giovedì, Agosto 13

Armenia con mezzo piede nell’UE Uno dei Paesi più dipendenti dalla Russia compie un passo che potrebbe preludere a novità anche riguardo all’Ucraina

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Tutto ciò influisce sulla più ampia problematica che avvolge il rapporto tra Armenia e UE e nella quale si inserisce, ad esempio, anche la recente denuncia azera del ruolo del Paese vicino come paradiso fiscale e quindi meritevole di inclusione nella relativa lista nera che Bruxelles si appresta a pubblicare. Il governo di Erevan, ad ogni buon conto, si è premunito contro possibili riserve o nuovi veti russi accontentandosi per il momento di qualcosa di meno del rapporto di associazione con la UE cercato e ottenuto dai tre Paesi già menzionati e schierati su posizioni di sfida più o meno ad oltranza nei confronti di Mosca. L’atto firmato venerdì scorso nella capitale belga e comunitaria, in concomitanza col quinto Vertice della cosiddetta Partnership orientale che fa capo alla UE, va sì al di là, infatti, dell’accordo bilaterale di partnership e cooperazione risalente al 1999, ma rimane al di qua del tipo di accordo sfumato nel 2013. A differenza del quale quello nuovo, denominato Accordo di partnership complessiva ed estesa (comprehensive and enhanced) (CEPA), non contiene clausole concernenti il libero commercio, una materia, per quanto riguarda la parte armena, passata ora sotto la competenza dell’Unione eurasiatica.

In compenso, come ha sottolineato per l’occasione Federica Mogherini, Alto rappresentante della UE per gli affari esteri e la sicurezza, il nuovo accordo rafforzerà la cooperazione bilaterale in numerosi settori, come l’energia e i trasporti, l’ambiente e la mobilità in generale. Dal canto suo, il presidente armeno, Serzh Sargsian, ha preferito porre l’accento sul successo della politica nazionale volta a concretizzare una coesistenza tra l’appartenenza all’Unione eurasiatica e la cooperazione con la UE, assicurando che a Erevan si terrà fermo su di essa anche in futuro.

Se ciò significa che l’Armenia rinuncia senz’altro ad andare oltre il traguardo ora raggiunto nel rapporto con Bruxelles lo si vedrà, però, appunto in futuro. Sargsian si preoccupa evidentemente di non guastare quello con la Russia, ma deve fare i conti anche con un’agguerrita opposizione domestica rappresentata dal blocco europeista Tsarukian. Molto, se non tutto, dipenderà dall’evoluzione del confronto/scontro tra Russia e Occidente in generale e sul suo nodo centrale, la questione ucraina, in particolare. Con la speranza sempre lecita che a sbrogliare quest’ultima possa contribuire proprio l’evento a prima vista minore di venerdì scorso.

L’Armenia, frattanto, può sperare di promuovere i propri interessi, compreso quello di ridurre la propria dipendenza da Mosca, guardando anche al di là della scelta, o dell’impossibilità di una scelta netta, tra due campi più o meno ostilmente contrapposti. Una volta di più, ormai, si deve parlare, quanto meno in prospettiva, di un fattore Cina. Pechino non è soltanto diventata, di recente, il secondo partner commerciale di Erevan oltre che fornitrice costante di aiuti economici. Ha altresì dimostrato un interesse per la cooperazione in campo militare e della sicurezza che Erevan naturalmente condivide.

Esistono quindi i presupposti per ulteriori sviluppi ai quali Mosca, anche se le risultassero sgraditi, non potrebbe certo opporre veti, oggi come oggi, data la calorosa amicizia, quanto meno ufficiale, con Pechino. Quanto poi al domani e al dopodomani, si dovrà anche qui aspettare per meglio vedere.

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