sabato, Giugno 6

Argentina, un’economia prigioniera del dollaro

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L’Argentina è un Paese con ingenti risorse naturali e qualificate risorse umane che non sono riuscite ad intraprendere un naturale processo di sviluppo in grado di lasciarsi alle spalle la ricorrente instabilità economica che lo caratterizza e che, in breve tempo, si traduce in crisi economiche. Le diverse amministrazioni, di qualunque partito politico, non son state abili nella creazione di un modello economico in grado di risolvere le anomalie esistenti quali la pressione inflazionistica, la svalutazione monetaria, la dipendenza dal dollaro, e via discorrendo. Col tempo, queste anomalie iniziarono a manifestare un carattere strutturale, pertanto, la mera esistenza di un progetto economico non è più sufficiente. Infatti, non è possibile cambiare questa situazione a breve termine. A questo proposito, abbiamo incontrato il Dottor Gustavo Marini, Professore ordinario di Cattedra in Economia Internazionale presso la Facoltà di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali dell’Università Nazionale di Rosario (UNR) e Direttore della Scuola di Relazioni Internazionali presso la stessa istituzione, per parlare di alcune problematiche strutturali che caratterizzano l’economia argentina con l’obiettivo di capire qual è la situazione attuale e quali sono le prospettive a breve termine per il paese.

Volgendo uno sguardo al panorama internazionale, la storia economica dell’Argentina ci mostra che i cosiddetti ‘vincoli esterni’, ovvero la difficoltà nell’ottenere valuta, è uno dei problemi più importanti del paese: perché si verifica questo?

I vincoli esterni sono un problema strutturale del paese e, in generale, è una caratteristica che hanno i paesi sottosviluppati in quanto importatori di beni industriali ed esportatori di risorse naturali o materia prime. Per quanto la differenza tra i prezzi delle due tipologie di beni risulti negativa per i paesi sottosviluppati, questo produce una riduzione di dollari che impedisce a sua volta l’accumulazione di capitale.

Poiché non è possibile che l’Argentina risolva a medio termine la sua situazione di sottosviluppo, esiste almeno la possibilità di attenuare questi vincoli?

Questa situazione si attenua quando, nell’economia internazionale, si produce un rialzo del prezzo delle commodities, che si verifica in un lasso di tempo molto breve. Poi, quando questi stessi prezzi crollano, si verifica nuovamente una restrizione di divise e, pertanto, un’acutizzazione delle tensioni cambiarie. In effetti, i dollari in ingresso non sono sufficienti in rapporto alle divise che l’economia richiede: ogni giorno, lo Stato ha bisogno di dollari per pagare debiti esteri, i privati per importare beni, i cittadini per risparmiare o viaggiare, e altri motivi.

Sempre guardando al panorama internazionale, che prospettive ci sono per il paese?

Il panorama internazionale si trova in una situazione stazionaria, neutra e negativa. Probabilmente questo aspetto si manterrà stabile per alcuni anni, per cui non dobbiamo aspettarci nessun aiuto internazionale. La situazione potrebbe essere diversa se l’Argentina riuscisse a stringere alcuni importanti accordi con paesi come la Cina o mercati emergenti come India, Russia e alcuni paesi del sud-est asiatico o alcuni paesi europei che non fanno parte dell’Unione Europea ma che hanno la capacità di assorbire esportazioni argentine. In questo caso, l’ingresso di dollari potrebbe aumentare non conseguentemente all’aumento dei prezzi delle esportazioni, ma per il loro volume. In ogni caso, questa è un percorso lento che implica, anche, un cambiamento di mentalità riguardo l’inserimento internazionale del paese.

Evidentemente, il dollaro rappresenta per l’Argentina una questione molto importante. Spesso, si apprende da diverse relazioni economiche che questa divisa è centrale non solo da un punto di vista macroeconomico, ma anche perché è un problema per i cittadini: perché si verifica questo?

Le diverse crisi ricorrenti hanno fatto sì che l’Argentina sia diventato un paese “semidollarizzato” ed esistono molti prezzi di beni che vengono espressi in dollari e la gente ha una propensione a risparmiare in questa moneta che considera un porto sicuro. Se è vero che altri paesi dell’America Latina non manifestano questo atteggiamento, è anche vero che altri paesi della regione non hanno vissuto profonde e frequenti crisi come l’Argentina.

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