sabato, Agosto 15

Anziani imprenditori per lo svecchiamento della società. Cosa? L’allungamento della vita e la sua migliore qualità ha portato all’invecchiamento dinamico e virtuoso, aumenterà così la disponibilità di potenziali volontari o imprenditori maturi ed anziani. Grande occasione per incominciare a considerare i cambiamenti demografici non più in termini di invecchiamento, ma di ‘svecchiamento della società’

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Il volontariato della popolazione matura ed anziana (> 55 anni) ha un ruolo critico, di valore e valorialità. Potrebbe diventare un modo per fare start-up innovativa o impresa sociale coinvolgendo anziani e giovani.

Il fattore demografico dell’allungamento della vita e la sua migliore qualità ha portato all’invecchiamento dinamico e virtuoso della popolazione, ed aumenterà di conseguenza la disponibilità di potenziali volontari o imprenditori maturi ed anziani in condizione ancora giovanile e con un bagaglio di esperienze e di competenze da sfruttare per scopi economici, sociali e di solidarietà.

I demografi ipotizzano che nel 2040 le persone con più di 60 anni costituiranno il 41% della popolazione nazionale e che 1 italiano su 10 sarà ultraottantenne.

Secondo l’OCSE, tra 15 anni l’Italia sarà al secondo posto della classifica dei Paesi con la più alta percentuale di anziani rispetto alla popolazione che lavora (tra i 15 e i 64 anni): per ogni lavoratore vi saranno 4 anziani.
L’invecchiamento della popolazione è anzitutto da leggere all’interno di un quadro più ampio di fenomeni socio-demografici, come i decrescenti tassi di natalità e di mortalità (con crescente aspettativa media di vita che,in Italia, per le donne è
85,2 e 80,8 anni per gli uomini. ).
Alcune ricerche, evidenziano che negli ultimi anni la percentuale di persone non autosufficienti tra chi ha meno di 75 anni è diminuita dal 22% al 19%. Ciò significa che non solo si vive più a lungo, ma si vive meglio. Ovviamente al netto di COVID19.
E quindi fondamentale cogliere le opportunità e le sfide di questa trasformazione sociale, rivedendo modelli culturali, sociali ed economici.
Nonostante ciò, spesso la rivoluzione demografica è rappresentata con termini che rendono una visione negativa quali
la società sta invecchiando……’, espressioni vecchie’ e inadeguate, poiché non colgono che, ciò che sta diventando realmentevecchio’, è la nozione stessa delletà e che la nostra società sta diventando e diventerà sempre più paradossalmente giovane.

Il processo di invecchiamento demografico pone molte questioni importanti in relazione ai necessari riassetti del mercato del lavoro, dei sistemi pensionistici e della sostenibilità dei sistemi economico-sociali. Per affrontare adeguatamente queste sfide, bisogna incominciare a considerare i cambiamenti demografici non più in termini di invecchiamento, ma di svecchiamento della società’ (‘counter-ageing society’).
Con una sfida sempre più pressante per la società: la riduzione del divario esistente tra aspettativa di vita totale e aspettativa di vita attiva, priva di disabilità.

La popolazione matura ed anziana produce ed eroga ‘servizi’ a favore della società e del welfare ‘allargato’ di sistema.

Il valore del volontariato della popolazione matura, dai ‘55 ai 65 anni’, ed anziana,’oltre i 65 anni’, si sostanzia in attività di servizio con la seguente dicotomia complementare ed esplicativa:

servizi informali: produzione di risultati di benessere nelle reti familiari e di prossimità, lavoro di cura e relazione, succedanei anche di servizi a pagamento offerti dal mercato; creazione di opportunità di servizio utili per liberare tempo lavoro per altri componenti della famiglia(in una dimensione anche di costo opportunità);
servizi di welfare associativo: ciò avviene per il tramite sia di produzione sociale organizzata del benessere ‘collettivo e comune’ di territorio, sia in una dimensione di tutela, rappresentanza ed advocacy sviluppando attività di partenariato di programmazione e governance del contesto territoriale localistico.

I servizi informali prodotti ed erogati dalla popolazione matura ed anziana si sostanziano, per difetto, in circa 150 milioni di ore d’aiuto.

Si copre l’esigenza di circa l’80% delle ore richieste per l’assistenza dei bambini ed il 40% per l’assistenza agli adulti (ed in alcuni casi con doppio carico di servizio). Moltiplicando il monte totale delle ore di servizi informali prodotti ed erogati, per il valore orario retributivo del Ccnl del rapporto di lavoro domestico, si ottiene un ammontare di circa 915 milioni di euro (calcolo in difetto) al mese. Cifra enorme!

Questi calcoli sottolineano la criticità e la grande importanza del supporto dei nonni che offre sostegno al lavoro ed al benessere famigliare (si veda l’assistenza ai bambini/nipoti) nonché il risparmio del costo dei servizi per l’infanzia.

Come puntualmente descritto nel seguente passaggio: «dal punto di vista del benessere, l’occupazione femminile -ovvero il doppio reddito familiare- è associata a un abbattimento della probabilità di povertà infantile (www.cifs.dk) Inoltre, come accennato, i nonni, con il proprio impegno verso i nipoti, consentono ai genitori, e in particolare alle madri, di lavorare. Potremmo ipotizzare, considerando che a fronte di 1.652.000 nonni che si occupano dei nipoti quando i genitori lavorano, possano corrispondere almeno 800.000 madri messe nella condizione di trovare o mantenere un impiego (ammettendo che si tratti sempre di coppie di nonni e che il loro apporto risulti decisivo e senza alternative di servizi pubblici o reperibili sul mercato). Alcune stime sostengono che per ogni 100.000 donne che entrano nel mercato del lavoro vi sia un incremento del Pil pari a circa lo 0,3%: nel nostro caso, ricorrendo anche un po’ provocatoriamente a una semplificazione aritmetica, potremmo avanzare l’ipotesi che ciò determini un impatto sul Pil del 2,4%»

Una premessa da condividere è che lo Stato e le formazioni sociali intervengono secondo una logica di complementarietà e sussidiarietà orizzontale, riconosciuta nell’art 118 della Costituzione con la riforma del titolo V.

La proposta è di creare imprese sociali ‘ex lege’ (L.106/16,D.Lgs.112/17) composte da popolazione matura e anziana checommercializzanoservizi di assistenza e di sollievo a prezzi calmierati per la cittadinanza e per i segmenti specifici degli anziani.

Queste imprese sociali con servizi a pagamento avrebbero i seguenti vantaggi:

offerta di una alternativa lavorativaanche in una dimensione evolutiva della strategia del ‘quarto pilastro’, inteso come integrazione dei tre esistenti per il tramite del prolungamento della vita lavorativa dopo il pensionamento, con forme di lavoro a tempo parziale;
sviluppare un’attività che, per logistica lavorativa, flessibilità d’orario (part time per esempio), stabilità d’occupazione, può essere gratificante;
– «….Gli anziani sono mediatori di scambio culturale e sociale fra le diverse fasce di etàesistenti sul territorio. Con questo progetto vengono stimolati e coinvolti in attività di volontariato sociale che contribuiscono a renderli partecipi e responsabili di servizi fondamentali alla comunità”;
produrre ed erogare servizi con economie di scala e curve d’esperienza che riuscirebbero, contemporaneamente, ad offrire servizi di maggiore equilibrio nel rapporto qualità/prezzo. Servizi di cittadinanza attiva con una funzione pervasiva nel sistema territorio, passando dalla sola cifra di volontariato ad una organica attività di servizio per il comune e per le imprese profit;
attuare l’invecchiamento attivo (‘active ageing’) per uniformarci alla media europea dei tassi di occupazione per la fascia di età tra i 55 e i 64 anni. In Italia il tasso è del 36% mentre in Europa è del 46% ed in Germania è del 56%;
sviluppare politiche attive di imprenditorialità sociale con protagonismo dei lavoratori silver workers’.

L’impostazione non vuole trasformare in assoluto il volontariato in attività lavorativa, ma sottolinea la potenzialità socio economica della popolazione matura e anziana protagonista da riconoscere, anche e eventualmente, come attore per il mantenimento e lo sviluppo del capitale sociale dei territori in una logica di filiera sussidiaria aziendale. Ma ancora la capacità organizzata di offrire servizi e produrre beniintegrando l’esperienza degli over55 e la capacità operativa dei giovani, in logica direciprocal mentoring’. Esso si distingue dal mentoring e dal reverse mentoring in quanto a differenza di questi la trasmissione della conoscenza, delle competenze e del know how non è unilaterale, ma bensì uno scambio reciproco tra due persone che facendo questo percorso assieme si arricchiscono l’uno con l’altro. 

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Sull'autore

Professore associato di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche presso l'Istituto di Pubblica Amministrazione e Sanità (IPAS). Direttore del Master in Management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit (NP&COOP). Docente senior dell' Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Membro del comitato scientifico della rivista Non Profit, Maggioli Editore. Membro del comitato medico-scientifico della rivista Vivere oggi del Comune di Milano. Membro del comitato scientifico della rivista Azienda Pubblica, Maggioli Editore. Fondatore e promotore della collana "Aziende non profit. Strategie, struttura e sistema informativo", EGEA, Milano. Membro dell'editorial advisory committee di Health Marketing Quarterly e del Journal of Professional Services Marketing, The Haworth Press, Inc., Binghamton, New York. Membro del comitato scientifico dell'Unione Nazionale Imprese di Comunicazione, UNICOM. Membro dell'Associazione Italiana di Economia Sanitaria, AIES. Membro dell'Osservatorio Camerale Economia Civile, Camera di Commercio di Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana Fundraiser di Forlì, ASSIFF. Membro del Consiglio di Gestione della Fondazione a sostegno della solidarietà sociale Umanamente, gruppo RAS. Membro del comitato etico di Coop Lombardia, Milano. Membro del comitato etico di Investietico, BPM Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.