martedì, Agosto 11

Arabia Saudita e la sfida all’estremismo: svolta moderata o solo strategia? L'analisi dell'ex Ambasciatore italiano in Arabia Saudita Mario Boffo e dell'analista de l'Ispi Giuseppe Dentice

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L’Arabia Saudita tenta la svolta moderata. La scorsa settimana il principe ereditario del Regno Mohammad bin Salman ha affermato la necessità di tornare ad una versione tollerante dell’Islam, aperto a tutte le religioni e non più condizionato da idee estremiste. Un annuncio che fa seguito ad una serie di esperimenti riformisti portati avanti nel Paese negli ultimi mesi, dall’introduzione di eventi finora proibiti quali concerti e proiezioni di film all’abolizione del divieto di guida per le donne, ma che è anche strettamente collegato alle numerose sfide che lo Stato saudita è chiamato ad affrontare tanto su piano interno quanto sul piano estero.

Secondo Giuseppe Dentice, analista presso l’ISPI (Istituto degli Studi di Politica Internazionale), “la svolta annunciata dal Principe Salman opera innanzitutto sul piano interno al fine di contrastare quella gerarchia religiosa, non numerosa ma estremamente importante, che costituisce uno dei pilastri della monarchia saudita. Ma si tratta anche di una sfida rilevante sul piano internazionale in quanto mossa dalla necessità, più volte sentita negli ultimi anni, di contenere l’espansione del potere dell’Iran in Medioriente, espansione in ascesa dal 2015, quando fu concluso l’accordo sul nucleare iraniano. Tanto la guerra in Yemen, quanto il precedente intervento in Bahrein per salvare la corona gemella bahreinita, per non parlare della recente rottura dei rapporti diplomatici con il Qatar sono tutte iniziative aventi uno scopo comune: fortificare il fronte interno sunnita per creare un unico grande asse antiiraniano e antisciita”.

Ma dietro all’annuncio del Principe Salman vi è qualcosa di più della semplice volontà di arginare gli estremismi. La svolta saudita è infatti dettata da precise ragioni tattiche e strategiche: “Il concedere quelli che nell’ottica saudita sono dei privilegi, e che spesso per noi occidentali sono semplici diritti acquisiti, quali il diritto delle donne a guidare una macchina o ancor di più il diritto, spesso passato in secondo piano nei media occidentali, di emettere fatwa anche nei confronti degli uomini” – sottolinea Dentice – “rappresenta sicuramente una mossa tattica volta a ripulire l’immagine creatasi negli anni dell’Arabia Saudita, un’immagine di uno Stato retrogrado, poco avanzato dal punto di vista sociale e con uno scarso rispetto dei diritti umani. Da un certo punto di vista vi è quindi un tentativo di cooptazione delle fasce più disagiate della società al fine di creare un’empatia positiva. Allo stesso tempo l’apertura di Salman ha anche natura strategica: la casata dei Saud sta tentando infatti di smarcarsi da quello che costituisce il principale freno all’innovazione, vale a dire la gerarchia religiosa dei vari imam che di fatto non permettono l’evoluzione sociale del Paese. L’annunciata svolta moderata rappresenta quindi un importante strumento nelle mani del Principe Ereditario per mettere all’angolo i religiosi”. Se allo stato attuale il clero saudita detiene ancora un grande potere, idoneo a contenere queste spinte moderniste, è d’altra parte evidente quanto l’iniziativa del Principe abbia creato dei sussulti all’interno delle fazioni più conservatrici del Paese: la vera scriminante consiste, secondo Giuseppe Dentice, “nel vedere se vi sia una reale volontà politica dentro questa apertura o se al contrario si tratterà di una mossa tattica, molto di breve periodo, e mirata unicamente ad abbassare le luci internazionali su alcune situazioni disdicevoli all’interno dell’Arabia Saudita”.

Anche il futuro dell’economia saudita si trova ormai ad un punto cruciale: il crollo del prezzo del greggio degli ultimi anni impone all’Arabia Saudita una maggiore diversificazione della sua economia. E diverse iniziative in politica estera da parte saudita si sono rivelate tanto ambiziose quanto imprudenti: si pensi alla guerra in Yemen, trasformatosi da conflitto lampo a guerra logorante e dispendiosa per le casse saudite, o all’intervento in Siria, destinato ad infrangersi contro il dato di fatto della vittoria di Assad e dell’asse sciita suo alleato nel prossimo futuro. “Chiaramente un prezzo basso del petrolio a livello internazionale, per un’economia che si regge per il 90% sulle entrate e le uscite petrolifere, rappresenta un grosso vulnus”, ricorda Giuseppe Dentice, sottolineando inoltre come Il fattore economico sia in ogni caso strettamente legato al fattore politico: “Sul piano interno il programma di modernizzazione economica denominato Vision 2030 rappresenta una importante opportunità di crescita per quella larga fascia della popolazione saudita povera o comunque disoccupata nonostante le ricchezze dello Stato. E fornisce possibilità importanti anche a quella parte della popolazione non saudita sovente impiegata nel settore privato che spesso vive in condizioni di vero e proprio sfruttamento. Sul piano internazionale, la scelta di ammodernare il Paese e darne un’immagine moderata rappresenta anche un tentativo non solo di dipendere meno dal settore petrolifero, ma anche di creare un settore finanziario, industriale e anche militare autoctono. E proprio in riferimento a quest’ultimo settore, una delle maggiori priorità del programma Vision 2030 è quella di creare un’ industria della difesa autonoma rispetto ad aiuti militari stranieri quali quelli russi, americani e anche cinesi”.

L’Arabia saudita si trova pertanto di fronte alla possibilità di una svolta tanto a livello interno quanto a livello estero, svolta che tuttavia è strettamente collegata, ancora una volta, al settore petrolifero perché “se non riesce ad andare in porto una privatizzazione ad esempio della Saudi Aramco, la principale compagnia nazionale saudita, difficilmente si troveranno delle risorse da immettere nel circuito produttivo al fine di implementare la diversificazione dell’economia del Paese”, conclude Dentice.

Mentre la politica saudita è alle prese con queste prospettive di cambiamento, il Presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni ha in programma in questi giorni una visita nella regione del Golfo Persico. Questa visita apre una serie di scenari interessanti su quale potrebbe essere il ruolo del nostro Paese di fronte alla prospettiva di svolta moderata da parte dell’Arabia Saudita. Secondo l’ex Ambasciatore italiano in Arabia Saudita Mario Boffola politica estera italiana è naturalmente proiettata verso lo scenario mediorientale nel quale è certamente compresa anche l’Arabia Saudita. Nella svolta moderata lanciata dal Principe Salman vi è sicuramente un afflato di modernità e di normalità di vita sociale portato avanti dalle nuove generazioni delle quali bin Salman si è sicuramente fatto campione. Questo comporta anche la necessità di stabilire un ‘contratto sociale’ più democratico di quello che c’era prima perché quando al popolo saudita non si danno più tante facilitazioni gratuite come avveniva in precedenza e la popolazione stessa è chiamata a contribuire in vari modi alla propria crescita, ad esempio pagandosi gli studi e non più contando su automatiche attribuzioni delle borse di studio, allora indubbiamente il potere dovrà considerare i sauditi non più come sudditi ma come cittadini. L’Italia ha una grande visibilità dal punto di vista delle libertà democratiche e del rispetto dei diritti umani pertanto uno scenario più aperto da questo punto di vista sicuramente facilita i rapporti fra i due Paesi, rapporti che potranno essere intensi ed ingenti”.

L’Arabia Saudita potrebbe inoltre rappresentare un importante referente politico per l’Italia nei principali scenari mediorientali: “Ad esempio l’Italia ha nell’Egitto un grande partner commerciale e politico”, ricorda Dentice, “guardare al Medioriente e all’Arabia Saudita in particolare significa vedere un referente politico importante e solido che certamente potrà risultare utile. E in Iraq vi è in corso un discorso di progettazione e fortificazione dello Stato nazionale e da questo punto di vista l’aiuto di attori esterni potrebbe essere prezioso”.

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