mercoledì, Settembre 23

Angela Merkel e il suo ‘delitto perfetto’ Il piano di rinascita: una bomba atomica economica destinata a o mettere in riga l’Italia o svuotarla. E il MES è il banco di prova. Merkel non c’era quando si è deciso il fondo e il resto, non ci sarà quando partirà il fondo, ma c’è ora e guarda in bocca al cammello!

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Mi piacerebbe dire che l’epitaffio di Crozza, ‘L’unico progetto che possiamo realizzare: non faremo niente’, non sia applicabile a questo Governo e a questo ceto politico, e nemmeno lo sia quello ancora più terrificante che risulterebbe dalla sostituzione della parola ‘possiamo’ con ‘vogliamo’.
Sono però pervaso dal terrore che sia proprio così.
Come sto scrivendo da parecchio, il semestre di presidenza del Consiglio da parte della signora Angela Merkel sarà decisivo, specialmente perché la signora Merkel non vuole assolutamente coronare la sua carriera politica (ammesso che veramente finisca qui, e non ci credo) con un nulla di fatto.

Ripeto quella che è da tempo ormai la mia impressione. La Germania, ma specialmente Merkel, ha capito due cose molto importanti e chiare. La Germania ha bisogno dell’Italia e dell’Europa per sopravvivere e continuare a crescere, e inoltre o l’Europa, Germania in testa, diventa una potenza economico-politica coesa e chiusa, o, per quanto forte la Germania possa essere, è destinata a soccombere: l’Europa con la Germania.
Ma nulla obbliga a pensare che l’Europa sia tutta quella attuale, basterebbe a mostrarlo il fatto che l’uscita della Gran Bretagna ha lasciato il tempo che ha trovato.
Quello che proprio non riesco a capire è lo stupore scandalizzato, in Italia, sul fatto che Merkel non voglia che con l’Europa sprofondi anche la Germania … è così strano? Semmai è strano che Giuseppe Conte-pochette invece voglia fare sprofondare l’Italia, illudendosi di minacciare la Germania di tirarsela dietro: non ha capito che Merkel è molto, ma molto, più sveglia di lui? E non lo capisce il ‘Fatto’, che cita a riprova dello scandalo il titolo di ‘Le Monde’ che recita, appunto: «Angela Merkel: Il est dans l’intérêt de l’Allemagne que l’Union européenne ne s’effondre pas» è ovvio, basta leggere l’occhiello per capire, suvvia: «la chancelière allemande appelle les Etats membres de l’UE à s’unir pour aider les pays les plus touchés par la pandémie et peser davantage dans le monde». Sveglia signori, specie stellini e co., uscite dalla culla, l’infanzia è finita, ora siete grandi: pedalate e leggete fino in fondo alla pagina, sempre che sappiate farlo!

In questo momento, la Germania ha una situazione unica a disposizione e la signora Merkel non è pochette: lo sa e vuole approfittarne e sa come farlo. A vantaggio dell’Europa? Sì, ma non necessariamente e non necessariamente di tutta questa Europa.
L’unicità della situazione della Germania oggi, dipende da una serie di fattorifortunati’. Il declino irrefrenabile della Francia, alla quale le profferte di amicizia eterna si sprecano, ma che oggettivamente conta sempre di meno, sotto la direzione di un Emmanuel Macron non solo incerto e inetto, ma privo di alternative credibili, almeno per ora. La coincidenza (non casuale!) di tre tedeschi al vertice dell’Unione, supportati da un quasi tedesco al MES, la signora Ursula von der Leyen, e Christine Lagarde, ufficialmente francese, ma evidentemente legata a filo doppio alla Germania, e non a caso (lo ripeto per l’ennesima volta) autrice della cosiddetta gaffe, che se fosse stata veramente solo una gaffe non sarebbe stata rivoltata così presto: quella frase «i problemi di spread dell’Italia sono fatti che riguardano l’Italia» (frase speculare, guarda un po’, alla frase odierna di pochette, che in tal modo le dà ragione e manco se ne accorge!) era detta volutamente male, per intendere la realtà (della quale temo pochette e soci siano lontani dal rendersi conto) del fatto che se le cose continuano così, non è detto che il cannone della BCE sia sempre carico. E, ancora una volta, non è un caso che poco dopo venga fuori la devastante sentenza tedesca sulla BCE, che però, invece di suscitare i balli di gioia di Weidmann e di altri, suscita una reazione secca della Merkel e dello stesso Weidmann, contraria, e una dichiarazione tanto anodina quanto secca della Lagarde, che dice in sostanza che della sentenza se ne frega, che non significa nulla perché se Weidmann e Merkel tirano il freno, la Lagarde balla.
Quasi in contemporanea con quella che assomiglia ad una débâcle dell’Europa, la signora von der Leyen tira fuori il suo piano di rinascita: una bomba atomica economica destinata a immettere in circolo qualcosa come tremila miliardi: tutti nelle mani dell’Europa intesa come istituzione, ma in buona parte sostenuta dalla Germania, questo nessuno lo ricorda mai.

In politica, come nella vita, nessuno dà nulla per nulla. Non lo dico in senso cinico o altro, ma perché è ovvio. Ed è tanto più ovvio nella misura in cui siamo tutti in una situazione nella quale tutti i pezzi devono funzionare assieme, altrimenti il mancato funzionamento di uno può portare danni a tutti.
Rispetto al passato, ma non alle origini, della UE, il piano di rinascita, fornisce agli Stati membri una serie di strumenti finanziari, destinati a favorire la crescita: in questo senso il coronavirus Covid-19 -non mi fraintendete- è stato provvidenziale, perché avendo determinato danni a tutti, ha imposto di trovare soluzioni utili a tutti.
Anche se le scelte non sono esattamente nello spirito della Unione Europea, ma in quello della cooperazione e anche (come si continua stupidamente a chiedere da parte italiana) della ‘solidarietà’, nel senso, tra l’altro, deteriore del termine: aiutare quelli che stanno peggio a … rialzarsi e/o a tamponare i danni. Dove quel ‘e/o’ è il centro del problema.

Alla Germania, ai Paesi taccagni, alla Francia, non importa un accidente di nulla che l’Italia sirialzi’ e cioè che divenga ciò che era un tempo, un concorrente agguerrito e un sostenitore, magari tiepido ma deciso perché interessato, della Unione.
Fino a qualche tempo fa, diciamo fino al 2000, l’Italia era, tra i Paesi europei, uno dei più favorevoli all’Europa unita. Poi, da un lato, i problemi derivati dalla pessima gestione dell’entrata nell’euro (Berlusconi, per capirci) e, dall’altro, lo svilupparsi di partiti cosiddetti euroscettici fino allo stupidario di Salvini e di Grillo, hanno portato ad un progressivo allontanamento, non tanto della popolazione (per lo più, deliberatamente?, molto male informata) quanto del ceto politico, sempre più scadente, che ha governato questo Paese, e quindi anche ad un progressivo allontanamento dall’Europa, in termini di sciovinismo nazionalistico, sempre inconscio e stupido del tipo: l’Italia è un Paese sovrano e fa quello che vuole. Cosa stupida in sé, ma che diventa ancora più stupida se completata con la frase ‘l’Italia vuole solidarietà dall’Europa’.

L’esempio più evidente di questo abisso di stupidità e di autolesionismo, è stata la frase di pochette, che all’intervista (manco ancora pubblicata) della signora Merkel (non a caso sul giornale ufficiale del ‘potentato’ economico-coloniale italiano, ‘la Stampa’) ha risposto «Ai conti dell’Italia ci penso io». Risposta più stupida e inutile sarebbe stato difficile immaginare. Che significa, a parte la volgarità e l’offensività dei toni? Che significa, quando i nostri conti sono da libri in tribunale, quando non abbiamo un’idea che sia una sulla ripresa, quando abbiamo un Governo imbelle e incapace, un’amministrazione da fare piangere, una Magistratura in preda alle convulsioni e incapace di fare un processo in meno di dieci anni?
Eppure, la Merkel aveva detto una cosa ovvia. Se tutti, tutti i Paesi europei, mettono in campo cifre mostruose per la ripresa, è demenziale per non dire criminale, ma comunque stupido, rifiutare un prestito a men che zero (notate bene, meno di zero!) perché a Giggino e Casaleggio o a Dibba e Grillo non piace ‘perché se no viene la Troika’… cioè, badate, è come dire: vogliamo i soldi ma non dovete nemmeno sapere perché e come li spendiamo. Perfino quando l’unico vincolo è la spesa sanitaria, per la quale 36 miliardi sarebbero una cosa rivoluzionaria, si potrebbe finalmente averne una seria e funzionante, mettendo anche fino alle assurdità che abbiamo visto durante il Covid-19. E questo è il meno.

È evidente che se uno chiede solidarietà, aiuto, prestiti e finanziamenti a fondo perduto, ma poi fa lo schizzinoso per un prestito a tasso zero, chi ti deve dare i soldi si preoccupa di quello che ci vuoi fare.
È evidente cheaccettareil MES vuol dire aumentare il debito pubblico. Ma è appunto ciò che vuolevedereMerkel, il cammello come ho scritto qualche volta: siete capaci, ci chiede, di fare sul serio e mettere un freno alla finanza allegra per cominciare a rientrare dal debito, ad esempio, facendo pagare le tasse a chi deve? E magari a usare i soldi come si deve?

Questa è la domanda di fondo di Merkel, che significa, se in questo semestre, che precede quello del fondo di rinascita, non fate vedere che questa è la strada che percorrete, a Gennaio 2021, non solo vi centellineremo i soldi, ma potremmo anche non darveli. Ripeto ancora, la Merkel ha costruito, diciamo così scherzosamente, il delitto perfetto: non c’era quando si è deciso il fondo e il resto, non ci sarà quando partirà il fondo, ma c’è ora e guarda in bocca al cammello!
E tutto ciò a chi lo dice? Al giornale del capitalismo-coloniale italiano, mentre altrove sceglie giornali più o meno di centro sinistra, ma molto meno ‘posseduti’. Capitalismo-coloniale? Esatto: capitalisti che usano l’Italia come fonte di mano d’opera (magari mal pagata, ma in Europa: quindi il massimo), di tecnologia esportabile, di know-how esportabile, di meccanica di precisione esportabile, insomma da svuotare, come già ha fatto Sergio Marchionne, il grande amico di Renzi.
Svuotare l’Italia, l’ho detto più volte, può costare parecchio, ma ne vale la pena. Solo che, ad operazione conclusa all’Europa resta la polpa e a noi la buccia, a crogiolarci nella decrescita felice di qualche imbecille.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.