sabato, Dicembre 7

Argentina e Brasile nel mirino dei dazi di Trump Gli Stati Uniti impongono dazi sui due Paesi dell'America latina che più hanno beneficiato della guerra commerciale alla Cina

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A sorpresa, Donald Trump ha annunciato la decisione di imporre di nuovo con effetto immediato i dazi su acciaio ed alluminio importato da Brasile ed Argentina, accusandoli su Twitter di aver portato avanti «una massiccia svalutazione che non è una cosa positiva per i nostri contadini». «Il Brasile ha veramente svalutato se guardate a quello che sta succedendo con la loro valuta, stanno svalutando del 10%. Anche l’Argentina. Io avevo dato loro un grande sconto sulle tariffe, ma ora lo ritiro perché sono molto iniqui con la nostra industria manufatturiera e con i nostri agricoltori. La nostra industria dell’acciaio sarà molto felice, ed anche i nostri agricoltori», ha spiegato il Presidente americano la cui decisione potrebbe avviare una nuova guerra commerciale che dopo quella con la Cina potrebbe colpire il Sud America.

A metà novembre Trump ha ribadito che la conclusione della ‘fase 1’ dell’accordo commerciale con la Cina è ‘vicina’, ma non ha detto altro: «Una significativa fase 1 dell’accordo commerciale con la Cina potrebbe concretizzarsi, e potrebbe concretizzarsi presto, ma accetteremo un accordo solamente se sarà buono per gli Stati Uniti, per i nostri lavoratori e le nostre grandi aziende, perché siamo stati danneggiati molto. Se non giungeremo a un accordo, aumenteremo significativamente le tariffe».
In Brasile, i dazi colpirebbero una delle principali industrie che lo scorso anno ha esportato quasi 2,6 miliardi di dollari di acciaio negli Stati Uniti, in un momento in cui il Paese sudamericano è molto vulnerabile, con un’economia in difficoltà. L’annuncio di Trump ha quindi preoccupato anche Jair Bolsonaro il cui governo con gli USA sta vivendo un periodo di grande vicinanza. Stupito dalle domande dei giornalisti, Bolsonaro ha avuto difficoltà a rispondere: «ora parlerò subito con Paulo Guedes (ministro delle Finanze) se sarà necessario chiamerò Trump, devo aprire un canale di dialogo con luiLa loro economia non è paragonabile alla nostra, è 10 volte più grande della nostra. Non lo vedo come una rappresaglia, gli parlerò per vedere se (Trump) non ci penalizza eccessivamente». Gli Stati Uniti hanno acquistato più acciaio dal Brasile (molto meno dall’Argentina) di qualsiasi altro paese oltre al Canada durante i primi nove mesi di quest’anno, rappresentando quasi l’11% di tutte le importazioni di acciaio. 

La decisione di Trump colpisce anche l’Argentina. che esporta acciaio ed alluminio per un totale di 700 miloni negli Usa, in un momento in cui il Paese attende che il prossimo 10 dicembre il nuovo presidente della sinistra peronista, Alberto Fernandez prenderà il posto di Mauricio Macrì che ad ottobre è stato sconfitto nel voto per la rielezione e che per molti rischia di alimentare l’attivismo russo e soprattutto cinese nel Paese. Sinora, l’atteggiamento di Washington era stato improntato a una sostanziale cautela. Cristina Kirchner in particolare ha espresso più volte il suo favore a un maggiore coinvolgimento di Pechino nell’economia nazionale, anche per contrastare una possibile influenza statunitense. La Cina è, oggi, il principale creditore di Buenos Aires, il maggiore mercato di sbocco del suo export e dal 2007, al di là dei presidenti che si sono succeduti alla Casa Rosada, ha investito nel Paese qualcosa come 17 miliardi di dollari in progetti infrastrutturaliIl ministro argentino della produzione e del lavoro ha definito la decisione di Trump di imporre le tariffe ‘inaspettate’. «Non è stato dato alcun segno al nostro governo, al governo brasiliano o al settore pubblico che ci sarebbe stato un cambiamento nell’accordo con gli Stati Uniti», ha detto Dante Sica.

La decisione del Presidente equivale a una misura nei confronti di due paesi come Brasile e Argentina che hanno beneficiato della guerra commerciale di Trump con la Cina visto: infatti, il Brasile è il secondo produttore di soia più grande al mondo, ed è qui che gli agricoltori cinesi hanno ottenuto molti dei loro semi di soia da quando Pechino ha imposto tariffe di ritorsione sull’agricoltura statunitense. L’Argentina ha recentemente concluso un accordo con la Cina che le consentirà di importare soia a partire dal prossimo anno. Nelle ultime settimane, tuttavia, Brasile e Argentina hanno visto diminuire i valori delle loro valute. Il real brasiliano è sceso di oltre l’8% rispetto al dollaro quest’anno, e il peso argentino è sceso del 37% mentre il paese lotta con una crisi economica che potrebbe peggiorare visto che gli Stati Uniti guidano organismi a tradizionale come la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale con cui l’Argentina dovrebbe trattare il futuro del suo debito. 

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