sabato, Agosto 8

Aristotele non è invecchiato, anzi! field_506ffbaa4a8d4

0
1 2


Negli ultimi 15 anni si sono evidenziati un malcontento diffuso tra la popolazione e un disinteresse verso la politica, sfociati nella poca affluenza alle votazioni. C’è una distanza innegabile tra potere politico e cittadino negli Stati europei e, in particolare, in Italia: in che modo potrebbe essere utile leggere Aristotele e la sua idea di una comunità pienamente coinvolta nella gestione del potere? Esiste una democrazia veramente rappresentativa o che coinvolga attivamente i vari aspetti della società?

Oggi non possiamo più pensare a quell’ideale della democrazia ateniese in cui c’era una partecipazione diretta del cittadino. Tuttavia, io temo ci sia anche una grande disaffezione dei cittadini nei confronti della politica. Penso che i nuovi mezzi di comunicazione (internet e le tecnologie che consentono una conoscenza delle opinioni dei cittadini) possano servire per migliorare la partecipazione del cittadino alla politica. Devo ammettere però che il problema è più profondo. I critici antichi sottolineavano che il Governo democratico fosse un Governo costoso, non solo perché doveva distribuire la ricchezza, ma anche perché doveva garantire una partecipazione attiva dell’individuo democratico.  Un dittatore decide la maniera in cui propri cittadini devono agire; in democrazia invece, affinché funzioni veramente bene, è richiesto l’impegno attivo del cittadino. Oggi mi pare che questa premessa manchi tantissimo, soprattutto in quei Paesi considerati l’eccellenza della democrazia, dagli Usa al Regno Unito fino ad arrivare all’Italia. Rispolverare l’idea classica di educazione alla cittadinanza vorrebbe dire educare ai valori della Costituzione, se ci rivolgiamo, ad esempio, al caso italiano. Per quanto riguarda il disinteresse dei cittadini verso la politica, gli antichi ci insegnano che è una tendenza molto pericolosa in democrazia. Visto che le decisioni vengono prese a maggioranza è importante che tutti partecipino, anche per evitare delle strumentalizzazioni o delle decisioni veramente sbagliate.

Uno dei temi discussi al Congresso riporta il titolo ‘La concezione aristotelica della natura e dell’ambiente in relazione agli argomenti ecologici della nostra era’. Qual è l’importanza che riveste l’aspetto politico della gestione del bene comune?

Il tema dell’ecologia si ricollega all’idea del ‘bene comune’. Per Aristotele la natura fa parte del bene comune, che quindi è indisponibile ai singoli. Quest’idea si scontra frontalmente con l’immagine della politica presentata da molti pensatori conservatori: riciclare è economicamente svantaggioso, conviene piuttosto inquinare e, in seguito, pagare le eventuali multe. Questo è un tipo di ragionamento utilitaristico che si distanzia completamente dall’idea del ‘bene comune’.  Abbiamo visto che, alle elezioni, questo è un ragionamento che a volte è stato ripagato dai voti. Per fare un esempio, prendo il caso degli Stati Uniti, dove sono molto attenti alla tassazione imposta sulle attività di smaltimento dei rifiuti: se i cittadini pagano delle tasse più basse sono incentivati a pensare in questa maniera utilitaristica. Invece questo è uno dei pochi punti in cui lo Stato può intervenire, dando la precedenza all’ambiente, senza ragionare semplicemente in termini economici. Mi riferisco a un caso specifico: a New York l’ex Sindaco conservatore Giuliani notò che la raccolta differenziata era economicamente svantaggiosa e la abolì facendo pagare meno tasse ai cittadini. Il successore, Bloomberg, anche lui repubblicano, andò nella direzione contraria, ma più illuminata: ripristinò il servizio di raccolta considerando gli svantaggi dal punto di vista economico, ma ammettendone i vantaggi dal punto di vista etico e per il benessere della cittadinanza. Insomma, anche la gestione dell’ambiente si riduce a una questione di scelta politica. Questo ci riporta ad Aristotele e alla necessità di un’educazione del politico. Bloomberg è stato onesto con i newyorchesi, ammettendo che essi avrebbero dovuto pagare tasse più elevate (New York sulla costa Est e la California sulla costa Ovest hanno le tassazioni più alte d’America, perché hanno delle politiche ambientali molto attente). Per fare un esempio opposto, la Cina, che non ha un problema di consenso interno poiché è una dittatura, può permettersi di inquinare quanto vuole.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore