mercoledì, Luglio 17

Antartide: corsa alla supremazia O’Brady, sportivo 33enne, ha attraversato in solitaria l’Antartide. Quali potenzialità economiche e scientifiche offre questo continente?

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Solitamente si sente parlare di Antartide quando uno sportivo compie qualche impresa eccezionale, sopportando condizioni meteorologiche e ambientali disumane. Anche questa volta i mezzi di informazione di tutto il mondo hanno parlato del continente ghiacciato per raccontare il record di un super-uomo: Colin O’Brady, un americano 33enne, è riuscito a compiere la traversata dell’Antartide in solitaria in soli 54 giorni, trainando autonomamente la slitta che conteneva i 180 kg del proprio equipaggiamento. Si tratta di un record assoluto: mai nessuno prima d’ora era mai riuscito nell’impresa, più volte tentata e fallita, spesso anche in maniera tragica. Lo stesso O’Brady ha dovuto sottoporsi a sforzi sovrumani, come quando ad esempio ha dovuto compiere l’ultimo tratto del tragitto, lungo 130 km e compiuto in circa 30 ore di cammino, solo con la sua slitta. Solo un esperto come O’Brady poteva riuscirci, un uomo che ha dedicato la propria vita a superare i limiti imposti dalla natura; non più tardi di qualche anno fa era riuscito a scalare tutte le sette cime più alte del mondo in soli 132 giorni.

Al di là dei record di questo essere – per così dire – ‘sovraumano’, rimane la questione di partenza. Come mai di Antartide si parla così poco? La risposta non è facile da trovare. Eppure il disabitato continente dell’emisfero australe potrebbe rivelarsi di grande importanza nei decenni a venire.

Prima di parlare del futuro, tuttavia, occorre fare un passo indietro e chiederci quali siano i trattati che regolano le attività umane sul continente. Il punto da cui bisogna partire è senza dubbio il Trattato Antartico, firmato il 1° dicembre del 1959 a Washington ed entrato in vigore il 23 giugno del 1961. Rendeva il continente un codominio delle potenze firmatarie del Trattato, che vietava espressamente ogni sorta di rivendicazione territoriale. Gli articoli del Trattato Antartico dichiaravano ammesse le attività sul suolo antartico se queste avevano scopi pacifici, mentre vietavano le attività militari – a meno che l’intervento o la presenza di eserciti avesse scopo pacifico o scientifico. Si concedeva inoltre la possibilità di compiere libera ricerca scientifica e si incoraggiavano i contraenti a tenere frequenti incontri consultivi. Le dispute fra i diversi Stati firmatari si sarebbero dovute risolvere in maniera pacifica e, nei casi estremi, facendo ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia. Per salvaguardare l’integrità ambientale di questa terra inospitale, si è fatto divieto di utilizzare l’Antartide come deposito di scorie radioattive.

Oltre a questo trattato, di carattere generale, nel corso degli anni si è andato a istituire un vero e proprio sistema di documenti che regolavano le attività sull’Antartide andando ad affrontare argomenti più specifici. Nel corso dei decenni sono stati quindi firmati accordi che si prefiggono di implementare le misure volte a tutelare la fauna marina e terrestre del continente, così come le riserve naturali e minerali antartiche, facendo in modo di evitare una corsa all’estrazione che potrebbe alterare i delicati equilibri dell’ecosistema dell’Antartide.

Ben 53 Stati hanno aderito al sistema istituito dal Trattato Antartico, pur se in misura diversa l’uno dall’altro. Alcuni di questi reclamano il possesso di una fetta più o meno ampia del continente: Regno Unito, Francia, Norvegia, Cile, Argentina e Australia, con Stati Uniti e Russia che si riservano di fare le proprie rivendicazioni in futuro – sebbene il Trattato lo vieti esplicitamente. Molti fra i firmatari, Italia compresa, hanno diritto a partecipare ai meeting che si tengono periodicamente e a esprimere un voto; altri ancora, pur avendo la possibilità di prendere parte agli incontri, non hanno il diritto di voto. Per quale motivo, però, si è arrivati a stabilire regole d’ingaggio così precise per la gestione di una ‘questione antartica’ ben prima che questa si ponesse?

L’Antartide è l’ultimo angolo di Terra non ancora antropizzato e, per tale ragione, attira l’attenzione di molti per la presenza di risorse naturali, sia la loro presenza già certa o solo presunta. Il territorio del continente antartico è totalmente ghiacciato ed è difficile sapere con certezza quanto ricche siano le sue riserve minerarie, se non confrontando la sua struttura geologica con quella di altri siti geografici comparabili. Questi studi dimostrerebbero che l’Antartide sia una miniera d’oro, metaforicamente(ma non solo). parlando

Una profonda conoscenza dell’Antartide è ad oggi difficile per l’assenza di strumentazioni scientifiche tanto precise quanto economiche e poco impattanti sull’ecosistema continentale. Tuttavia, lo studio del territorio, nell’attesa di progressi tecnologici può rivelarsi di importanza strategica, in un mondo che sembra avere sempre più fame di materie prime: una volta trovata la chiave per abbattere i costi di estrazione.

Un discorso leggermente diverso può essere fatto per i siti di estrazione offshore di petrolio. Le riserve di idrocarburi sono più accessibili rispetto a quelle di metalli e minerali, potendo essere estratti nelle acque. I trattati internazionali vietano tuttavia di iniziare a estrarre combustibili fossili: ma questi accordi verranno mantenuti nel caso in cui le riserve degli altri continenti inizieranno a scarseggiare? Una posizione di vantaggio su questo settore potrebbe rivelarsi strategicamente importante nel futuro.

Inoltre, come già detto, l’Antartide è ricoperto perlopiù di ghiaccio, rappresentando una vastissima riserva di acqua, il cosiddetto ‘oro blu’. L’acqua è probabilmente il bene più prezioso: senza di lei non ci sarebbe vita. Utilizzare il ghiaccio degli iceberg per l’acqua è una pratica già diffusa nei freddi mari artici e sarebbe pertanto possibile anche per il continente del Polo Sud: anche qui, l’unico freno – oltre ai già citati trattati – sarebbero i costi, in questo caso di trasporto, troppo elevati rispetto al valore economico dell’acqua. Ma di nuovo: si è così sicuri che in un’eventuale futura crisi le fredde montagne di ghiaccio non possano rappresentare l’ultima ancora di salvataggio?

Per queste e altre ragioni, sul continente antartico soggiornano temporaneamente qualche migliaio di scienziati – solitamente 4000 d’estate e 1000 d’inverno. Nelle diverse stazioni di ricerca si svolgono studi fondamentali riguardanti i più vari ambiti scientifici: dall’astronomia – sfruttando la privilegiata posizione geografica del continente e la tersitudine dei cieli non inquinati dallo smog – alla geologia; dagli studi sul clima, presente, passato e futuro, a quelli sulla storia della Terra, e così via. Così, un gran numero di Paesi del mondo ha una o più basi scientifiche sparse per l’Antartide: l’Italia ne ha due, di cui una (la Concordia) in condivisione con la Francia. Un grande numero di basi appartiene a quei Paesi che reclamano il possesso del territorio antartico: la scienza è, in fondo, una delle forme sotto cui si manifesta il potere di uno Stato.

Una conoscenza più precisa del continente antartico consente (oltre ad ampliare il bagaglio dei dati utili al sapere scientifico) anche a costruire una posizione vantaggiosa su quello che, sotto traccia, si avvia ad essere l’ennesimo campo di battaglia per la supremazia del mondo.

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