venerdì, Dicembre 13

Arabia Saudita: quando il multipolarismo inizia da Londra L' intervista a Cinzia Bianco, già research fellow per lo IAI in Oman, Qatar e Emirati Arabi Uniti, e analista di Gulf State Analytics  esperta sulla regione del Levante.

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Oggi il principe saudita Mohammad Bin Salman è atterrato a Londra per incontrare il premier inglese Theresa May.

Dopo l’Egitto e l’incontro con il Presidente ʿAbd al-Fattāḥ Al-Sisi, il principe saudita sarà impegnato in lungo viaggio diplomatico, le cui tappe ufficiali sono Londra e Washington (sarà negli USA dal 19 al 22 marzo). Secondo alcune fonti, però, non è da escludere una breve sosta in Europa, con una visita di Mohammad Bin Salman in Francia. Uno degli obiettivi del viaggio diplomatico saudita sarebbe quello di trovare investitori. Infatti, la recente scossa militare interna saudita generata dalle politiche ambiziose e innovative dello stesso principe Salman  -ultima la recente sostituzione dei vertici militari–  avrebbe messo in discussione la storica fiducia delle imprese attive nel Paese.

Secondo quanto riportato da ‘Middle East Eye’, il primo viaggio di Salman come principe ereditario è simbolicamente un momento per il giovane sovrano saudita per cercare di migliorare il posizionamento di Riyadh sulla scena mondiale. Allo stesso tempo, il Governo britannico sostiene che la visita del principe Mohammed contribuirà a rafforzare la cooperazione tra Inghilterra e Arabia Saudita  nell’affrontare le principali sfide comuni, come il terrorismo, l’ estremismo e la crisi umanitaria nello Yemen.

A fare da sfondo all’incontro tra i due leader: la guerra in Yemen, l’accordo sul nucleare con l’ Iran, la vendita di armi e la recente decisione da parte di Riyadh di vendere meno del 5% del gigante petrolifero statale, nonché gioiello della corona dell’economia saudita, Aramco. La sua vendita, infatti, rappresenterebbe la più grande offerta pubblica iniziale nel mondo azionario.

Perché il principe saudita ha deciso di scegliere l’Inghilterra come sua prima tappa europea e non Bruxelles?l’Unione Europea non è forse più sui radar sauditi?

Lo abbiamo chiesto a Cinzia Bianco, già research fellow per lo IAI in Oman, Qatar e Emirati Arabi Uniti, e analista di Gulf State Analytics  esperta sulla regione del Levante.

Oggi il principe saudita Mohammed bin Salman atterra a Londra, dove incontra il premier Theresa May. Cosa cerca il principe Salman in Inghilterra?

Da quando è stata votata la Brexit, il Regno Unito ha tentato di stringere ancor di più  i rapporti con le monarchie del Golfo, e quindi – ovviamente – con l’Arabia Saudita, essendo quest’ultima il principale attore nella regione. Appena è stata eletta, Theresa May – non ha caso – ha presenziato recentemente un meeting dove hanno partecipato i leader del GCC – Gulf Cooperation Council. In tale occasione si è parlato di rafforzare la partnership di sicurezza, ma anche di politica estera. Dopo alcuni mesi, però, la situazione politica europea è cambiata, e il Regno Unito ha mantenuto effettivamente le sue posizioni di politica estera in linea con quelle di Bruxelles, in particolar modo riguardo l’accordo sul nucleare con l’Iran – che continua a difendere. Di conseguenza, la visita del principe saudita avviene nella speranza di Riyadh di poter influenzare le posizioni britanniche di politica estera, in particolar modo sull’accordo con l’Iran, ma anche sulla crisi con il Qatar. Di fatto, il Regno Unito è vicino a Doha, con cui ha una partnership energetica e finanziaria soprattutto nell’industria degli armamenti, e Londra non ha preso una posizione netta nella crisi, tantomeno a favore di Riyadh.

Secondo lei, con la visita di oggi, il principe Salman sarà in grado di allontanare la Gran Bretagna dal Qatar?

È molto difficile che l’UK possa cambiare la sua posizione.

Per quale motivo è difficile che Salman riesca ad allentare i legami tra Qatar e Regno Unito?

Perché, di fatto, l’alleanza con il Qatar è molto proficua per Londra. Sicuramente, però, ci sono degli strumenti che Mohammed Bin Salman può utilizzare a suo favore.

Quali sono gli strumenti che potrebbero permettere a Salman di far leva sull’Inghilterra e il suo ‘sperato’ allontanamento dal Qatar?

In particolare, la priorità numero uno del Governo britannico è quella di vincere la ‘battaglia’ con gli USA per ospitare la quotazione in borsa del 5% di Aramco, ovvero l’industria energetica nazionale saudita.

Riyadh si sta preparando a vendere meno del 5% del gigante petrolifero statale, Aramco. L’Inghilterra come si relaziona a tal proposito? C’è, quindi, qualche collegamento tra il viaggio di Salman all’estero e questa decisione di vendita?

La Gran Bretagna desidera che le quotazioni di Aramco vengano fatte nella borsa di Londra. Dev’essere ancora stabilito se verrà fatta, o meno, una quotazione pubblica e, se così fosse, i sauditi devono ancora decidere in quale borsa farla. Diciamo che le due opzioni principali sono la borsa di New York e Londra.

Quindi, Aramco rientra negli obiettivi economico-finanziari inglesi in merito all’incontro di domani?

Assolutamente si. Per il Governo britannico è la priorità. Il punto è che fino a questo momento i sauditi si sono mostrati incerti su dove fare queste quotazioni. Gli Stati Uniti di Donald Trump hanno anche loro delle carte da giocare per convincerli a farle a New York.

Quindi non è un caso se l’iter diplomatico del principe saudita preveda una tappa negli Stato Uniti il 19 marzo?

Molto probabilmente le quotazioni di Aramco saranno uno degli argomenti principali di discussione anche negli USA.

Cosa cerca, invece, da un punto di vista politico-strategico Salman a Londra?

I punti che verranno toccati saranno sicuramente 3. Il primo è l’accordo con l’Iran. C’è in atto un movimento da alcune parti dell’establishment emiratino, saudita e anche americano, che vede una pressione esercitata da tutti sull’UE per affievolire il suo sostegno all’accordo nucleare – o quanto meno per rimetterlo in discussione per affrontare poi all’interno di questo framework dell’accordo anche alcune questioni regionali. I sauditi desiderano che la riapertura del commercio con l’Iran, e l’integrazione iraniana sulla base di quanto deciso nell’accordo nucleare, vengano rese condizionali a un cambiamento dell’atteggiamento di Riyadh in politica estera nella regione. Il secondo punto di discussione di domani è la crisi con il Qatar. A tal proposito, Salman aspira alla possibilità che il Regno Unito possa un pò allentare i suoi rapporti con il Doha, convalidando e aiutando in qualche modo la posizione presa dai sauditi e dagli emiratini. Il terzo ed ultimo punto che verrà affrontato sarà la guerra in Yemen. Il Regno Unito e la sua establishment militare, così come quella statunitense, stanno coadiuvando in maniera molto importante i sauditi in Yemen. Questa tematica, però, si è trasformata in un problema di politica domestica per Theresa May. C’è, infatti, una grande opposizione in UK riguardo la guerra in Yemen, oltre a una grande attenzione sul disastro umanitario che sta causando. C’è, inoltre, una grande sensazione di stanchezza in merito. Dal punto di vista strategico, quella in Yemen sembra una guerra diventata un pò un pantano. Quindi, con l’incontro di domani, si vorrebbe tentare di arrivare a una conclusione, o comunque iniziare a immaginare una sorta di exit strategy.  

Qual è il ruolo della vendita di armi nell’incontro di domani? E che funzione ha, a tal proposito, la guerra in Yemen?

Sicuramente rientra tra le carte a disposizione dei sauditi per condizionare un pò il comportamento del Regno Unito. Londra rimarrà sicuramente un partner importante per la vendita di armamenti all’Arabia Saudita, e Riyadh stesso sta diversificando suoi fornitori. Tra questi ci sono, ovviamente, gli USA, ma adesso si sono aggiunti anche i russi. Anche il Cremlino, infatti, sta iniziando a parlare di forniture militari. Pertanto, il Regno Unito non vuole rimanerne tagliato fuori, ma vuole continuare ad avere quanto meno una nicchia in questo grande mercato.

Perché come prima visita all’estero il principe Salman avrebbe scelto proprio l’Inghilterra? Questa scelta può lasciare già indizi sulla sua futura politica estera ed economica quando sarà a pieno regime?

Il Regno Unito può diventare potenzialmente il partner numero uno dell’Europa, e allo stesso tempo può controbilanciare le politiche della Germania e della Francia, che rimangono comunque più vicine all’Iran e al Qatar. In previsione della Brexit, potrebbe diventare un alleato sempre più importante per i sauditi.  

Secondo lei, perché Salman non avrebbe scelto come meta Bruxelles?

Già da diversi anni ci sono delle controversie tra Bruxelles e Riyad. L’UE è uno dei principali negoziatori dell’accordo sul nucleare con l’Iran, e ha preso una posizione molto netta di neutralità nella crisi con il Qatar. Quindi, non c’è moltissimo di cui discutere con l’UE, nel senso che in questo momento l’aria è abbastanza tersa a Bruxelles. Ed è per questo che i sauditi hanno preferito ricapitalizzare su delle relazioni più forti potenzialmente, e che possono essere più proficue.

Secondo alcune fonti, è probabile che Salman visiti anche la Francia. È possibile?

Assolutamente si, perché la Francia di Emmanuel Macron sta diventando un attore internazionale ancora più attivo, ed è sicuramente molto più rilevante anche nella regione mediorientale. Di conseguenza, sarebbe una scelta che avrebbe molto senso nel contesto di cominciare a conoscere meglio questo attore.

La vista in Francia di Salman sarebbe un incontro tra Arabia Saudita e Francia, e non tra Riyadh e Francia in veste di membro del’UE?

Esattamente.

È una scelta che privilegia l’UK e che quindi fa passare in secondo piano l’UE?

Si, lo è. Questo non significa, però, che non esistano delle relazioni con Bruxelles, nè che l’Arabia Saudita pensi di poter prescindere dall’UE, e quindi andare avanti e ignorare le sue posizioni. Si può dire, invece, che in questo memento Riyadh preferisce continuare a scommettere su delle relazioni più consolidate.

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