domenica, Aprile 5

Archeologia: non petrolio, ma energia rinnovabile 13 mila presenze oltre ai big della scienza, della cultura e della comunicazione a TourismA, la tre giorni di Firenze sul turismo culturale – Sul coronavirus, le parole di Mario Tozzi e Alberto Angela

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Fra sarcofagi egizi, scavi etruschi, campagne archeologiche, missioni in tempo di guerre, storie di gladiatori e icone rinascimentali, scuole di geroflifici,  non poteva mancare il fantasma che semina terrore e che sta cambiando, speriamo seriamente, le nostre abitudini: quello del Coronavirus, che ha fatto la sua apparizione anche a TourismA 2020, il Salone dellarcheologia e del turismo culturale, che per ben 3 giorni ha richiamato a Firenze migliaia di visitatori, quasi 13 mila, 320 relatori (tra archeologi, scienziati, filosofi, registi, esperti di comunicazione), 35 convegni e oltre 100 espositori nazionali ed esteri.

La partecipazione di un eccezionale numero di esperti, personalità mediatiche ed espositori, insieme a quella di un pubblico di molte migliaia di persone” – commenta Piero Pruneti direttore di tourismA – “conferma il nostro Salone su scala europea come la manifestazione più importante e partecipata per la promozione dei beni culturali. “TourismA’ è una riprova del grande entusiasmo che la cultura comunicata bene è capace di suscitare”. Tra i big intervenuti in questa edizione il direttore degli Uffizi Eike Schmidt, lo storico dell’arte Philppe Daverio, l’archeologo Andrea Carandinigli scrittori Eva Cantarella e Valerio Massimo Manfredi, lo studioso Louis Godartil regista Pupi Avati, il critico d’arte Vittorio Sgarbi Il gran finale come sempre è stato affidato al padrino della manifestazione Alberto Angela, che ha sfiorato anche lui il fantasma del virus, trattandolo con la serietà e la compostezza note e che il tema merita. Tema evocato con la consueta competenza, senza creare paure ed allarmismi (come purtroppo avviene da altre parti), da quel comunicatore e divulgatore scientifico che è Mario Tozzi.

Da entrambi si sono udite parole sagge e responsabili sul fantasma che si aggira nel  mondo e crea vittime, allarme, disagi e blocco delle attività produttive e sociali, di fronte al quale è doveroso chiedersi: come dobbiamo porci? Con quale consapevolezza? Diamo la parola a Tozzi: anche lui, il virus, tiene a dire Tozzi, viene da lontano. “Da molto più lontano di noi soggetti umani. Per cui, non possiamo pensare di non essere toccati dai batteri perché li abbiamo sconfitti, non è così. Non ci rendiamo conto che i veri dominatori del pianeta sono loro“. I batteri afferma Tozzi – “ sono le prime forme di vita: esistevano già tre miliardi e mezzo di anni fa e pur essendo molto semplici si replicano in maniera molto efficiente trovando sempre nuove strategie. E’ difficile distinguere i buoni e i cattivi, te li devi tenere tutti e conviverci cronicizzandoli come è successo col retrovirus hiv. Il coronavirus fa molta paura perché la società è molto globalizzata, viaggia molto. Il contagio è molto elevato ma la mortalità è bassa per adesso, sotto il 5%. Il virus non vuole uccidere ma solo tenersi in vita e replicarsiquante più volte possibile, esattamente come noi umani“.

Non poteva mancare da parte sua anche un accenno al cambiamento climatico, che è il tema fondamentale del nostro tempo, di cui ancora a molti, troppi, a livello politico, sfugge ( o si ostinano a negare) il nesso tra clima e gli assettieconomici e produttivi basati sullo sfruttamento forsennato delle risorse e le ingiustizie e disuguaglianze sociali, che il Pontefice non si stanca mai di condannare. Il cambiamento clima, è legato ai microrganismi e il fatto che i sapiens allevino animali, ovvero che vivano in grandi città in massa con gli allevamenti vicini, incide.E’ un po’ il veicolo della città che rende questo contagio molto rapido“. Tozzi ne ha parlato a margine di un intervento su come raccontare la ricerca e stimolare la partecipazione, che ha affascinato e inchiodato sulle poltrone dellAuditorium i numerosi studenti presenti. Certo, lepidemia ha avuto i suoi riflessi anche su TourismA, aveva anticipato Piero Pruneti, Direttore di Archeologica Viva e ideatore ed organizzatore di questa kermesse nel senso che non sono potuti venire i cinesi, ma abbiamo allestito uno stand su Shangai e se ne è parlato anche ai margini di un convegno. Infatti, sulle ricadute negative sul piano economico di questa epidemia, la direttrice del Ciset (il centro Internazionale di studi sulleconomia del turismo), Mara Manente, ha detto che se non ci fosse più alcun flusso proveniente dallarea asiatica, la perdita complessiva per il Bel Paese si aggirerebbe sui due miliardi di euro annui. Tra le regioni che ricevono il maggior flusso dal cosiddetto Far East, vi sono la Toscana e il Veneto, che perderebbero circa trecento/quattrocento milioni di euro“.

Malultima parola, che vale soprattutto consiglio, è stata quella di Alberto Angela, che ha chiuso TourismA, davanti ad un affollatissimo Auditorium. Incalzato dalle domande di Piero Pruneti, ha detto la sua sul coronavirus: Bisogna usare il buon senso perché certamente è qualche cosa che non possiamo prendere sotto gamba. Dobbiamo seguire quello che dicono, certe misure possono sembrare draconiane ma in questi casi sono importanti. Insomma bisogna usare il buon senso e la cautela. Ci sono delle disposizioni e bisogna seguirle tutte. E’ importante poi fidarsi delle notizie certe e non delle sparate sul web. In questo è importante cercare la fonte giusta“.

Ricollocato dunque ilvirus nella sua dimensione storico-scientifica, cerchiamo qui di ripercorrere con  la curiosità del visitatore,  alcuni momenti, tra i tantissimi che è addirittura impossibile elencare, quelli che diquesta Festa dellarcheologia ci sono rimasti maggiormente impressi. E il primo è stato lincontro con legittologa Patrizia  Piacentini,Università di Milano, direttore della Missione archeologica-italo egiziana, che ha trasmesso al pubblico lentusiasmo e lo stupore che lei stessa provò di fronte a due singolari ritrovamenti allinterno dello scavo archeologico ad Assuan, in Egitto, dove sono state ritrovate 35 sepolture, databili tra il III millennio A.C. al II Sec. dC. Ma le sorprese sono venute dalla tomba AGH026 e riguardano i frammenti del coperchio di un sarcofago sul quale era rappresentato niente meno che il muso di un leopardo (simbolo di forza e determinazione), dipinto con colori vivacissimi, che la delicata opera di  restauro ha restituito tali e quali erano.

Laltro straordinario ritrovamento, in una stanza accanto, è quello di alcuni resti vegetali risultati poi essere dei pinoli. Una scoperta eccezionale, dal momento che la pianta era dimportazione. Forse dallAsia minore. Pinoli come quelli che ci procuravamo da piccoliquando spaccavamo le pine cadute sulla spiaggia. E emozionante sapere che quei pinoli, importati da terre lontane, erano presenti nella cucina di questa famiglia vissuta presumibilmente nel 1 secolo dC. Luso dei pinoli era noto ad Alessandria dEgitto nella preparazione di salse e piatti, citati da Marco Gavio Apicio, nel suo De re coquinaria, una collezione di ricette raccolte a Roma allepoca dellimperatore Tiberio. Ci piace immaginare che le persone sepolte in quella tomba amassero questo seme raro, tanto che i loro parenti deposero accanto ai defunti una ciotola che li conteneva affinché potessero cibarsene per leternità. Uniscrizione geroglifica su un pezzo di legno ha consentito di individuare la sepoltura di un personaggio di livello sociale molto alto, tale Pamerih, capo delle truppe di Assuan. Saputo dei buoni rapporti di collaborazione che permangono tra gli archeologi ed operatori culturali dei due paesi, balza evidente il contrasto tra quanto avviene sul terreno culturale, rispetto al versante politico-istituzionale, che nega verità a giustizia sul caso Reggeni e, ora anche su quello del giovane Patrick. Quello culturale è il modello da seguire.

Quando le autorità egiziane locapiranno sarà sempre tardi. Le campagne di scavo in Italia e nel mondo (interrotte, almeno sul campo, quelle nei territori devastati dalle guerre e dalle distruzioni, in Siria e Libia in particolare), sono come sempre lasse portante di TourismA e anche stavolta lattenzione è stata catturata dal racconto dei responsabili delle missioni archeologiche nel Maghreb, nel Kurdistan iracheno, alla frontiera tra Anatolia e Siria, nonché dai vari progetti che riguardano il nostro territorio (da Ostia antica alla Sardegna nuragica, dai parchi archeologici siciliani a quello del Colosseo). In questo contesto, TourismA ha voluto ricordare un uomo e un archeologo di valore come Sebastiano Tusa, Soprintendente del Mare e Assessore regionale nel governo della Sicilia, deceduto in un incidente aereo avvenuto in Etiopia il 10 marzo dello scorso anno ( altri 7 italiani tra le vittime dell’Ethiopian Arilines), pochi giorni dopo aver preso parte a TourismA. Il ricordo è stato affidato a Vittorio Sgarbi, che con Tusa  aveva condiviso alcune battaglie (l’appello per l’abbattimento del Ponte Morandi di Agrigento, la Mostra su Antonello da Messina, a Milano, la ricostruzione del Tempio di Selinunte). ”Delle cose che accadono nella vita, la peggiore è quella che investe il tema della morte, che in questo caso è speculare a mio vantaggio e a suo danno. Quando me ne andai in modo burrascoso e polemico con il presidente, dissi che il mio successore ai Beni Culturali doveva essere Tusa. Così è accaduto. Quindi lui ha preso il mio posto e l’ultimo viaggio che ha fatto, lo ha fatto al mio posto, morendo al mio posto. “ Con questo  personale ricordo Sgarbi ha rilanciato l’idea, davanti alla moglie dello scomparso, la studiosa Valeria Livigni, di battersi per la ricostruzione del tempio, nel nome di Tusa, un uomo con il cuore rivolto al passato ma la mente proiettata al futuro, per il quale il lavoro era una forma di impegno civile, totale e totatilizante, a cui si dedicava interamente, un uomo che sognava una Sicilia diversa e bellissima, come lo ricordano i suoi colleghi della Sovrintendenza del Mare.

Altro tema di particolare interesse, quello sulle discriminazioni di genere, sollevato dalla scrittrice Eva Cantarella, colpa a suo dire, dei miti greci, a partire da Pandora, forgiata da Efeso e portatrice del famoso vaso che, se aperto,avrebbe liberato tutti i mali del mondo. ‘Gli inganni di Pandora: l’origine delle discriminazioni di genere nella Grecia antica’ (Feltrinelli), è il titolo della sua ultima fatica letteraria, che riconduce al celebre mito che dallantica società pre-letterata dei poeti, ha attraversato i millenni. ”Appartengo a una generazione – spiega la Cantarella – “che ha dovuto combattere contro molti pregiudizi. Fino a solo cinquanta, sessant’anni fa le discriminazioni di genere erano scritte nei nostri codici. In un momento in cui le donne hanno finalmente conquistato dal punto di vista formale la parità giuridica e in buona parte (ma con molti problemiancora) anche la parità sostanziale, c’è il rischio che si torni indietro. Conoscere la storia, aiuta». E a proposito di storia secondo la scrittrice va sfatato una volta per tutte anche il mito del matriarcato etrusco. Un’idea assolutamente superata, in realtà le cose andarono diversamente.

Altra novità, la ‘Toscana a mura aperte, un progetto già in fase di attuazione che riguarda il restauro e la restituzione alla pubblica fruizione di mura, torri e castelli. Che rimanda al tema, di cui si è ampiamente discusso, sullarcheologia del futuro e sul suo ruolo, in un convegno curato da Giuliano Volpe ( Università di Foggia, responsabile del progetto archeologia al futuro), secondo il quale, non ha senso la definizione di archeologia pubblica, poiché di per larcheologia è pubblica. E tuttavia, definizione a parte, vari relatori hanno portato le loro esperienze su forme di archeologia partecipata democratica e sostenibile (Università di Siena), del ruolo dellarcheologia contro lo spopolamento e la crisi (esperienza in corso in Sardegna), sulla necessità di concepire larcheologia come il nostro petrolio, bensì come energia rinnovabile.

 TourismA2020 non poteva non dedicare uno spazio alle celebrazioni, già iniziate, del 5 centenario della morte di Raffaello ( avvenuta a Roma il 6 aprile 1520 ad appena 37 anni di età), attraverso un convegno sulla bellezza, larmonia e i suoi contrari ( che ha visto la partecipazione diCristina Acidini, Sergio Givone, Patrizia Castelli, Eva Di Stefano, Philippe Daverio ed Eike Schmidt) e a Dante Alighieri, di cui lanno che verrà ricorrerà il 700 anniversario della scomparsa. Al Sommo Poeta da tempo il regista Pupi Avati sta cercando di realizzare un film, fermo in cantiere dal lontano 2001. “Sono diventato un accattone, vado a bussare alle porte dei potenti e ricevo tante rassicurazioni. Poi non succede mai niente. Io sono ancora qui ad ascoltare le promesse. La Rai nel frattempo ha prodotto un film sulla vita della Ferragni…”. Il film ha spiegato Avati parlerà della vita di Dante. “Voi sapete che quando Dante è stato esiliato a Firenze le case degli esiliati, degli sbandati come venivano definiti, venivano depredate, era permesso tutto. L’unica cosa che Gemma Donati, la moglie di Dante, riesce a salvare, mentre Dante ormai è in esilio, è una cassapanca e dentro c’è un quadernetto sul quale ci sono i primi cinque canti della divina commedia. Questa è una versione di Boccaccio. Perché non credere a lui quando è stato un contemporaneo di Dante?”.

Quanto ai figli di Dante «la povera Gemma Donati pare che gli abbia dato tre, quatto figli, c’era un figlio che si chiama Giovanni che non si sa bene se certo o incerto. Io ho deciso che non c’era. Pago un attore in meno, mi costa meno il film». Ma  i finanziamenti ancora non ci sono.

Tante storie dunque si sono intrecciate  in questa sesta edizione di TourismA, che ha confermato una grande partecipazione di visitatori ( nonostante il fantasma del virus),  segno della vitalità dellarcheologia, il cui futuro è dato non solo dalle cifre del turismo culturale che vede le province di Roma, Venezia, Milano, Firenze e Napoli attrarre nei loro musei siti e aree archelogiche oltre il 30% degli oltre 55 milioni di visitatori ( dati al 2018), ma  dalla entusiastica partecipazione di tanti piccoli Indiana Jones, ai giochi inventati dal CNR e ai laboratori didattici ( scheggiatura della pietra, accensione del fuoco, scrittura geroglifica e cuneiforme, cucina villanoviana, mosaici ecc.). Anche la comunicazione (ne ha parlato Alberto Angela), è certamente un incentivo, poiché fare programmi di cultura” è il suo commento -“ in Italia è facile perché è un paese che ha la cultura della cultura. Parli una lingua che conoscono, entri in casa della gente parlando la sua lingua. Ma occorrono anche politiche e incentivi culturaliitaliane ed europee adeguate non verso i  grandi istituti ma in più direzioni.

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