sabato, Agosto 8

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Argentina, tratta delle donne

 

Buenos AiresQuasi cento donne, la maggior parte delle quali provenienti da Paraguay e Perù, sono state salvate dalla Polizia di Buenos Aires nelle ultime due settimane. Tutte erano costrette a prostituirsi in locali a luci rosse della capitale argentina. Lo ha reso noto Guillermo Montenegro, Ministro della Sicurezza provinciale, specificando che le donne sono state individuate attraverso 57 perquisizioni che hanno portato a 25 arresti. Una vera e propria banda che secondo le autorità aveva legami con le forze di sicurezza. «Ci sono vincoli con funzionari pubblici per azione diretta o per omissione e anche questi aspetti fanno parte dell’investigazione» ha dichiarato Montenegro al quotidiano ‘Clarin‘. L’operazione, che ha generato anche la revoca della licenza per almeno trenta bar che funzionavano da case chiuse, ha riportato l’attenzione su una problematica che in Argentina ha raggiunto proporzioni allarmanti da ormai diversi anni: la tratta di bianche.

Dall’inizio di quest’anno sono state oltre 1.500 le vittime della tratta di persone salvate nel Paese, e la frequenza crescente dei salvataggi sta  generando una grande sensibilità dell’opinione pubblica sul tema. Uno dei casi più eclatanti fu quello di Ángeles Marita Verón, una giovane sequestrata più di dieci anni fa da una banda dedita al traffico di persone e poi costretta a prostituirsi. Una vicenda generò grandi polemiche e indignò gli argentini perché tutti gli accusati di quel crimine vennero assolti. La madre della giovane, Susana Trimarco, che oggi dirige una fondazione, divenne un simbolo della lotta contro la tratta quando si infiltrò nel giro facendosi passare per prostituta per poter rintracciare i sequestratori della figlia. La stessa fondazione diretta dalla Trimarco è stata recentemente inserita in un programma del Governo che ha l’obiettivo di agevolare l’inserimento lavorativo delle donne liberate.

La storia di Susana Trimarco e di sua figlia Marita Veron, il cui destino è tutt’ora sconosciuto, aveva commosso l’Argentina. Una volta divenute pubbliche le sue accuse, la Trimarco subì due tentativi di omicidio, le venne incendiata la casa e fu minacciata di morte innumerevoli volte. Quel caso, all’interno del panorama argentino, aveva almeno due caratteristiche che lo rendevano eccezionale. Il primo è che gli accusati del sequestro sono arrivati a dover affrontare un processo, cosa che non succede con frequenza nel Paese per casi di questo tipo. Il secondo ha, invece, a che vedere con l’atto da vera e propria ‘madre coraggio’ messo in atto dalla madre della sequestrata all’infiltrarsi nel mondo della prostituzione. Secondo cifre ufficiali, tra il 2008 e il 2012 sono state salvate circa 1.200 donne costrette vittime della tratta, però sono iniziati solo 122 processi che fanno riferimento a circa 200 vittime. Di questi processi, poi, solo 40 sono arrivati ad una sentenza.

Tra gli accusati del caso Veron, tutti individuati dopo l’ingresso di Susana Trimarco nella banda che aveva sequestrato sua figlia, ci sono anche diversi ex agenti di Polizia, rei di aver interrotto volontariamente le ricerche della giovane per connivenze con il gruppo criminale. Grazie all’aiuto di un commissario amico della famiglia cominciarono le ricerche private, che portarono al ritrovamento di un postribolo. Quello fu anche l’inizio dell’attività oggi svolta dalla fondazione Triamarco. Se, infatti, Marita Veron non era presente, nella casa chiusa erano obbligate a prostituirsi almeno sessanta ragazze. «Io e mio marito ci siamo fermati in mezzo al locale e abbiamo detto che tutte le donne che stavano la dentro contro la loro volontà potevano venire con noi» aveva raccontato la Trimarco alla stampa argentina. Una di queste donne colse l’opportunità e usci dal giro, divenendo poi a fonte principale di informazioni per la ricerca di Marita Veron, nonché la prima ragazza salvata dalla Fondazione.

Ed è proprio grazie a casi emblematici come questo che oggi la situazione sembra cominciare a cambiare, come dimostrano dal fatto che nel solo anno in corse il numero di schiave della tratta liberate è stato maggiore a quello del quadriennio precedente. Un cambio che si vede riflesso anche nel sempre maggiore numero di iniziative polari contro il fenomeno, come la messa della speranza celebrata poche settimane fa nella capitale, cui hanno preso parte diverse migliaia di persone. «La tratta è un flagello antico che è cresciuto in maniera drammatica negli ultimi anni» ha ammonito il vescovo di Quilmes, Carlos José Tissera, durante l’omelia, ricordando che «quando si parla di tratta, ci si riferisce alla sottomissione di una persona» per il suo sfruttamento sessuale, lavorativo e via discorrendo. «Non era stata dichiarata l’abolizione della schiavitù nel nostro Paese nel 2013?» si è chiesto il prelato, per poi rispondersi che almeno «in questa città la schiavitù è all’ordine del giorno e si manifesta attraverso diverse forme».

Altro esempio chiaro del cambio di atteggiamento collettivo verso questo fenomeno è l’interessante campagna di sensibilizzazione che dall’inizio dello scorso novembre sta coinvolgendo la ricca città di Rosario. Si tratta di una serie di manifesti collocati nei punti centrali della città, nei suoi quartieri più umili e sui social network che si rivolge direttamente agli uomini con uno slogan che tocca la virilità del sesso forte: «I veri uomini non comprano le donne». Alla campagna hanno partecipato diversi personaggi famosi tra cui membri delle due squadre di calcio che rappresentano la città, il Rosario Central, di cui fu un illustre tifoso Ernesto ‘Che’ Guevara e il Newell’s Old Boys, nelle cui giovanili si era formato Lionel Messi. Piccoli passi per risolvere un grande problema.

 

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