lunedì, Maggio 27

Argentina al G20: opportunità per chiedere il sostegno internazionale Le riforme politiche attuate a metà del Presidente Macrì negli ultimi 3 anni

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Questa settimana, il 30 novembre e il 1° dicembre, Buenos Aires ospiterà la tredicesima riunione del G20.
L’incontro si focalizzerà su tematiche quali lo sviluppo e le infrastrutture dei Paesi membri, la sicurezza alimentare, le dispute commerciali tra Cina e Stati Uniti, ma, in primis, i leader dei 20 Paesi più industrializzati cercheranno di accordarsi su una dichiarazione finale congiunta su due dei temi più critici in agenda, ovvero, il commercio e i passi da compiere per far fronte al cambiamento climatico. Da notare che oggi l’OCSE  ha diffuso la classifica semestrale sulla sostenibilità dei 35 Paesi Ocses, ebbene, l’Organizzazione stima che i membri del G20  è molto possibile che debbano affrontare un calo del 2% del Pil nei prossimi 10 anni, qualora la transizione energetica venisse rinviata a dopo il 2025, con i Paesi esportatori di combustibili fossili che subiranno i cali più significativi.

Il tutto avrà luogo in un Paese come l’Argentina guidata da un Mauricio Macri che dalla sua elezione a dicembre 2015 si è ritrovato a fronteggiare diverse problematiche di carattere  soprattutto economico e sociale, mentre si prepara a una ricandidatura per le presidenziali 2019.

Agli esordi del suo mandato, il Presidente Macrì ha rappresentato, per gran parte della popolazione argentina, il volto del cambiamento, essendo riuscito a sconfiggere il cosiddetto bipartitismo argentino ed a porre fine all’egemonia della famiglia Kirchner. Il tutto da una destra liberista che era effettivamente una novità per l’Argentina che veniva da anni di kirchnerismo.
Dal momento del sua elezione il Presidente argentino promise riforme politiche che si sarebbero differenziate da quelle realizzate dai suoi predecessori Cristina Fernández de Kirchner e Néstor Kirchner, a capo del Governo da 12 anni e fautori di protezionismo economico ed ingenti spese sociali.
Inizialmente il Governo Macrì si è ritrovato a dover guidare un Paese senza alcuno spiraglio di crescita economica e disconnesso dal resto del mondo. Su queste basi le promesse politiche di Macri furono quella di reintegrare l’Argentina nella comunità internazionale e produrre crescita economica e stabilità sia per i cittadini che per gli investitori esteri. Ma oggi  cosa è l’Argentina di Macrì alla vigilia del G20? Quali sono le fondamenta politiche sulle quali il Presidente argentino ha cercato di ricostruire il Paese?

Tra i punti chiave del programma politico del 2015 c’era la questione riguardante la riforma elettorale. Secondo lo scorecard realizzato dal CSIS (Center for Strategic & International studies), sulle riforme più significative pianificate ed eseguite dal Governo Macri, il Presidente ha promesso che il 2018 sarebbe stato l’anno per regolamentare le campagne elettorali, attraverso l’eliminazione o la limitazione del voto obbligatorio nelle primarie e l’attuazione di un sistema di voto unico elettronico nazionale. Quest’ultima modalità di voto avrebbe implicato nuove campagne per finanziare la regolamentazione del sistema, sarebbero state abolite le ‘listas colectoras’, ovvero le liste collettive, fatta eccezione per le coalizioni tra più partiti, e ci sarebbe stato un database obbligatorio per i canditati presidenziali. Attualmente la riforma sulle campagne elettorali è ancora in corso e il Governo auspica di portarla a termine entro la fine dell’anno, come si evince dallo status delle riforme di Casa Rosada sulla Presidencia de la Naciòn.

Un’altra questione sulla quale il Governo argentino sta lavorando, ma che non è riuscito ancora a sviluppare, riguarda la riorganizzazione del sistema giudiziario del Paese. In quest’ottica è stato realizzato il programma Justicia 2020, che intende dare una minore influenza politica al Consiglio dei magistrati con l’obiettivo di renderlo meno influente riguardo la nomina e la destituzione dei giudici. Justicia 2020 si pone l’obiettivo di ridurre il potere dei pubblici ministeri, di estendere il numero delle ore di lavoro ai giudici e ridurre il tempo dei processi. Tra gli obiettivi portati a termine rientrano: più trasparenza nei casi che coinvolgono funzionari di Governo e l’estensione delle sanzioni penali anche alle aziende. Il primo obiettivo lo si è raggiunto grazie all’attuazione di due decreti: Il decreto 201/2017 che si concentra sui casi della Procura del Tesoro tra le agenzie governative e il Presidente, il Vicepresidente, i ministri del Governo e i loro parenti stretti; e il decreto 202/2017 riguardante le offerte o i contratti stipulati tra le agenzie governative e i parenti dei pubblici ufficiali, e dispone di controlli severi sui procedimenti di attuazione.
Infine, un ulteriore obiettivo politico del Governo Macrì è quello di combattere il nepotismo all’interno del Paese. A tal fine, il Governo argentino ha emesso un decreto secondo il quale ai membri del Gabinetto sarebbe proibito impiegare amici o parenti all’interno dei ministeri. Stando a questa norma, secondo l’analisi del CSIS, 40 familiari dei Ministri attuali dovrebbero lasciare i loro posti di lavoro nel giro di 30 giorni.

Se da un lato il Governo Macrì  ha iniziato il suo mandato nell’ottica di portare a termine importanti riforme politiche, dall’altro è stato al contempo pesantemente criticato perché considerato troppo di destra e perché attraverso le sue riforme politiche avrebbe ridotto la libertà. Secondo il report di ‘PwC Argentina’, sugli eventi accaduti durante i primi anni del mandato del Presidente Macrì sono stati incrementati anche i rapporti bilaterali con diversi Paesi.

Durante il suo primo anno al Governo, Macrì ha infatti ricevuto le visite dell’ex Primo Ministro italiano Mateo Renzi, dell’ex Presidente francese Francois Hollande, dell’ex Presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama, del Primo Ministro canadese Justin Trudeau, del Primo Ministro giapponese Shinzo Abe, e dell’ex segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon.

Durante il secondo anno di amministrazione di Macri, ha continuato a ospitare rinomati leader internazionali. Nel giugno 2017, il Primo Ministro tedesco Angela Merkel ha incontrato Macri a Buenos Aires, segnando la prima visita ufficiale di un leader tedesco in 15 anni. Durante la sua permanenza in Argentina, la Merkel ha elogiato le misure adottate dal nuovo Governo, in termini di riforme attuate e cooperazione internazionale, e ha sostenuto l’inclusione del Paese nell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico). Nell’agosto 2017, Macri ha ricevuto una visita del vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, con il quale ha discusso di un incremento del commercio bilaterale in modo da renderlo più vantaggioso per entrambi i paesi. Secondo quanto affermato nel report di ‘PwC Argentina’, uno dei risultati del Governo argentino in termini di scambi bilaterali è stata l’autorizzazione definitiva per le esportazioni di limoni negli Stati Uniti dopo un divieto di ben 16 anni.

Per quanto riguarda il settore privato, l’Amministrazione Macri si è posta come obiettivo quello di recuperare la fiducia degli investitori. Nel 2016 è stato organizzato l’Argentina Business and Investment Forum, con la partecipazione di oltre 2.000 imprenditori, investitori e politici provenienti da 67 diversi Paesi, i quali sono stati invitati a prendere parte alla nuova fase economica del Paese. Nel report di ‘PwC’ si legge che: «varie compagnie straniere hanno dimostrato il loro interesse per gli investimenti a livello locale, per un totale di oltre 74 miliardi di dollari». Inoltre, dopo dieci anni di assenza, l’Argentina ha partecipato ancora una volta al World Economic Forum di Davos, dove i funzionari dell’Amministrazione Macri hanno colto l’occasione per incontrare politici e uomini d’affari leader a livello mondiale per coordinare gli investimenti transfrontalieri e le relazioni commerciali.

Questa settimana l’Argentina ospiterà il Gruppo dei 20 e potrebbe essere un’occasione ulteriore per rafforzare i rapporti internazionali con gli altri Paesi. Benjamin Gedan, un esperto di Argentina presso il Woodrow Wilson International Centre for Scholars, in un’intervista al ‘The Standard’ ha affermato: «L’intenzione originale dell’Argentina era quella di usare il G20 per mostrare che aveva trasformato l’economia del Paese, e invece accoglie i leader mondiali in un momento di recessione economica». Macrì durante il suo mandato ha cercato, in un momento in cui gli altri Paesi erano orientati al protezionismo, di riportare l’Argentina ad operare in un mercato globale. La speranza del Presidente era quella di firmare diversi trattati di libero scambio con gli Stati Uniti, l’Unione europea e altri membri del Mercosur, in modo da favorire i finanziamenti esteri e riequilibrare i prezzi dei prodotti importati. Le speranze di Macrì sono però risultate vane e lo stesso Presidente ha affermato: «Durante i primi anni di Governo abbiamo avuto un contesto favorevole, oggi non è più così. Sta salendo il petrolio, si svalutano le monete dei Paesi stranieri. Il problema che abbiamo è che siamo uno dei Paesi più dipendenti dal finanziamento estero al mondo».
Nonostante le riforme politiche attuate dal Governo Macrì, dal punto di vista economico l’Argentina sta attraversando un momento di crisi ed utilizzando le parole di Gedan: «Invece di una vetrina, il G20 sarà per l’Argentina un’opportunità per chiedere il sostegno internazionale».

Non è da sottovalutare il fatto che nel  2019 si svolgeranno le elezioni presidenziali  -le elezioni primarie (Paso) si terranno il prossimo 11 di agosto, le elezioni generali (presidenziali e rinnovo delle Camere) si terranno il 27 ottobre, eventuale ballottaggio è previsto invece per il 24 di novembre.  Poco meno di un anno per Macrì per dimostratrare di riuscire a portare a casa almeno qualcuna delle riforme promesse definitivamente attuata, il tutto in mezzo a una recessione molto pesante e insidiosa. La candidatura di Macrì non è ancora ufficiale, ma appare scontata, anche perché le elezioni di metà mandato di ottobre 2018  -metà seggi della Camera dei Deputati e un terzo di quelli del Senato- per Macri, ovvero per la sua coalizione di centro-destra sono andate molto bene e la sua presidenza ne è uscita consolidata, malgrado tutto.

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