sabato, Luglio 20

Arabia Saudita, Bin Salman caccia i vertici militari. Pronto ad un attacco finale nello Yemen? Riyadh non arresta la sua corsa agli armamenti, ed il Principe attua un giro di vite in campo militare proprio nel mezzo del suo impegno nello Yemen. A chiarirci la situazione è AE, consulente in materie di politiche sulla difesa in Arabia Saudita.

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Forte di essere il primo produttore mondiale di petrolio e di un’economia in costante crescita, l’Arabia Saudita continua ad essere un importante protagonista della politica regionale ed internazionale. La sua longeva alleanza con gli Stati Uniti ha favorito il crescere dell’influenza saudita nel Medio Oriente, un’influenza che negli ultimi anni ha visto Riyadh coinvolta nei più importanti scenari bellici e politici della regione. Oltre al conflitto siriano, dove, durante i primi anni di scontri l’Arabia Saudita ha fornito ampio supporto all’opposizione fornendo armamenti per combattere il regime di Assad, in Yemen la presenza militare di Riyadh ha testimoniato un significante crescendo, con un diretto coinvolgimento delle truppe saudite a capo di una coalizione di Paesi arabi sunniti contro i ribelli Houthi e l’ex Presidente Ali Abdullah Saleh .

Così come per la Siria, le dinamiche della guerra in Yemen risultano complesse. Da una parte si concentrano le forze leali al Presidente deposto Abd-Rabbu Mansour Hadi, supportate da Regno Unito, Stati Uniti e dalla coalizione guidata dall’Arabia Saudita. Dall’altra i ribelli Houthi, una volta sostenuti dall’ex presidente Saleh, ucciso in un attentato dagli stessi Houthi lo scorso Dicembre, appoggiati militarmente dall’Iran. Una guerra, che come la Siria, è diventata lo specchio di vecchie e nuove rivalità nella regione, in particolare l’eterno scontro ideologico e politico tra Arabia Saudita ed Iran.

Ed è proprio la guerra nello Yemen secondo Diederik Cops, esperto in armamenti convenzionali internazionali al ‘Flemish Peace Institute’ in Belgio, ad aver accresciuto la spesa in budget militari di alcuni dei Paesi coinvolti nel conflitto. Come si legge, in uno studio condotto dall’‘Aljazeera center for Studies’, l’Arabia Saudita è stata negli ultimi 5 anni il secondo importatore di armi al mondo e il più grande ‘recipiente’ di armi statunitensi. Tra il 2012 ed il 2016 la spesa militare ha visto una crescita del 212%, rispetto ai quattro anni precedenti. Una spinta certo favorita dall’avanzare sulla scena politica di Mohammed bin Salman, principe ed erede al trono del Regno saudita. Bin Salman si è infatti distinto tra i maggiori fautori e promotori dell’intervento armato saudita nello Yemen, significativo di quanto il rampollo di casa Saud stia mettendo le basi per la sua futura incoronazione.  

Potrebbe essere proprio dietro alle ambizioni di potere del principe Salman, l’improvvisa decisione, annunciata lunedì 27 febbraio, di riformare l’apparato militare e burocratico saudita con numerosi cambi al vertice. Un rimescolamento che ha visto il riassegnamento di importanti posizioni, quali il capo dello staff militare, i Direttori delle forze di terra e aree, e ufficiali di vecchia data del Ministero degli Interni e della Difesa. Tra le altre mosse a fare scalpore è stata la scelta, per la prima volta dalla nascita del Regno saudita, di nominare una donna, Tamadur bint Youssef al Ramah, deputato per il Ministero del Lavoro.

Tuttavia, già lo scorso 4 Novembre il principe Salman aveva ordinato l’arresto di alcuni tra i più potenti uomini sauditi, tra cui 11 principi, a cui erano state rivolte accuse di corruzione. Una mossa, che secondo il Council on Foreign Relations’, nasconderebbe un pretesto per eliminare i suoi rivali politici, soprattutto coloro che hanno storto il naso di fronte al suo veloce processo di riforma del Paese.

Fatto sta che il rimescolamento delle carte in campo militare potrebbe far presagire un cambio di rotta per l’Arabia Saudita anche nello Yemen. Infatti, le operazioni militari a Sanaa hanno comportato per Riyadh un dispendio economico significativo, anche a fronte di pochi o nessun risultato sul campo. I ribelli Houthi continuano a controllare gran parte del nord del Paese, e le critiche da parte della comunità internazionale, a seguito dei pesanti bombardamenti aerei che sono già costati la vita a migliaia di civili, si fanno sempre più pressanti.

Inoltre, secondo Thembisa Fakude, ricercatore all’Aljazeera center for studies’ ,«La complicità dell’Iran nello Yemen ha complicato ulteriormente le cose per l’Arabia Saudita, che era andata in Yemen per provare il suo stato di superpotenza regionale cercando di respingere le infiltrazioni sciite nel Paese» E’ chiaro che le stime saudite riguardo all’effettiva potenza militare del Regno siano state sopravvalutate, commenta Fakude «L’iniziale stima era che la guerra si sarebbe conclusa in un breve periodo, tuttavia, due anni dopo è ancora in corso» .

E mentre si prolunga l’intervento saudita nello Yemen, diventa sempre più complicato leggere le aspirazioni della casa Saud a seguito di una politica estera confusa ed una politica interna sempre più nelle mani di un giovane principe le cui riforme appaiono dirette verso un accentramento di potere. Per fare chiarezza sulle implicazioni delle ultime azioni di Riyadh in campo militare, abbiamo chiesto a A.E. (per motivi di riservatezza ha preferito non rivelare il suo nome), consulente indipendente per la regione MENA in Arabia Saudita.

L’Arabia Saudita risulta essere il secondo importatore di armi al mondo, con una crescita vertiginosa superiore al 200% negli ultimi 4 anni. A cos’è dovuta questa corsa agli armamenti?

Sicuramente a livello regionale una delle principali preoccupazioni di Riyadh rimane la sua rivalità con l’Iran. L’Arabia Saudita si considera una potenza regionale araba che ha la responsabilità di affrontare l’Iran contro il suo avventurismo in Medio Oriente. Il Regno saudita vuole dare l’impressione agli Stati Uniti che può occuparsi della ‘minaccia’ iraniana. Dall’altra parte l’Arabia Saudita, avvantaggiata da un vuoto di potere nella regione, dato dai molti tur mogli che stanno scuotendo da anni il Medio Oriente, sta cercando di ottenere un’egemonia non solo tra i Paesi Arabi ma anche instaurando rapporti con altri Paesi.

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