sabato, Luglio 20

Armi italiane inviate ai curdi: potrebbero non funzionare field_506ffb1d3dbe2

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Dopo 13 anni di guerra e il nuovo Governo provvisorio iracheno di Haider Al-Abadi, la situazione irachena è tutt’altro che stabile mentre la furia dei militanti dell’Isis semina terrore anche oltreoceano. Lo stesso che si legge negli occhi dei giovani curdi arrivati in Italia come Farhad, 20nne curdo sbarcato con suo fratello a Milano dieci anni fa lasciando la sua famiglia sul fronte di guerra.

Credo che sia stato sbagliato l’attacco del 2003 perché è vero che Saddam Hussein era un dittatore ed ha fatto cose sbagliate però era l’unico che cercava di far mantenere la calma tra il popolo. Invece con l’attacco non hanno risolto nulla ed ora c’è solo il caos assoluto e civili innocenti che vengono massacrati senza alcun motivo”.

Terminati gli studi superiori, adesso cerca lavoro per aiutare i genitori rimasti in Kurdistan. “Penso che mandare armi in Iraq per dare un aiuto a curdi sia una cosa davvero giusta da fare e utile perché non vorrei che l’Isis rovinasse il mio Paese, Duhok, Dyala, dove c’è ancora la pace. Ne hanno bisogno siccome ci sono pochi mezzi di difesa e stanno cercando in tutti i modi di aiutare Il popolo”. Un appello al quale la risposta ufficiale è arrivata il 15 agosto dai Paesi europei mentre con la piena libertà d’azione di ogni singolo Stato.  Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale il 7 settembre, il Ministero dell’Economia ha dato il via libera al finanziamento della missione voluta dal Ministro della Difesa Roberta Pinotti e degli Esteri Federica Mogherini per dare appoggio ai curdi in Iraq attraverso il rifornimento di armi: 1 milione e 900 mila euro nonostante la stagnazione interna dell’economia del Belpaese che, in fatto di industria delle armi, dà dimostrazione di prontezza di riflessi e riciclo di materiali sequestrati.  Ai peshmerga, per fronteggiare le milizie jihadiste in Iraq, saranno garantite: 100 mitragliatrici Beretta Mg 42/59, 100 mitragliatrici pesanti 12.7 e 250mila munizioni per ciascuna delle due tipologie di armi. Attraverso il ponte aereo per Erbil, capoluogo del Kurdistan, anche una parte del carico di armi confiscato nel 1994 nel corso del conflitto nei Balcani e conservato presso un deposito sotterraneo in Sardegna: 1000 razzi RPG 7, 1000 RPG9 e 400mila munizioni per mitragliatrici di fabbricazione sovietica.

“Per quanto riguarda le armi e munizionamento sequestrate durante la guerra dei Balcani ho il dubbio che al momento del sequestro siano state oggetto di trattamento di lunga conservazione ed il munizionamento sottoposto a verifiche di affidabilità nel corso degli anni. Armi comunque note ai Kurdi e quindi immediatamente impiegabili”, sottolinea il generale Fernando Termentini, ufficiale dell’Arma del Genio per 40 anni che ha partecipato a missioni di Peace Keeping in Somalia, Bosnia, Mozambico ed esperto nel settore della bonifica dei campi minati e degli ordigni esplosivi in Kuwait, Bosnia, Pakistan per l’Afghanistan in occasione della Operation Salam.

“Ciò premesso mi risulta che inviino anche MG42/59 cal 7,62 Nato e mitragliatrici Browning cal 12,7 mm I e non so fino a che punto i destinatari conoscano la tipologia e le sappiamo usare in maniera affidabileQuanto sia risolutivo inviare questo materiale è difficile affermarlo a priori. Occorrerebbe conoscere esattamente a chi sono destinate. Peraltro in Iraq sicuramente non manca la possibilità di reperire Kalashinkof nei vecchi depositi dell’Esercito, per cui ho qualche dubbio sulla effettiva efficacia per un effettivo incremento del possibile successo sul campo”. I Kalashnikov sono fucili mitragliatori ad alta cadenza di fuoco che devono essere periodicamente sottoposti a manutenzione con cura, ingrassati e protetti dalla polvere per evitare che arrugginiscano e si inceppino all’atto dell’impiego. “Utilizzano proiettili calibro  7,62 ×39 mm come quello di uno dei proiettili che ha ucciso i due pescatori indiani del Kerala. Secondo l’esperto dell’Esercito, già consulente per operazioni di bonifica presso le Nazioni Unite, non bisogna sottovalutare lo stato di conservazione e il calibro dei materiali utilizzati per la missione.

“Le mitragliatrici MG 42/59 in servizio dall’ultimo periodo del Secondo Conflitto Mondiale, sono armi ad elevatissima cadenza di tiro. Necessitano anche esse di attenta e costante manutenzione ed addirittura è previsto, durante l’impiego dell’arma, la sostituzione delle canna soggetta ad elevatissimo riscaldamento conseguente alla celerità di fuoco. Utilizzano proiettili  7,62 × 51 mm apparentemente simili a quelli sovietici utilizzati dall’AK-47 ma sostanzialmente differenti. Se scambiati possono provocare grossi danni al personale che li utilizza. Fanno parte del materiale sequestrato anche 400 Fagot, missile contro carro sovietico entrato in servizio nel 1971 praticamente copia del Milan franco – tedesco. Fu usato per la prima volta nella guerra in Libano del 1982. Anche 5000 razzi Katiuscia, lanciarazzi di fabbricazione sovietica introdotto durante il Secondo Conflitto Mondiale, con un raggio di azione intorno ai 9 km ma molto impreciso. Quale sia lo stato di conservazione di questo materiale non è dato saperlo, si dubita che sia tale da garantire un’immediata ed assoluta affidabilità delle armi e dei sistemi autopropulsi come i Fagot ed i Katiuscia, dotati di sofisticati sistemi di “sparo” e spinti da sistemi di lancio sensibili all’umidità.  Materiale che giace dal lontano 1994  in sotterranei in prossimità del mare, la cui efficacia originaria è certa ma non altrettanto quella residua dopo essere rimasti accatastati per 18 anni, senza un programmato e ciclico controllo di efficace manutenzione né trattamento oggetto di appropriati trattamenti conservativi, trattandosi di sistemi estranei allo strumento militare nazionale”.  

Era stato direttamente il Presidente curdo Massoud Barzani a chiedere, anche direttamente all’inviato papale, armamenti moderni e copertura aerea per equipaggiare in fretta un popolo che sta accorrendo alle armi contro l’aggressione degli islamisti dell’Isis e che dal 15 agosto ha l’appoggio umanitario e militare dei Paesi Ue. Dal punto di vista umanitario, lo scorso agosto l’Ue ha stanziato 5 milioni di euro aggiuntivi per aiuti umanitari in Iraq ad aggiunta dei 17 milioni di euro totale degli aiuti all’Iraq per il 2014. L’Italia per conto suo si è impegnata con un punte aereo di sei voli ad agosto per la distribuzione, attraverso l’Unicef, di 36 tonnellate di acqua, cibo e 200 tende da campo. Operazione che fa da seguito agli stanziamenti già disposti tra giugno e luglio per aiuti di emergenza: 980mila euro a Oms, Pam e Unicef e un milione di euro per attività organizzate sul posto da Ong italiane in raccordo con l’ambasciata italiana a Baghdad.

Se la Svezia, per via dei conti interni ha riservato il proprio appoggio ai curdi esclusivamente in termini di aiuti umanitari, la Germania ha messo a disposizione materiali per 70 milioni di euro, il Regno Unito metterà a servizio delle milizie curde mitragliatrici pesanti e munizioni per un valore stimato in 1,6 milioni di sterline, cui vanno aggiunte spese di trasporto per 475 mila sterline. La piccola Repubblica Ceca ha donato 18 milioni di proiettili calibro 7,62, 5 mila razzi per Rpg-7 e 5 mila bombe a mano per un valore di 2 milioni di euro, mentre l’Albania ha messo a disposizione 15 mila granate d’artiglieria, 22 milioni di proiettili per kalashnikov, 32 mila proiettili per mortai e munizioni per lanciagranate. 

 

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