domenica, Giugno 7

Argentina, il coronavirus fa bene a Fernandez e al peronismo Alberto Fernández, da pochi mesi alla guida del Paese, ha risposto prontamente alla crisi sanitaria, trovando l’approvazione di tutta la popolazione e anche dell’opposizione. Da politico di secondo piano a possibile leader regionale. In questa crisi si gioca il futuro politico

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Il 31 marzo 2020 si sarebbero dovuti celebrare i 500 anni dall’arrivo di Ferdinando Magellano nella baia di San Julián, il 31 marzo 1520, anno dell’incontro tra europei e ‘patagones’, in quella che oggi è territorio della provincia di Santa Cruz. L’Argentina, però, non ha avuto tempo di festeggiare la ricorrenza –che per altro pochi sarebbero stati disponibili festeggiare, 1520 e 2020, due anni bisestili- stretta nella morsa della doppia crisi, quella economico-finanziaria, che l’ha nuovamente condotta sull’orlo del default, e quella, comune al resto del mondo, del coronavirus Covid-19.

I dati diramati ieri dal Ministero della Sanità argentino fotografano una situazione in cui il virus al momento non ancora colpito duramente come in altri Paesi dell’area, ma, secondo alcune fonti, il Paese, dopo sei settimane dal rilevamento del primo caso di contagio, corre ancora il pericolo di veder cresce il contagio. Secondo i dati OMS (aggiornati al momento in cui scriviamo) i casi confermati di Covid-19 sono 2.336 e i morti 101, mentre secondo i dati del Ministero della Sanità,diramati ieri sera, i numeri sarebbero di qualche unità più alti, ovvero 2.571 i contagiati e 112 i morti, un disallineamento che probabilmente deriva dalle necessità di verifica dei casi accertati da parte OMS.
Numeri ancora contenuti, grazie al fatto che l’isolamento sociale preventivo obbligatorio ha funzionato, «il sistema sanitario oggi ha una capacità di risposta molto migliore di quella che aveva due mesi fa», ha affermato ieri il Ministro della Sanità Ginés González García, dichiarando che «metà dei letti di terapia intensiva sono vuoti», e proprio sulla terapia intensiva si stanno concentrando gli sforzi per incentivare la produzione di respiratori nel Paese, con una produzione di «120-130 respiratori a settimana»che «raddoppieranno nei prossimi giorni».«Avremo un tasso molto elevato di respiratori pro capite», ha sottolineato il Ministro.

Il problema della tenuta del sistema sanitario è al centro delle preoccupazioni argentine. All’inizio della crisi erano stati diffusi dati decisamente preoccupanti. Secondo le informazioni del Ministero della Salute (da statistiche 2018),l’Argentina ha 4,5 letti d’ospedale per ogni mille abitanti, e Rosa Reina, Presidente della Società argentina per la terapia intensiva (SATI), aveva dichiarato che il Paese dispone di 950 unità di terapia intensiva, 1.350 medici di terapia intensiva, e una carenza di personale infermieristico per la terapia intensiva che provoca una riduzione dei letti attivi , a ciò si aggiunga che l’occupazione dei letti è «praticamente del 90 percento durante tutto l’anno», ciò significa che rimarrebbe solo il dieci percento per i nuovi pazienti con infezione da coronavirus, che dovrebbero anche essere isolati in modo da non infettare altri pazienti in terapia.

Considerato la grave crisi economica, gli argentini, si evidenzia, dipendono fortemente dal servizio sanitario pubblico nazionale. Un sistema che, come molti altri del continente e non solo,ha patito di scarsi finanziamenti, epur tuttavia resta forte di esperienza scientifica e personale a livelli professionali molto soddisfacenti. Sono stati allestitiospedali da campo (attualmente vuoti), sistemi di controllo, implementate le forniture sanitarie.
Fino ad ora il sistema sanitario ha retto e questo sta accreditando agli occhi della popolazione il Governo, che, insediatosi nel dicembre scorso, da subito ha avuto un percorso travagliato, causa la crisi finanziaria ed economica che ha dovuto correre a tamponare.
Da subito il Governo del nuovo Presidente Alberto Fernández ha adottato misure per prevenire il collasso del Paese, malato di iperinflazione, disoccupazione, disordini e povertà, e ha avviato le operazioni con i creditori internazionali per ridiscutere il debito.
Neanche il tempo di finire l’impostazione di queste politiche urgenti, subito è scoppiata la crisi sanitaria.

Oggi il Presidente Fernández presenterà l’offerta di ristrutturazione del debito estero argentino.L’offerta prevede uno sconto del 50% sul capitale dovuto -ieri alcuni media argentini sostenevano possa essere superiore al 60%- con un periodo di garanzia di 5 anni (che sarebbe stato concordato con il Fondo Monetario Internazionale) e quattro anni in cui non pagherà né capitale né interessi.Anni durante i quali il Paese conta di «crescere di nuovo», rilanciare l’economia e accumulare riserve, e dal 2024 ricominciare a pagare.
I
creditori, sostengono gli osservatori locali,potrebbero capire che dare fiato all’Argentina è l’unica via di uscita, altre soluzioni porterebbero solo a altri default, soprattutto dopo il precipitare della situazione causa pandemia.
Il Presidente è stato chiaro fin dalle prime settimane del suo mandato e lo ha ribadito quando è scoppiata la pandemia: il debito è insostenibile, impossibile pagarlo nella situazione in cui oggi è il Paese. Altresì ha chiarito che il suo obiettivo principale in questa fase è combattere l’epidemia e preservare la salute e la vita della sua popolazione, occuparsi dell’emergenza causata dalla pandemia, convinto, come sottolinea il direttore di ‘Clarin’, che l’Argentina ha già vissuto altre crisi economiche ed è riemersa,succederà così anche questa volta.
«Fernández sta andando molto bene nei sondaggi. Dal 20 marzo, quando ha messo in quarantena il Paese, la sua popolarità è cresciuta costantemente. Le decisioni anticipate, viste altre esperienze europee, gli hanno permesso di fare previsioni su quando arriverà il picco del contagio»,prosegue il Direttore del quotidiano argentino, Ricardo Kirschbaum, «Fernández sta vivendo il calvario della pandemia, ma, paradossalmente, sta attraversando il suo momento migliore. È quello che riflettono i sondaggi, e, se proseguirà, forse sarà un capitale inestimabile per le elezioni di medio termine del prossimo anno».

Il Presidente è favorito anche dal fatto che al momento l’opposizione non dimostra di avere argomenti e programmi, e, allo scoppio della crisi sanitaria si è schierata compatta come mai con il Presidente, approvando le misure severe e drastiche adottate. «La crisi del coronavirus ha dato a Fernández l’opportunità di raggiungere uno dei suoi più grandi obiettivi: la chiusura di la ‘grieta’ (‘spaccatura’), almeno per il momento», le divisioni politiche e sociali sono accantonate.
Le grandi lobby economico-finanziarie del Paeseal momento sembrano solomugugnare’,minacciare la ribellione fiscale, ma non si ha l’impressione che riescano a incidere sulla politica, neanche sui partiti di opposizione da sempre loro referenti.
A ciò si aggiunga che
Fernández è riuscito, in questa crisi, avere la piena collaborazione degli amministratori locali e dei sindacati, i quali hanno collaborato molto attivamente sul terreno per applicare le direttive nazionali, aiutati dai rappresentanti locali del partito.

Facundo Escobar, docente di relazioni internazionali e storia politica all’Università Nazionale di La Plata, sottolinea come «Nel loro insieme, i livelli esecutivi dello Stato, i sindacati e le organizzazioni popolari, sembrano formare una struttura di potere di enorme portata territoriale» che certamente è una risorsa essenziale perché il Paese riesca resistere alla pandemia, ma sarà una risorsa strategica per il dopo-pandemia, anche in vista del partita elettorale del prossimo anno.

Secondo Escobar, «Lo Stato è tornato a svolgere un ruolo di primo piano in Argentina», da subito dopo l’insediamento di Fernández, quando il Governo ha dovuto parare i colpi di un fallimento del Paese che si stava per abbattere su di una popolazione già troppo a lungo provata, e ora con la crisi sanitaria, per far fronte alla quale, da subito, oltre ai provvedimenti sanitari, ha garantito aiuti di emergenza rafforzando l’assistenza mensile familiare per i bambini, provvedendo a una massiccia distribuzione di cibo alle famiglie che vivono di sussidi, oltre al blocco delle scadenze fiscali e alla copertura delle scadenze delle carte di credito per 3 mesi.

In questo scenario, non si rafforza solo il Presidente, bensì anche il partito peronista.
«Il coronavirus ha consolidato lo Stato sovrano», secondo Escobar, consolidandolo nella garanzia dei diritti democratici (ad esempio, sanità pubblica e istruzione).

La crisi economico-finanziaria resta il suo problema principale, per quanto la crisi globale aiuti la Presidenza, e non poco.

Il sistema finanziario aveva considerato il default argentino come un caso contagioso che doveva isolare. Ma ora, con circa 100 Paesi su 190 costretti chiedere l’aiuto del FMI, con una previsione (di ILO) di 25 milioni di disoccupati in più, 8% della popolazione destinata alla povertà, commercio internazionale a picco, il debito argentino potrebbe non apparire più come un problema così grande. Specialmente se Fernández dimostrerà di avere un piano economico capace di far ripartire la creazione di ricchezza nel Paese nei prossimi anni, tenendo conto che i risultati saranno lenti, considerando che per l’Argentina, causa la pandemia, si prevede un calo del 6,7% del PIL 2020, un forte calo del commercio internazionale e dei prezzi delle materie prime, e le esportazioni agro-industriali, essenziali per lo schema produttivo del Paese, potrebbe diminuire del 25%.

Il Presidente ha dimostrato «capacità di risoluzione, elasticità e adattabilità», e con lui il Partito, secondo Facundo Escobar.

Dal 20 marzo la maggior parte della popolazione è stata sottoposta all’isolamento,sono stati limitati i viaggi e chiuse le imprese. La situazione è stata monitorata con l’aiuto dei dati provenienti dagli smartphone dei cittadini,dalle telecamere di riconoscimento facciale e dai sistemi per il prelevamento dellatemperatura corporea. La popolazione hareagito positivamente alle misure di restrizione, che hanno funzionato perché hanno trovato il consenso popolare. E il sistema sanitario ha retto.

«Lo storico partito peronista al potere si è trovato in un momento critico. Uscire con successo dalla crisi sarebbe un’enorme vittoria politica e senza dubbio avrebbe conseguenze regionali», secondo Escobar.
Se Fernández riuscirà chiudere la partita del debito secondo il piano che in queste ore si sta prospettando e contestualmente riuscirà far uscire il Paese dalla crisi del coronavirus senza troppi danni, il successo potrebbe avere risvolti in molta parte dell’America Latina, e, secondo Escobar non è da escludere la riconfigurazione dei processi di integrazione regionale, determinando una svolta geopolitica per la regione.

Secondo gli ultimi sondaggi, il Presidente gode del 60% forse 65% di approvazione da parte degli argentini per come sta conducendo la crisi. Un patrimonio da poter spendere nella prossima tornata elettorale e una grande opportunità per il Presidente per affermarsi come leader regionale -lui che quando, circa un anno fa, si è candidato, appariva come una figura politica di secondo piano, e molti erano pronti a scommettere sarebbe stato la controfigura di quella che è diventata la sua Vice-Presidente, Cristina Fernández de Kirchner.
L’unica attenzione che ora gli osservatori locali come lo storico Amadeo Gandolfo, docente all’Università di Buonos Aires, gli raccomandano è la massima attenzione ai tempi: l’Argentina se vuole davvero riprendersi dalla crisi economico-finanziaria non può restare in lockdown ancora troppo a lungo, la quarantena non può estendersi oltre la tolleranza massima della sopportazione di cittadini e imprese. Quelle che oggi sono le percentuali di approvazione potrebbero in men che si dica tradursi in disapprovazione, e sulla figura del Presidente scagliarsi la rabbia sia delle classi più povere, che lo hanno sostenuto, sia quella delle classe medie e dei grandi imprenditori.

In queste settimane, insomma, si gioca il suo futuro politico, interno e regionale.

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