giovedì, Dicembre 12

Areva, il lato oscuro francese field_506ffb1d3dbe2

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A resident walks past France's state-own

Kigali – Il 10 gennaio 2014 la capitale del Niger Niamey è stata il teatro di un’imponente manifestazione studentesca contro la multinazionale francese Areva leader mondiale nel settore nucleare con sede a Rue Lafayette Parigi. La multinazionale, specializzata nella produzione di energia nucleare civile, mantiene una significativa presenza anche in altre attività: minerarie, ricerca, costruzione reattori nucleari, trattamento scorie radioattive, energie rinnovabili. Le migliaia di studenti guidati dallo slogan “Areva, rispetta la legge invece di fare la legge!” sono stati supportati da ventitré Ong Nigerine, dalle maggiori organizzazioni sindacali del Paese e dalla Ong internazionale OXFAM. La protesta, che rischia di gettare benzina sul fuoco delle già tese relazioni tra la popolazione e l’attuale Presidente  Mahamadou Issoufou, accusa il Governo del Niger e la multinazionale francese di relazioni opache ai danni della popolazione e degli interessi nazionali.

Il Presidente Mahamadou Issoufou conquistò il potere tramite il  colpo di stato del febbraio 2010 che spodestò il Presidente Mamadou Tandja. Pur avendo  rispettato la promessa di restituire il potere ai civili, Issofou si presentò alle elezioni presidenziali del gennaio 2011 ottenendo una contestata vittoria. Il malcontento della popolazione e di alcuni settori dell’esercito si manifestò nel luglio 2011 quando fu organizzato un fallito tentativo di assassinio

L’obiettivo del movimento universitario che si è creato contro Areva è di difendere la sovranità del popolo nigerino e le risorse naturali del Paese, come afferma Inoussa Abdouramane, leader della protesta e Segretario Generale della Unione degli Studenti Nigeriani dell’Università di Niamey. Alla protesta contro l’Areva sono state associate le pessime condizioni di studio,  la corruzione della classe politica nigerina e la politica imperialista della Francia.

Areva e il Governo sono in piena fase di negoziazione dei diritti di sfruttamento delle due miniere di uranio, Somaïr e Cominak, situate al nord del paese ed attive dagli anni Settanta. Il Niger è il quinto produttore di uranio al mondo e rappresenta il 32% della produzione elettrica francese prodotta dalle centrali nucleari e il 60% della produzione di uranio della Areva che vende ai principali paesi industrializzati che hanno legalizzato le centrali nucleari. Pur essendo una tra le principali realtà economiche del Paese, impiegando 1.600 unità di personale locale, l’Areva attua un’atroce speculazione sul Paese, protetta politicamente e militarmente dal Governo francese.

Nonostante l’immensa produzione di uranio rappresenti il 35% delle esportazioni, contribuisce solamente per il 5% al PIL del Niger. L’aumento dei costi dell’uranio registrati dal 2006 hanno privato al Paese africano di milioni di euro a causa di un conveniente contratto ultra decennale stipulato dall’Areva che riconosce un misero 5,5% di royalities al Niger in cambio di enorme e scandalose esenzioni fiscali. La nuova legge sullo sfruttamento dei minerali obbliga le multinazionali di pagare delle royalities del 12%. Una legge ridicola visto che la maggioranza dei Paesi africani ha abbandonato il sistema delle royalities per adottare quello della compartecipazione societaria (joint-venture) dove i governi africani detengono dal 40 al 54% delle azioni. Nonostante questa irrisoria percentuale stabilita dal Governo di Niamey, la Areva è stata esentata dal rispetto della legge.

Dinnanzi alle proteste popolari, iniziate nel dicembre 2013,  Mohamed Bazoum, Ministro degli Affari Esteri e Presidente del PNDS (Partito Nigeriano per la Democrazia e il Socialismo), ha spiegato l’esenzione concessa alla multinazionale come l’unica possibilità di salvare i posti di lavoro dinnanzi alla minaccia di fermare le miniere fatta da Areva. «Abituata a comandare sul paese, la multinazionale lancia minacce irrealistiche per mantenere convenzioni a lei convenienti. Come può la Areva chiudere le miniere che offrono il 32% del fabbisogno elettrico francese?» recita la dichiarazione comune delle Ong, organizzazioni studentesche e sindacati resa pubblica il 10 gennaio scorso.

Nella dichiarazione il fronte anti-Areva condanna il silenzio delle autorità nigerine che hanno incluso nei vecchi accordi una terza miniera, quella di Imoruaren che conterrebbe una quantità di uranio superiore a quella dei primi due giacimenti, secondo stime tecniche indipendenti. Il fronte anti-Areva aveva indetto una manifestazione di massa per il 25 gennaio che è stata proibita dalle autorità giudiziarie di Niamey. Gli organizzatori hanno preferito non sfidare il Governo a seguito di voci non confermate su indicazioni segrete diramate dal Ministro degli Interni alla polizia anti sommossa di utilizzare il massimo della forza per disperdere l’eventuale manifestazione illegale. Il fronte anti-Areva sta organizzando una manifestazione per il prossimo mese di febbraio.

La multinazionale francese rigetta le accuse del movimento, affermando che il 80% dei profitti generati dalle mine sono pagate al Governo del Niger. Affermazione smentita dalla Ong OXFAM con dati alla mano. Dal 1971 al 2010 il Governo Nigerino ha percepito 459 milioni di euro, corrispondenti al 13% del valore totale delle esportazioni dell’uranio nigerino registrati nello stesso periodo; 3,5 miliardi di euro.  «In Francia una lampadina su tre è illuminata grazie all’uranio nigerino. In Niger quasi il 90% della popolazione non ha accesso all’elettricità», dice l’articolato rapporto di OXFAM “Areva au Niger: à qui profite l’uraniun? pubblicato nel dicembre 2013. «Il quarto produttore mondiale di uranio basa le sue fortune sullo sfruttamento delle miniere del Niger, un paese tra i più poveri del mondo, al penultimo posto della classifica dello sviluppo umano redatta nel 2013 dalle Nazioni Unite, prima della Repubblica Democratica del Congo, anch’essa potenziale produttrice di uranio», recita il rapporto.

Le dichiarazioni di OXFAM non rientrano nella vasta letteratura di allarmismo delle Ong per raccogliere fondi, ma riflette fedelmente la realtà del Paese. La popolazione del Niger è stata esposta a più riprese alla carestia ed insufficienza alimentare dal 2005 ai giorni nostri. I tassi di educazione e di accesso alla sanità sono catastrofici: infrastrutture inesistenti, una media di 3 dottori ogni 100.000 abitanti, il più alto tasso di mortalità infantile del mondo, 71,3% di analfabeti, aspettativa di vita che si ferma a 55 anni. Il Paese fin dalla indipendenza ha vissuto varie brutali dittature e di fatto è sotto la tutela politica della Francia. Ogni cambiamento di regime é stato deciso dalla Cellula Africana dell’Eliseo meglio conosciuta come France-Afrique.

La multinazionale francese propaganda un serio impegno sociale ed assistenziale nel Paese, tramite costruzione di scuole, ambulatori, strade e aiuti alimentari. Una propaganda smascherata dal indomabile  quotidiano francese ‘Le Canard Enchaîné’, rivelando che nel 2005, durante la prima terribile carestia in Niger, la donazione di 120.000 euro in aiuti alimentari fatta dalla Areva era stata organizzata tramite un utilizzo non chiaro di fondi terzi provenienti  dalla Ong Francese Réussir di Bernard Kouchner fondatore della famosa Ong Medici Senza Frontiere e contestata figura politica francese legata ai misteri della France-Afrique. Kouchner fu l’ideatore di una serie inaudita di falsi rapporti redatti da MSF durante il genocidio in Rwanda del 1994 per favorire l’approvazione delle Nazioni Unite e dell’opinione pubblica mondiale riguardo l’invasione militare francese denominata “Operazione Turquoise” con l’obiettivo di salvare le forze armate e le milizie responsabili del genocidio. La Ong Réussir è sospettata di essere uno strumento per canalizzare fondi per finanziamenti traversali e illeciti.

Nel novembre 2009 un rapporto di Greenpeace accusa la Areva di aver contaminato due villaggi vicino alla sue miniere causando casi di tumore e leucemia presso la maggioranza della popolazione. Nonostante le accurate prove prodotte, le magistrature francese e nigerina decisero di non aprire un’inchiesta sulla multinazionale e nessuna vittima è stata compensata. ‘Le Canard Enchaîné’  e il ‘The Financial Times rivelano che dal 2007 l’Areva e il Governo Francese sono impegnate in una guerra senza esclusione di colpi contro la multinazionale Sino-U  e la Cina per il controllo dell’uranio in Niger. Questa guerra sarebbe in parte responsabile dell’instabilità nel nord Mali e dell’aumento delle attività terroristiche in Niger.  Fino al 2007 la Areva deteneva il monopolio sull’uranio, perduto a causa della decisione del Presidente Mamadou Tandja di aprire il mercato agli investitori cinesi.

Vari sono gli indizi di una guerra sino-francese combattuta per procura. Nel luglio 2007 il Direttore della Areva-Niger, Dominique Pin, venne espulso dal Niger con le comprovate accuse di finanziare un tentativo della ribellione Tuareg per abbattere il Governo Nigerino. Nel 2012  l’Areva è stata vittima di un attacco terroristico contro le sue miniere dove si sospetta la complicità dei servizi segreti cinesi. L’apertura alla Cina attuata dal Presidente  Mamadou Tandja è stata all’origine del colpo di stato del 2010 quando l’Eliseo, su pressioni di Areva, ha sostenuto Mahamadou Issoufou, considerato un politico più leale agli interessi francesi. Tandja fu arrestato e rilasciato il 10 maggio 2011 a condizione di un ritiro totale dalla scena politica del paese. Patto fino ad ora rispettato dall’ex Presidente.

L’Areva, oltre a governare di fatto il Niger, rappresenta la più oscura multinazionale della storia della Repubblica francese. Fondata nel 2001, la multinazionale in realtà è la trasformazione della ditta Framatome fondata nel 1958 da diverse ditte francesi, il gigante industriale francese degli armamenti Schneider Group e dalla multinazionale americana Westinghouse. La Framatome fu la prima industria nucleare civile europea sospettata di essere anche una copertura per il progetto di armamento nucleare dell’esercito francese, utilizzando i metodi che la Francia accusa attualmente l’Iran, accuse fino ad ora non supportate da prove convincenti.

L’iniziativa di fondare la Framatome fu presa dal Governo e dalla Schneider che controllerà la neonata ditta imponendo una ombra sinistra sulle sue attività a causa delle scelte politiche della multinazionale di armi francesi negli anni Trenta, quando finanziò la campagna elettorale di Adolf Hitler nel 1932 attraverso la casa automobilistica cecoslovacca Skoda. La Scheneider finanziò l’avvento del Fascismo in Ungheria e il Governo fascista di Vichy. La Schneider è stata sospettata anche di aver contribuito clandestinamente al riarmo della Germania fino al 1938. Il principale azionario della multinazionale Areva è il Governo francese che dichiara di possedere il 78,9% delle azioni Areva. Dichiarazione contrastata da vari media francesi che valutano la partecipazione statale al 90%.

Il Governo francese agisce in collaborazione con il Governoamericano tramite la filiale Areva USA guidata da Spencer Abraham , ex Segretario dell’Energia degli Stati Uniti. L’Areva è un complesso network presente a livello industriale in 43 Paesi e con una rete commerciale in 100 Paesi. I dati ufficiali del 2010 indicavano una forza lavoro di 48.000 persone. Nel 2006 il mensile finanziario ‘Fortune Magazine ha definito l’Areva «Il numero uno delle multinazionali energetiche». L’Areva controlla anche varie aziende di ingegneria informatica come la famosa EuriwareSecondo i dati forniti dal suo sito ufficiale, la Areva realizza 9,1 miliardi di vendite annue ed controlla la produzione energetica della Francia e larghe percentuali della produzione energetica in vari Paesi Europei come per esempio il Nord Italia.

Le inquietanti vicende finanziarie della multinazionale francese iniziano con la decisione del Governo Francese di privatizzare l’azienda nel 2010 dopo aver aumentato il capitale del 15% con il denaro pubblico.  Decisione rinviata a seguito di una vasta opposizione popolare e dei principali partiti. L’intenzione di privatizzare l’Areva era stata già tentata dal governo di Jean-Pierre Raffarin nel 2003. Nel ottobre 2005 il  Primo Ministro Dominique de Villepin fu costretto a sospendere il processo di privatizzazione causa una pericolosa opposizione dell’opinione pubblica.

Dopo il secondo fallimento di privatizzazione  della Arena seguono misteriosi avvenimenti finanziari. Nel dicembre 2011 l’Areva dichiara improvvisamente una perdita pari a 1 miliardo di Euro interrompendo la sua partecipazione alla Borsa di Parigi.  Il Governo Francese non solo conferma i dati ma prevede una perdita per il 2012 pari a 1,6 miliardi di euro. La Areva sospende i lavori di estensione della Centrale La Hague Reprocessing Plant nel nord della Francia, la costruzione dell’industria Melox nel sudovest e due siti annessi alla centrale di Tricastin nel sud.

In Africa, l’Areva annuncia l’arresto dei lavori di estensione delle mine di uranio di Bakouma (Repubblica Centroafricana) di Trekkopje (Namibia) e Ryst Kuil (Sud Africa). I lavori per la costruzione della centrale nucleare Eagle Rock Enrichment Facility negli Stati Uniti vengono ritardati di un anno. Nel marzo 2012 Areva annuncia un deficit di 2,4 miliardi di dollari. L’annuncio basato sul nulla, (visto che l’anno commerciale 2012 era appena iniziato e l’ultima verifica risaliva al 2011 con un deficit dichiarato di 1 miliardo di euro) causa la chiusura degli impianti in Germania e il licenziamento di 1.500 lavoratori tedeschi. Il Governo francese dichiara la drastica caduta del prezzo dell’uranio, nonostante che la domanda energetica, in costante aumento dal 2011, sia superiore alla capacità estrattiva mondiale a causa di alcune miniere non attive in Paesi africani instabili come gli immensi giacimenti nella Provincia del Katanga, Repubblica Democratica del Congo.

Le pubblicazioni specializzate finanziarie tengono nascosta una curiosa notizia. Nel maggio 2011, pure essendo teoricamente in piena crisi, l’Areva si lancia in una serie di acquisizioni off-shore di quatto importanti aziende mondiali: la Areva Koblitz (100% di partecipazione), la Erame (25,63%) la Safran (1,99%) e la Suez Environnement (1,41%). Le operazioni finanziarie off-shore non rientrano nei bilanci ufficiali delle multinazionali, quindi facilmente occultabili all’opinione pubblica. Secondo vari economisti europei il Governo francese starebbe alterando i conti della multinazionale (che sarebbero in attivo) per dichiararla non finanziariamente sostenibile ed attivare un processo di privatizzazione irreversibile.

Oltre ai misteri finanziari varie prove portano a rafforzare i dubbi di attività sovversive della Areva in molti Paesi sensibili. La Areva è sospettata di essere coinvolta in attività militari per il rafforzamento della capacità nucleare francese come i sottomarini classe Barracuda. É sospettata di fornire tecnologia militare nucleare a Israele e di fare enormi pressioni sul Governo Francese e sull’Unione Europea per bloccare il nucleare civile dell’Iran. Nel gennaio 2007 partecipa alla ricostruzione dell’Iraq ottenendo in circostanze non trasparenti l’appalto per la riabilitazione di varie centrali elettriche. Tra il 1998 e il 2004 l’Arena aveva formato un cartello illegale con altre undici compagnie energetiche europee e asiatiche, con l’obiettivo di spartirsi equamente contratti pubblici, attuare ingiustificati aumenti dei prezzi, spartirsi i mercati mondiali, attuare spionaggio industriale e  corrompere  Enti Pubblici e Governi.

Queste attività illegali furono scoperte da un’indagine ordinata dalla Commissione Europea che condannò la multinazionale francese ad una multa di 53 milioni di euro. É in Africa che le attività sovversive della Areva si concentrano. Nel agosto 2007 il quotidiano francese Le Parisien rivela l’accordo segreto firmato dal Presidente Nicolas Sarkozy e il dittatore Libico Gaddafi per la costruzione di una centrale nucleare nucleare come contropartita del avvenuto rilascio delle infermiere bulgare che rappresentò la pietra miliare della diplomazia internazionale di Sarkozy.

Philippe Delaune Vice Direttore della Agenzia Atomica CEA denunciò la Areva di aver ricevuto segretamente la commessa per la costruzione di una centrale nucleare e il passaggio di tecnologia sensibile alla Libia, Stato considerato terrorista alla stessa stregua di Iran e Corea del Nord. Il Portavoce del Partito Socialista francese Jean-Louis Bianco dichiarò all’epoca che l’accordo siglato era “geo-politicamente irresponsabile”. L’intervento del Governo Tedesco e degli Stati Uniti fermarono la realizzazione della centrale atomica in Libia. Nel 2011 l’esercito francese partecipò attivamente alla caduta del regime Gheddafi sostituita dall’attuale Governo di transizione ostaggio delle varie milizie. La Libia è divenuta un paese fantasma e paradiso delle principali organizzazioni terroristiche internazionali.

Oltre a finanziare direttamente la dittatura in Niger, la multinazionale francese è pesantemente coinvolta nei recenti avvenimenti nella Repubblica Centroafricana. L’Areva controlla la miniera d’uranio A Bakouma (centro nord), considerata dal Ufficio di Ricerche Geologiche e Minerarie BRGM (un ente statale francese) la miniera più ricca di uranio nella regione, poco profonda e facile da sfruttare con tecniche d’estrazione a cielo aperto poco costose. Il controllo della Areva avviene per vie dirette tramite una ditta presta nome; Uramin Corp – UraMin fondata da Stephen Dattels e James Mellom, registrata nel famoso paradiso fiscale delle Isole Vergini e acquistata dalla ditta francese Atomic Annie  di proprietà di Annie Lauvergeon eminenza grigia del nucleare francese, Direttrice della Areva dal 2007 al 2011 e socio onorario dei principali centri di potere finanziario mondiali Bilderberg Group  e Trilateral Commission fondato daDavid RockefellerQuesta serie di scatole cinesi e l’illegale compravendita sulla miniera di Bakouma (1,9 miliardi di euro) fu avvallata dal Presidente Nicolas Sarkozy e finanziata con il denaro pubblico. La Atomic Annie risulta tra le principali compagnie francesi che hanno finanziato tutte le campagne presidenziali di Sarkozy.

La Areva  e le sue ditte prestanome hanno finanziato il regime di Francois Bozizé fino al contrasto con il Presidente Centroafricano avvenuto agli inizi del 2011. La multinazionale francese è sospettata di aver finanziato successivamente la ribellione Séléka che prese il potere nel marzo 2013. Sospetti rafforzati dalla protesta di massa del gennaio 2013 davanti alle Ambasciate Francese e Americana nella capitale Bangui dove i manifestanti accusarono Areva e Parigi di sostenere i ribelli. Il Governo Transitorio del Presidente Michel Djotodia inizialmente appoggiò l’acquisto della Areva di un imporrante miniera di Uranio al sud del paese. Appoggio riconfermato dal nuovo Presidente ad Interim Chatherine Samba-Panza.

Areva é sospettata di essere la co-autrice delle schizofrenica politica francese in Centroafrica che ha portato all’appoggio delle milizie cristiane, alle dimissioni di Djotodia e alla nomina di Samba-Panza, politica ampiamente descritta dal ex Generale Jean-Bernard Pinatel, luminare della Intelligence Francese. L’incidente avvenuto il 24 giugno 2012 presso gli stabilimenti della Areva a Bakouma, attaccati dal ribellione ciadiana-centroafricana del Fronte Popolare di Ricostruzione (FPR), rivelò la presenza di soldati francesi in protezione degli stabilimenti Areva. Presenza negata dall’Esercito Francese nonostante che sarebbe prassi abituale nei paesi africani dove la multinazionale opera.

Nonostante le attività illegali, la probabile falsificazione dei libri contabili per attuare il progetto di privatizzazione, i disastri ambientali e le attività sovversive in Africa, l’Areva non ha subito nessuna inchiesta da parte del Governo francese per il semplice motivo che la multinazionale è parte integrante della strategia energetica francese e  del dominio della France-Afrique. Possiamo tranquillamente dire che Areva rappresenta la faccia più brutale del neo colonialismo francese in Africa. 

 

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