrebbero vedersela con i J-20, caccia di quinta generazione considerati piuttosto i rivali dei più avanzati F-22 e F-35 «né elimineranno la minaccia che la Cina si propone di assorbire forzatamente una Taiwan democratica», ha detto Scott Harold, direttore associato del Centro Asia-Pacifico della Rand Corp, convinto che «Taiwan continuerà a dover investire in missili, guerra elettronica, mine e altre avanzate capacità convenzionali e asimmetriche progettate per scoraggiare e, se necessario, sconfiggere, qualsiasi sforzo cinese di usare la coercizione per costringere l’unificazione». Soprattutto ora che, secondo un recente rapporto del Pentagono, sta migliorando e aumentando le sue opzioni per una possibile futura invasione di Taiwan, con riforme militari e investimenti in capacità militari. Uno sforzo enorme, ad esempio, per convertire la maggior parte delle sue unità di manovra in brigate combinate che dovrebbero dar vita a brigate e battaglioni modulari più funzionali, e per migliorare la sua capacità di trasferimento delle forze sul campo. Anche per questo l’esercito cinese ha istituito un supporto logistico congiunto a fine 2016. Ciò nonostante, secondo la Difesa americana, le nuove brigate non sarebbero ancora attrezzate in modo adeguato e quindi un’eventuale invasione di Taiwan probabilmente metterebbe a dura prova le forze armate cinesi.

Detto questo, la tensione nello Stretto di Taiwan rimane comunque alta. Negli ultimi anni la Cina ha intensificato esercitazioni militari nelle vicinanze di Taiwan, incluse quelle che hanno coinvolto cacciabombardieri nel 2018. Il 31 marzo scorso, gli aerei cinesi hanno perfino attraversato un confine marittimo, una mossa che il ministero della Difesa di Taiwan ha affermato  «ha seriamente compromesso la sicurezza e la stabilità regionali». E meno di un mese fa, il 25 giugno, Pechino ha schierato nello Stretto la sua portaerei Liaoning, scortata da cinque navi militari. Una situazione che allarma gli Stati Uniti e i loro alleati che hanno intensificato la presenza militare nell’area con operazioni per garantire la ‘libertà di navigazione’ ed esercitazioni come l’Exercise Talisman Sabre, alla quale prendono parte forze americane, australiane, giapponesi e canadesi. 

Non si può poi dimenticare che l’approvazione della vendita di armi è giunta quasi nelle stesse ore in cui la Presidente di Taiwan Tsai Ing-wen iniziava un viaggio di quattro giorni in Nord America, durante il quale il capo dell’esecutivo dell’isola ha potuto incontrare, a New York, politici ed imprenditori americani, prima di recarsi in visita presso alcuni alleati nei Caraibi. Un gesto, quello della leader taiwanese, che ha irritato il governo cinese e che, per questo, si conferma in linea con l’orientamento piuttosto aggressivo delle sue politiche nei confronti del rivale continentale. Assertività che, però, a fronte degli avvenimenti ad Hong Kong e dopo un’emorragia di consensi che le era costata le dimissioni da capo del Partito democratico progressista (DPP), sembra averla premiata, vista la sua riconferma alla leadership e, quindi, nuovamente in corsa, alle elezioni presidenziali 2020, per la guida del governo. Dovrà, però, vedersela con il sindaco della città di Kaohsiung, Han Kuo-yu, uscito oggi vincente dalle primarie del partito di opposizione Kuomintang, battendo il miliardario fondatore del colosso dell’elettronica Foxconn, Terry Gou.

Il Congresso americano ha meno di 30 giorni per opporsi alla vendita. Quale sarà la decisione finale? Quali saranno le conseguenze? E quale la reazione della Cina? A queste domande ha provato a rispondere Ross Darrell Feingold, analista esperto di Asia. 

 

«La vendita d’armi americane a Taiwan ha gravemente violato le regole di base delle leggi e delle relazioni internazionali. Al fine di difendere gli interessi nazionali, la Cina imporrà sanzioni sulle imprese Usa che parteciperanno all’operazione» ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri Geng Shuang, in una nota online. È la prima volta che Pechino, sostenitrice di ‘Un paese, due sistemi’, minaccia sanzioni agli Stati Uniti per la vendita di armi a Taiwan?  

La Cina ha già minacciato di imporre sanzioni a società statunitensi che vendono armi a Taiwan. Quindi la minaccia negli ultimi giorni non è nuova. Tuttavia, l’applicazione delle minacce precedenti era limitata. Le compagnie che vendono armi a Taiwan in genere non vendono armi alla Cina. Tuttavia, i resoconti dei media negli ultimi giorni hanno identificato altri metodi per consentire alla Cina di seguire la sua minaccia. General Dynamics produce i carri armati M1A2, e produce anche i jet d’affari Gulfstream che sono popolari con i ricchi imprenditori cinesi. Uno scenario è che la Cina intraprenda azioni che rendano difficile o impossibile per le persone fisiche o le società con sede in Cina registrare un velivolo Gulfstream o che gli aerei Gulfstream registrati all’estero possano entrare o uscire dalla Cina. Un’altra possibilità è che la Cina identifichi i partecipanti alla catena di approvvigionamento per le armi da vendere a Taiwan. I produttori acquistano parti da un gran numero di fornitori a valle e cooperano con un gran numero di partner produttivi, alcuni dei quali possono acquistare materiali dalla Cina o avere attività commerciali in o con la Cina. Le terre rare esportate dalla Cina negli Stati Uniti sono utilizzate in queste armi e rappresentano un probabile obiettivo per la Cina.

Quanto conta nell’irritazione di Pechino, il viaggio che sta compiendo la Presidente taiwanese Tsai anche negli USA dove ha incontrato politici e imprenditori e quanto conta quello che sta accadendo ad Hong Kong?

I presidenti attuali e recenti di Taiwan hanno tutti transitato negli Stati Uniti diverse volte all’anno, e mentre lo fanno per una o due notti, appaiono in pubblico, partecipano a eventi come discorsi, visitano musei, incontrano funzionari del governo americano e simili. Questa visita non è diversa da quella dei precedenti presidenti di Taiwan negli USA. In realtà, si può anche dire che questa visita è un po ‘più bassa di quanto alcuni speravano soprattutto tra i sostenitori di Taiwan al Congresso (che avevano invitato il Presidente Tsai a tenere un discorso al Congresso) e il governo di Taiwan e il Presidente Tsai, mentre lei sta affermando la sua capacità di mantenere forti relazioni con gli Stati Uniti come uno dei motivi per cui gli elettori dovrebbero dargli un secondo mandato. Il momento in cui l’annuncio coincide con il suo scalo negli Stati Uniti potrebbe essere semplicemente una coincidenza, dato che i governi di Taiwan e degli Stati Uniti hanno finalmente completato le procedure necessarie che avvengono prima di tale annuncio. Indipendentemente da ciò, la reazione della Cina sarebbe stata la stessa indipendentemente dal fatto che l’annuncio degli Stati Uniti sulla vendita di armi sia stato fatto più o meno nello stesso periodo in cui il presidente di Taiwan visita gli Stati Uniti o, se fosse stato fatto in un altro momento. Gli eventi di Hong Kong sono spesso citati dal presidente Tsai come motivo per cui gli elettori dovrebbero rieleggerla per un secondo mandato, perché lei dice che a differenza dei suoi avversari lei è l’unica candidata in grado di salvaguardare Taiwan dalle minacce della Cina. Per Tsai, la tempistica di questi eventi è quindi buona, e i politici statunitensi ora citeranno le politiche cinesi verso Hong Kong e Taiwan come esempi del cattivo comportamento della Cina. Dal punto di vista della Cina, la sua reazione alle vendite di armi americane a Taiwan, o alla sosta di Tsai negli Stati Uniti, sarebbe altrettanto faticosa, indipendentemente dai recenti eventi di Hong Kong.

E perché la Cina decide di rispondere usando lo strumento delle sanzioni? Secondo alcuni analisti, infatti, la minaccia di sanzioni potrebbe non avere un grande effetto visto che le aziende della difesa USA non possono fare accordi con Pechino dopo la strage di piazza Tiananmen del 1989. La minaccia di sanzioni potrebbe effettivamente spingere il Congresso americano a respingere la proposta?

Per la Cina, la minaccia di sanzioni per le società statunitensi coinvolte nella produzione e vendita di armi a Taiwan ha anche un valore interno. Può dimostrare al popolo della Repubblica Popolare che il governo intraprende azioni contro società o individui negli Stati Uniti che il governo cinese considera azioni che sono dannose per gli interessi della Cina. Dato il numero di compagnie e individui cinesi accusati di accuse penali, sanzioni o ‘liste nere’ (come Huawei) dal governo degli Stati Uniti, il governo cinese è imbarazzato (o, come dicono i cinesi, “volto perduto”) che non contraccambia e fare lo stesso con aziende o individui statunitensi. E nonostante le compagnie statunitensi non vendano armi alla Cina, ci sono ancora molte opzioni per il governo cinese per portare danno, anche se con un impatto è limitato, alle aziende coinvolte.

Pechino è più infastidita più dal fatto che Taiwan acquista armi o che Taiwan acquista armi da Washington?

Due sono le preoccupazioni della Cina: una è l’impatto sulla capacità di Taiwan di combattere una guerra con Pechino, e cosa succederebbe in caso di miglioramento delle capacità di Taiwan con l’acquisto di queste nuove armi. Anche se la Cina è fiduciosa di poter vincere una guerra con Taiwan, certamente vuole che la guerra sia rapida e con il minor danno possibile al proprio prestigio militare e alle morti degli uomini. La seconda preoccupazione è che tali vendite di armi significano un maggiore sostegno degli Stati Uniti a Taiwan e relazioni politiche e militari più strette tra i governi di Stati Uniti e Taiwan. Questo era generalmente previsto sotto l’amministrazione Trump, che ha molti funzionari che sono sostenitori da lungo tempo di Taiwan. Quindi, era stato discusso questo contratto con l’amministrazione Obama, anche se la velocità è stata più lenta di quella dei sostenitori di Taiwan negli Stati Uniti (al di fuori del governo), o il presidente Tsai, che sperava ci volesse meno tempo. Quando le relazioni politiche e militari si espandono e diventano più profonde tra gli Stati Uniti e Taiwan, è difficile annullare questi legami, indipendentemente da chi siano i futuri presidenti di Taiwan o degli Stati Uniti. Questa è una grande preoccupazione per la Cina, anche se sembra impossibile fermarla, a meno che non riesca a persuadere il presidente Trump a non consentire tali vendite di armi o a migliorare le relazioni politiche e militari tra Stati Uniti e Taiwan.

La Cina teme che, tramite questa nuova vendita di armi, si consolidi ancor di più la cooperazione militare tra Stati Uniti e Taiwan?

Una migliore cooperazione militare tra Stati Uniti e Taiwan potrebbe essere meglio descritta come una preoccupazione per la Cina, piuttosto che una ‘paura’ per la Cina. La Cina ha sempre dovuto pianificare un’azione militare contro Taiwan con la possibilità che gli Stati Uniti arrivassero all’assistenza di Taiwan inviando truppe, aerei, navi e rifornimento di armi. Pertanto, è improbabile che la Cina teme questa cooperazione. Ciò che è nuovo per la Cina e preoccupante, piuttosto che la cooperazione degli Stati Uniti con Taiwan per la difesa di Taiwan, è che gli Stati Uniti e Taiwan cooperino su ulteriori problemi di sicurezza. Ciò include le operazioni navali statunitensi nel Mar Cinese Meridionale, spesso denominate ‘operazioni di libera navigazione’, che respingono le rivendicazioni di sovranità della Cina sulle isole e sulle acque del Mar Cinese Meridionale, le operazioni navali cinesi nel Mar Cinese Orientale che anche minacciano il Giappone (sebbene Taiwan e la Cina sostengano entrambe le isole Diaoyutai detenute in Giappone), la potenza navale cinese nell’Oceano Pacifico occidentale e le operazioni aeree della Cina nella regione per le quali Taiwan ospita strutture radar che condividono i dati con gli Stati Uniti.

Come si è evoluta la vendita di armi da parte degli Stati Uniti a Taiwan, regolata dal Taiwan Relations Act e dalle Six Assurances? Quali armi sono state vendute a Taipei finora? 

In precedenza il Taiwan Relations Act e il Six Assurances sono stati interpretati nel senso che Taiwan non dovrebbe perdere il suo vantaggio qualitativo rispetto all’esercito cinese. Questo è stato realistico negli anni ’80 quando l’esercito cinese ha ricevuto un budget molto più basso. A partire dagli anni ’90, Taiwan ha perso il suo vantaggio qualitativo. Taiwan ora lotta anche per mantenere una parità qualitativa con la Cina, anche se la gamma di armi vendute a Taiwan dagli Stati Uniti è destinata a mantenere la parità, almeno se considerata dalla totalità delle circostanze per un’invasione cinese di un’isola separata dal Chiese costeggia un canale navigabile largo 180 km. Così, le armi difensive vendute includono aerei (in particolare, la vendita annunciata nel 1992 di 150 caccia F-16 A / B, che sono attualmente sottoposti a un aggiornamento) missili e sistemi per respingere un attacco aereo, varie navi, missili e sistemi navali per abrogare un attacco al mare e sistemi terrestri come i carri armati per respingere un’invasione anfibia sulle spiagge di Taiwan. Gli Stati Uniti non hanno venduto gli aerei più avanzati come l’F-35 e alcuni altri sistemi, per paura che la tecnologia possa passare alla Cina a causa dell’elevato numero di spie che operano a Taiwan e delle continue preoccupazioni sulla capacità di Taiwan di prevenire le agenzie d’intelligence cinesi. La velocità con cui il governo americano prende tali decisioni, la frequenza di tali decisioni e il tipo di armi approvate per la vendita a Taiwan, è una continua fonte di frustrazione per i sostenitori di Taiwan al di fuori del governo degli Stati Uniti come ad esempio al Congresso o alla sicurezza. Un cambiamento significativo di recente è che sembra che l’Amministrazione Trump approverà le vendite di armi su base continuativa (cioè quando le procedure pertinenti saranno completate) ed eviterà il metodo passato di aspettare di approvare molti diversi sistemi d’arma in un ‘pacchetto’. Il motivo per cui l’approccio del ‘pacchetto’ era stato precedentemente utilizzato dai governi degli Stati Uniti era quello di minimizzare il numero di volte in cui la Cina poteva reagire o minacciare rappresaglie e avere un impatto negativo sulle relazioni bilaterali con gli Stati Uniti.

Nel febbraio scorso, Taiwan ha richiesto agli Stati Uniti la vendita di 66 F16, ma per il momento non è stata data risposta. Quanto e perché questa possibile vendita preoccupa Pechino, anche dal punto di vista militare?

Certamente la Cina sarà preoccupata per qualsiasi miglioramento della capacità qualitativa o quantitativa di Taiwan che potrebbe rappresentare l’aggiunta di 66 F-16V all’aeronautica di Taiwan. Più in generale, la Cina è preoccupata per la potenziale acquisizione da parte di Taiwan di 66 F-16V per le stesse ragioni per cui è preoccupata per gli eventuali acquisti militari di Taiwan da parte degli Stati Uniti. La vendita a Taiwan di questi aerei renderebbe la guerra più costosa per la Cina e significherebbe più forti relazioni militari tra Stati Uniti e Taiwan. Tenendo a mente il lungo tempo necessario per consegnare l’aereo, e la continua espansione della Cina delle proprie capacità aeree, aeromobili, radar, aria-aria o altri missili, ecc., Nel momento in cui diventeranno 66 F-16V completamente operativi, qualsiasi vantaggio qualitativo o quantitativo ottenuto da Taiwan potrebbe essere minimo.

Ci puoi spiegare lo stato della capacità difensiva di Taiwan: di quali armamenti dispone e dove è carente? 

Taiwan sta rapidamente perdendo i suoi vantaggi qualitativi e quantitativi nei beni aerei e navali. Ciò che è più preoccupante delle discussioni sui numeri o sui tipi di velivoli, o navi, o anche su beni terrestri come carri armati e artiglieria, sono i problemi del personale. Le forze armate di Taiwan non sono state testate in battaglia, con la sua esperienza di combattimento più recente che si è verificata decenni prima che ogni attuale membro si unisse all’esercito. In precedenza Taiwan aveva un servizio militare obbligatorio per giovani uomini al termine degli studi, sia nelle scuole superiori che in quelle universitarie o di specializzazione. Il governo che ha preceduto Tsai Ing-wen ha implementato un esercito di volontari, con la speranza che i professionisti potessero creare una forza di combattimento più efficace. L’implementazione non ha avuto successo inizialmente. Il numero di volontari non è riuscito a raggiungere l’obiettivo, e questo ha comportato l’implementazione graduale di alcuni volontari e alcuni giovani che sono stati arruolati. Ancora oggi, la maggior parte dei giovani deve fare quattro mesi di servizio alternativo in cui dopo un mese di addestramento militare, di solito lavorano in agenzie governative in funzioni di supporto amministrativo o di altro tipo. La componente riservista è nota per la scarsa preparazione, nella misura in cui coloro che sono idonei per l’addestramento riservista sono anche richiamati per la formazione; come i riservisti si esibirebbero in guerra è un grande mistero. Altri problemi ricorrenti nelle forze militari comprendono corruzione, uso di droghe, incidenti di formazione e incidenti ‘non pericolosi’ che implicano l’uso inappropriato della forza fisica. Problemi morali e la mancanza di volontà di combattere potrebbero rivelarsi la maggiore responsabilità di Taiwan, piuttosto che un deficit di equipaggiamento.

Con l’amministrazione Trump, la vendita di armi da parte degli Stati Uniti a Taiwan ha ricevuto maggiore impulso? 

La frequenza delle vendite di armi annunciate fino ad oggi se combinata con una vendita F-16v se approvata, e se l’amministrazione Trump vince un secondo mandato, farà sì che l’amministrazione Trump sia il governo americano più favorevole alle armi per Taiwan dopo la fine del trattato di difesa nel 1980 quando gli Stati Uniti hanno de-riconosciuto la Repubblica di Cina a Taiwan e riconosciuto la Repubblica popolare cinese. Altrettanto importante del supporto nell’Amministrazione Trump è il supporto al Congresso, che è bi-partisan e supportato tra democratici e repubblicani dai leader più giovani a quelli congressuali di entrambe le parti. Per i repubblicani questa è una posizione coerente, mentre per i democratici è un fenomeno più recente essere così entusiasta delle vendite di armi a Taiwan.

La Cina teme che questa vendita di armi possa aumentare la capacità di dissuasione di Taiwan rispetto ad una possibile azione di forza militare del PLA?

La Cina sarà preoccupata per l’impatto di 108 carri armati M1A2T Abrams e 250 missili Stinger sulla capacità di Taiwan di rendere la lotta più difficile, ma, di per sé, i carri armati e i missili non dissuaderanno la Cina da una decisione di attacco. Mentre 108 carri armati e 250 missili potrebbero a prima vista sembrare un gran numero, infatti, la consegna avverrà nel tempo, non tutti i carri armati saranno operativi nello stesso momento, sia a causa di problemi di manutenzione che di personale, l’inventario dei missili si ridurrà come alcuni sono licenziati in allenamento, ecc.

E’ vero che la Cina sta rivedendo i suoi piani militari per riconquistare Taiwan? In che modo? e sarebbe, ad oggi, in grado di compiere tale operazione?

Fortunatamente per Taiwan, simile alla mancanza di una recente esperienza di combattimento di Taiwan, anche l’esercito cinese non ha esperienza recente nell’esecuzione di un’operazione anche vicina alle complessità e alle violenze richieste per invadere Taiwan. La Cina sta pianificando e conducendo costantemente esercitazioni per eseguire azioni militari contro Taiwan. Ciò includerebbe una combinazione di blocco navale o attacco navale, una quarantena aerea o attacco aereo come la distruzione da parte di aerei o missili delle sedi civili e militari di Taiwan così come installazioni militari chiave come aeroporti e basi missilistiche, paracadutismo di truppe aviotrasportate a Taipei o altre aree urbane e, se necessario, uno sbarco anfibio sulle coste di Taiwan. Quest’ultimo, uno sbarco anfibio sulla linea costiera di Taiwan, è spesso citato come l’operazione più difficile per la Cina per eseguire con successo e se non è in grado di farlo, l’occupazione di Taiwan è impossibile o richiederebbe a Taiwan di essere prima costretto a cedere ( come se la forza schiacciante fosse usata su obiettivi civili civili tramite bombe e missili). Un’altra preoccupazione è la capacità della Cina di utilizzare le operazioni informatiche come la distruzione delle infrastrutture critiche di Taiwan, sia che si tratti di reti Internet, di energia o di trasporto. Taiwan sta aumentando i suoi investimenti nel settore cyber, anche se sappiamo dalle operazioni cibernetiche cinesi in altre parti del mondo che la sua minaccia informatica è una parte importante del suo arsenale.

Qual’è la posizione di Democratici e Repubblicani all’interno del Congresso USA riguardo alla vendita di armi a Taiwan? E quale sarà, secondo te, la decisione del Congresso?

Il Congresso non metterà il veto alla vendita. C’è un ampio sostegno bipartisan tra democratici e repubblicani per le vendite di armi a Taiwan. Anche se il sostegno alle truppe americane per difendere Taiwan è meno probabile tra i democratici, per ora i democratici del Congresso sostengono più vendite di armi. È un cambiamento dal silenzio dei Democratici del Congresso quando l’amministrazione Obama si dimostrò lenta nell’approvare le vendite di armi a Taiwan.

Quali effetti può produrre questa vicenda sulle future elezioni a Taiwan e sulla corsa della Presidente Tsai, che sembra di nuovo uscire vincente dalle ultime primarie del DPP?

La preoccupazione per le minacce della Cina nei confronti di Taiwan, comprese le dichiarazioni rese dai leader cinesi negli ultimi mesi, è certamente un fattore nel recupero della popolarità di Tsai. Nel corso del 2017 e del 2018, la sua popolarità è diminuita considerevolmente rispetto a quando è stata inaugurata a maggio 2016. Ciò ha determinato che il Partito Progressista Democratico di Tsai si è comportato male nelle elezioni locali tenutesi nel novembre 2018. È certo che nei prossimi sei mesi fino all’11 gennaio 2019, giorno del voto, Tsai citerà costantemente la minaccia dalla Cina e cercherà di convincere gli elettori che lei è il miglior candidato per difendere Taiwan.

Il sindaco della città di Kaohsiung, Han Kuo-yu, ha vinto le primarie del partito di opposizione Kuomintang in vista delle elezioni presidenziali. Qual’è la sua posizione sulla Cina e sui rapporti con gli Stati Uniti? Potrebbe battere Tsai?

Han Kuo-yu ha fatto campagna per la carica di sindaco nel 2018 sostenendo la tradizionale posizione del Kuomintang per quanto riguarda il rapporto di Taiwan con la Cina, e cioè che Taiwan e la Cina fanno entrambe parte della Cina con una parte conosciuta come Repubblica della Cina e l’altra conosciuta come Repubblica Popolare Cinese. Questo è spesso definito come il “Consenso del 1992”, come è stato presumibilmente concordato dai negoziatori delle due parti nel 1992. Questa è stata la politica del presidente Ma Ying-jeou tra il 2008 e il 2016, e su questa base Cina e Taiwan avevano governo relazioni intergovernative, stipulato con vari accordi, e Ma ha incontrato Xi Jinping nel novembre 2015. Per molti a Taiwan questa posizione è inaccettabile perché si arrende troppo alla Cina. Per molti a Taiwan, questa è una posizione accettabile in quanto garantisce una riduzione delle tensioni con la Cina. Quale sarà la posizione vincente nel gennaio 2019 è sconosciuta fin d’ora, in quanto i sondaggi mostrano una chiusura elettorale (soprattutto se altri candidati non affiliati a un partito politico entrano nelle elezioni, tra cui uno dei perdenti del primario del Kuomintang, uomo d’affari Terry Gou, e il sindaco della città di Taipei Ko Wen-je). Il vincitore delle elezioni presidenziali è determinato dal maggior numero di voti.

Quali conseguenze potrebbe avere nelle relazioni tra Cina e Washington l’effettiva vendita di armi a Taiwan? E nella disputa commerciale?

La consueta reazione della Cina alle vendite di armi americane a Taiwan è di rilasciare dichiarazioni nervose tramite i suoi portavoce e i media ufficiali. Ne abbiamo già visto alcuni negli ultimi giorni. Altre reazioni tipiche includono una pausa durante le visite ufficiali o altri tipi di riunioni da governo a governo, e ritardare o addirittura cancellare grandi acquisti da società statunitensi. Dato il momento in cui l’annuncio di vendita delle armi coincide con i negoziati commerciali tra Stati Uniti e Cina, dovremmo monitorare nei prossimi giorni e settimane se ci sarà un impatto. Anche la possibilità di sanzioni per aziende e individui statunitensi è qualcosa da tenere d’occhio; è alta la probabilità che la Cina lo farà con più entusiasmo di quanto non fosse in passato quando minacciava di sanzionare le società statunitensi o le persone coinvolte nelle vendite di armi di Taiwan. Un’altra potenziale area da tenere d’occhio è la possibilità di eventuali ripercussioni su aziende o individui statunitensi in Cina (che non hanno alcun rapporto con le vendite di armi). Negli ultimi mesi abbiamo visto molti casi in cui aziende e individui possono essere coinvolti in dispute più ampie tra la Cina e altri paesi.

«Non giocare con il fuoco» ha detto il capo della diplomazia cinese, Wang Yi. È da escludere che la vicenda possa causare un’escalation militare tra Pechino e Washington?

Le vendite di armi da sole non provocheranno uno scontro militare tra la Cina e gli Stati Uniti. Quello che dovrebbe interessare i governi in Asia è che la Cina pianifica grandi esercitazioni militari vicino a Taiwan, all’interno di uno schema di esercizi più frequenti e complessi negli ultimi anni. Combinato con la militarizzazione delle isole controllate nel Mar Cinese Meridionale, la risposta aggressiva alle attività aeree e navali statunitensi e di altri paesi nelle acque internazionali e le minacce agli alleati del trattato USA come il Giappone e le Filippine, è sempre più alto il rischio di uno scontro tra Cina e Stati Uniti conseguente ad un incidente.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore