domenica, Dicembre 8

Argentina, i mapuche alla base della frattura tra governo e magistratura? Una retata il 25 novembre scorso si è trasformata in uno scontro armato, in cui è rimasto ucciso l'attivista Rafael Nauhel

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A Plaza De Mayo, a Buenos Aires, si è tenuta una manifestazione di protesta contro la morte di un altro mapuche, il 27enne Rafael Nauhel. Vi hanno partecipato non solo gli stessi mapuche, ma anche gruppi di sinistra e sostenitori dei diritti umani.

Le comunità Mapuche, ad oggi, vivono lungo l’area meridionale al confine tra Cile e Argentina, nella Patagonia. La maggior parte mantiene vive le tradizioni popolari, linguistiche e culturali mapuche, ed è una comunità la cui economia si basa principalmente sull’agricoltura. Sul versante politico, invece, i Mapuche in Argentina e in Cile da sempre rivendicano i loro diritti territoriali e le organizzazioni Mapuche distribuite in Cile e Argentina si sono unite all’Organizzazione delle Nazioni e dei Popoli non rappresentati – UNPO -. I mapuche, ad oggi, cercano un riconoscimento politico-culturale e rivendicano i loro diritti territoriali. Lo scontro tra il Governo argentino e la comunità Mapuche nella Patagonia non si può definire pacifico.

Il 27enne Rafael Nauhel non è, infatti, il primo mapuche ad essere stato ucciso dalle forze dell’ordine argentine. Santiago Maldonado, un artigiano mapuche divenuto simbolo della lotta della comunità indigena della Patagonia in Argentina, è un’altra vittima dell’ormai eterna lotta tra il Governo argentino e la comunità mapuche. Maldonado scomparve il 1 agosto scorso, a seguito di una retata della Polizia federale nella comunità Mapuche Cushman nella provincia di Chubut. Trascorsero 78 giorni senza aver notizie di Maldonado, nonostante le numerose manifestazioni di risonanza internazionale. Il 10 ottobre il cadavere è stato ritrovato e, secondo l’autopsia, annegamento e ipotermia sarebbero le cause del suo decesso.

Rafael Nauhel è stato invece  ucciso da un proiettile degli agenti di Polizia federale nella zona vicina a Lago Mascardi, a 35 km da Bachilor, nella provincia di Rìo Negro nella Patagonia argentina. E’ necessario, a questo punto, ricostruire il contesto in cui lo scontro ha avuto luogo, e che ha portato Rafael a perdere la vita.

Secondo quanto riportato oggi dall’agenzia locale ‘La Voz’, l’antefatto dello scontro di questo sabato 25 novembre risale ad una recente escalation delle tensioni tra Governo e comunità Mapuche. Lo scorso 10 novembre l’Amministrazione dei Parchi Nazionali in Argentina ha denunciato al comunità Mapuche Lof Lafunken Winkul Mapu per aver usurpato l’area territoriale presso il Lago Moscardìn. Il parco naturale fa parte di quei territori rivendicati dai mapuche da anni. Ciò nonostante, il Giudice Federale Gustavo Villanova – ad oggi incaricato anche di portare avanti le indagini sulla morte del giovane Nauhel -, a seguito della denuncia dell’Amministrazione, ha ordinato lo sgombero dei mapuche dall’area.

Lo scorso giovedì le forze di sicurezza federali della regione di Rio Negro hanno eseguito una prima retata, dalla quale, però, sono riusciti a fuggire 10 mapuche. Per questo, sabato 25 novembre è stata realizzata una seconda retata, da 50 uomini della polizia federale, la quale, però, si è trasformata in uno scontro armato, in cui è rimasto ucciso Rafael Nauhel.

Il giovane mapuche era un attivista membro del Collettivo Al Margen, un’organizzazione sociale che sostiene i diritti umani, l’inclusione sociale e la cultura del lavoro. Nauhel si trovava a Villa Moscardin per sostenere i mapuche. L’autopsia del giovane, ancora da terminare ufficialmente, indica che ad ucciderlo sia stato un proiettile calibro 9mm, lo stesso proiettile utilizzato dalle forze Albatros, gruppo d’élite della Prefettura. La polizia ha dichiarato che c’è stato uno scontro armato paritario – tesi confermata e difesa anche dal Governo e dal Ministero della Sicurezza -, mentre la comunità Mapuche nega questa prima versione, sostenendo che dalla loro parte non sono state utilizzate armi.

La retata di questo sabato è importante non solo per la questione mapuche e la morte di Rafael Nauhel, ma anche perché sembra essersi creata una frattura interna tra il Governo argentino e la Giustizia Federale di Rio Negro.

L’incomprensione sembra vertere sulla realizzazione delle perizie a Villa Moscardin per analizzare lo scontro di sabato e il decesso di Nahuel. Infatti, gli ufficiali e i periti incaricati di realizzare le perizie, dopo essersi recati sul luogo del delitto, sarebbero stati aggrediti dalla comunità Mapuche Lafunken Winkul Mapu. Gli indigeni avrebbero lanciato loro delle pietre, impedendogli l’ accesso alle zone di interesse.

Il comportamento dei mapuche starebbe, secondo il Governo, rallentando lo sviluppo delle indagini, e permetterebbe loro di guadagnare tempo per nascondere le prove che attesterebbero la presenza di armi tra le file mapuche.

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