domenica, Luglio 5

Aristotele non è invecchiato, anzi! field_506ffbaa4a8d4

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In questi giorni, ad Atene, è in corso il World Congress of Philosophy, il tema al centro del Congresso, è l’attualità del pensiero filosofico-politico di Aristotele.
Il passo guida del lavori che si chiudono oggi è tratto dalla ‘Politica: «la base di uno Stato democratico è la libertà». L’ἐλευθερία (libertà) di cui scrive Aristotele, può considerarsi un concetto attuale? Lo abbiamo chiesto a Giovanni Giorgini, professore ordinario di Filosofia della Politica nel Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Bologna, membro del comitato di direzione delle riviste ‘Filosofia Politica‘, ‘Etica & Politica‘ e autore di molti volumi di filosofia politica.

“Quando Aristotele parla di Libertà come ‘λευθερία’ si riferisce alla classificazione delle forme di Governo per individuarne un principio guida. L’idea secondo cui ciò che individua la democrazia è la libertà è già rintracciabile nel pensiero classico del secolo precedente. Nelle prime attestazioni delle forme democratiche la libertà è al centro di questa ideologia unitamente al concetto di eguaglianza, interessante da sottolineare, poichè tutto il pensiero politico moderno ha evidenziato, al contrario, come sia difficile fare coesistere questi due ideali. L’eguaglianza è diventato soprattutto un ideale socialista e la libertà un ideale del liberalismo. Ma, ancora oggi, sono convinto che la libertà debba rimanere un punto centrale”, afferma Giorgini.

Un altro tema che si sta trattando al Congresso è l’attualità del pensiero etico di Aristotele nella nostra era globale. In che modo i due attributi aristotelici dicompetenza’ e ‘virtù’ possono essere rapportati alle scelte di chi gestisce il potere oggi?

Noi tendiamo a sottolineare fin troppo come per gli antichi, e quindi per Aristotele, l’etica fosse una parte della politica; nella modernità invece, questo non è più possibile, a causa di idee così diverse e contrapposte su cosa sia il bene. Credo che in Italia, a causa della terribile esperienza del fascismo, confondiamo spesso l’idea dello Stato etico con l’etica che piuttosto si richiede all’uomo politico. Questa è una precisazione che andrebbe rispolverata dalla nostra classe politica nel momento storico che stiamo vivendo. Allora è bene tornare ad Aristotele e volere che gli uomini politici siano uomini etici: ciò non significa automaticamente richiedere uno Stato etico, cioè uno Stato che ci dica esattamente quello che dobbiamo fare e quali devono essere le regole della nostra vita. Semplicemente, significa richiedere a un uomo politico degli standard morali elevati.

Il filosofo pone tra i suoi cardini il ‘bene comune’ della vita del cittadino, legato a doppio filo con la  ‘solidarietà’ politica e la φιλία tra gli uomini. L’attualità di questi concetti appare disarmante, ma in che modo sono applicabili oggi?

Un’altra idea da recuperare, che appartiene non solo ad Aristotele ma a buona parte del pensiero classico, è proprio quella del ‘bene comune’, cui dovrebbero mirare gli uomini politici. So che possono suonare come idee assolutamente obsolete oggi, ma, visti gli sviluppi italiani ed europei, mi pare che sia assolutamente un’idea importante ridiscutere l’idea del ‘bene comune’. Da questo punto di vista, Aristotele non è invecchiato: lui era convinto che partendo dal concetto di natura umana fosse possibile trovare un’idea di felicità comune a tutti gli altri esseri umani. La classe politica deve preparare e fornire le condizioni materiali al cittadino per essere felice.  Questo è un aspetto che deve essere rivalutato; magari non quello della felicità, poiché potrebbe portarci a pensare che sia autoritaria l’idea secondo cui uno Stato ci rende felici; piuttosto, mi sembra accettabile che, in una democrazia, il potere fornisca le condizioni materiali ai cittadini per essere felici e consentire poi, a ciascuno di essi, di perseguire la propria idea di felicità.

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