giovedì, Ottobre 22

Arabia Saudita: Al Nimr potrebbe deflagrare il Regno L'esecuzione capitale del simbolo della resistenza saudita punto di non ritorno per il Regno

0

Beirut – L’Arabia Saudita torna nell’occhio del ciclone in fatto di diritti umani. Re Salman, da poco salito al trono, decreterà l’imminente esecuzione capitale di uno degli ecclesiastici sciiti più illustri del Paese, nonché ben noto attivista in materia di diritti, lo sceicco Nimr Baqir Al Nimr.
Al Nimr, che è probabilmente uno dei più ferventi ed espliciti critici della monarchia, è stato condannato a morte a ottobre 2014 con l’accusa di sedizione; il reato da lui commesso sarebbe la denuncia del sistema teocratico brutale e reazionario dell’Arabia Saudita.
Ecclesiastico, uomo di lettere e insegnante presso la sua comunità, lo sceicco Al Nimr ha dedicato la propria vita a difendere il cambiamento pacifico, la tolleranza interreligiosa, la giustizia sociale e l’auto-determinazione politica. Nato in un Paese caratterizzato da una severa segregazione fondata sullo status sociale, sull’affiliazione religiosa o addirittura sul genere, Al Nimr è diventato il simbolo della resistenza e la speranza di un possibile cambiamento pacifico.
Una mente indipendente e un uomo carismatico, lo sceicco Al Nimr non è nato per indietreggiare di fronte alle avversità, specialmente se significa lasciare un intero popolo, il suo popolo, a soffrire sotto l’oppressione religiosa esercitata dall’ideologia wahabita del regno. In un Paese in cui qualsiasi forma di islamismo non wahabita rappresenta un’eresia, Al Nimr ha sostenuto con orgoglio gli sciiti dell’Arabia Saudita, un gruppo che per secoli ha subito una brutale e spesso sanguinosa repressione di origine settaria.
I sauditi hanno nutrito delle speranze durate la Primavera araba del 2011, quando milioni di persone in Medio Oriente e Africa settentrionale si sono sollevati all’unisono per deporre le autocrazie della regione, determinati a privare del potere i loro rispettivi despoti. E mentre la rivoluzione imperversava, il potere è stato, seppur brevemente, dislocato. Mentre la determinazione popolare esitava e le democrazie vacillavano, si è diffuso il caos e i leader sono usciti dall’ombra e sono subentrati nel vuoto rivoluzionario. Dall’Egitto a Libia, Tunisia, Siria, Bahrain e Yemen, il controllo popolare resta un concetto vago. L’Arabia Saudita non ha mai avuto la sua rivoluzione. In tale contesto, lo sceicco Al Nimr è una delle vittime di un movimento che ha fatto tale promessa ma è poi crollato sotto il peso della manipolazione politica. Per aver osato pronunciarsi contro la monarchia e aver richiesto parità di diritti per tutti i sauditi, lo sceicco Al Nimr è stato colpito dal regime e costretto a subire l’ira di un sistema che non tollera chi non è sottomesso. Attenti a trasformarlo in un esempio e a soffocare mediante il suo processo qualsiasi forma di dissenso, i reali sauditi hanno riservato all’ecclesiastico una punizione degna dell’Inquisizione spagnola. Al Nimr non è stato solo condannato a morte, è stato condannato alla decapitazione, e alla successiva crocifissione in una piazza pubblica; il suo corpo esposto davanti a tutti come un trofeo di caccia.

Ma il chiaro desiderio dell’Arabia Saudita di punire coloro che ne sfidano l’autorità potrebbe finire per costare alla monarchia più di quanto pensi. Lo sceicco Al Nimr è più di un semplice dissidente politico, è diventato il vessillo dello scontento saudita, un’ispirazione per tutti gli uomini e le donne che continuano ad opporsi all’egemonia di Al Saud nella regione.
Come affermato da Ali Al Ahmed, un esperto in materia di Arabia Saudita dell’Institute for Gulf Affairs, nei commenti su MintPress, l’uccisione di Al Nimr rappresenterà probabilmente un punto di non ritorno per il Regno: «Si assisterà a enormi proteste, a enormi scontri…Sarà un punto di svolta».
Nel silenzio delle potenze occidentali e nell’apatia dell’opinione pubblica si leva solo la voce delle organizzazioni per i diritti umani. «L’ondata di esecuzioni in Arabia Saudita dall’inizio di quest’anno ha provocato un disgusto diffuso. Queste uccisioni rappresenteranno un nuovo minimo storico per i diritti umani nel Paese», ha dichiarato Maya Foya, direttrice del team contro la pena di morte Reprieve. Con una nuova generazione di principi che detengono il potere a Riyadh, il Regno è diventato, se possibile, un luogo ancora più tetro e opprimente. Con il Principe Mohammed bin Nayef ora a capo del Ministero degli Interni, qualsiasi forma di attivismo, sia politico che religioso, è stata interpretata come terrorismo e le richieste di riforme democratiche sono assimilate al tradimento.
Ricorrendo a tribunali penali specializzati e a una legge sul terrorismo che in pratica criminalizza la libertà di parola, il Principe bin Nayef -beniamino degli Stati Uniti-, ha fatto in modo di soffocare il concetto stesso di libertà civili. Con difensori dei diritti come Fadhil Al Manasif, Waleed Abu Al Khair, Raif Badawi e naturalmente lo sciecco Al Nimr in prigione, si potrebbe affermare che il Regno ha dichiarato guerra contro il suo stesso popolo.
Spesso in uno Stato in cui la repressione è diventata il principale asse istituzionale, l’opposizione ha bisogno di trovare un unico grido unificatore, un movimento fondante in cui la paura collettiva della persecuzione sia superata trasformando il movimento in tempesta rivoluzionaria. Mentre il 2011 ha fornito quest’ultima componente, spezzando le catene che imprigionavano milioni di persone in Medio Oriente e Africa settentrionale, l’Arabia Saudita ha bisogno che il suo spirito rivoluzionario venga alla luce. Allo stato attuale, lo sceicco Al Nimr potrebbe fornire quell’impeto che i Sauditi stanno aspettando per concentrare le proprie frustrazioni e far emergere le loro speranze. Se spesso l’Arabia Saudita si presenta come un’oasi di calma e stabilità rispetto al tumulto di una regione afflitta da guerre, povertà e terrore, questo potrebbe essere dovuto al fatto che essa rappresenta l’epicentro stesso di tale caos, il generatore della violenza che ha sferzato la regione riducendo in miseria milioni di persone. Quando il potere politico può essere affermato solo mediante lo spargimento di sangue e la cruenta dimostrazione di violenza, quando la legittimità può essere acquisita solo mediante una feroce oppressione, si tratta spesso di regimi sull’orlo del tracollo. Secondo alcuni osservatori, il Regno non sarà in grado di resistere alla tempesta che sta per arrivare.

 

Traduzione di Maria Ester D’Angelo Rastelli

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore