lunedì, Maggio 27

Andy Warhol entra agli Uffizi

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Col mese di marzo si è aperta a Firenze una nuova stagione delle Mostre. Coinvolge Uffizi, Palazzo Strozzi,  piazza della Signoria, Palazzo Vecchio, Forte di Belvedere e altre prestigiose sedi. E’ promossa da enti vari, talvolta concorrenziali, rispondenti a differenti criteri selettivi ma convergenti nell’accrescere l’appeal artistico e turistico della città. Speriamo che ciò si traduca anche in un accrescimento delle conoscenze di  artisti contemporanei o del passato degni di essere esposti in uno scenario unico come quello fiorentino.

La prima Mostra riguarda l’ingresso di Andy Warhol agli Uffizi. Nel senso che 10 immagini fotografiche opera del fotografo pistoiese Aurelio Amendola, cui si devono altre importanti mostre tra cui una dedicata a Michelangelo, sono esposte fino al 10 aprile agli Uffizi e, di queste, due sono state donate dallo stesso autore e segnano  l’ingresso di Warhol nella celebre Galleria fiorentina. Si tratta di due opere frutto di due diversi incontri avvenuti tra il  fotografo  di fama internazionale e l’artista simbolo della pop art. Una in bianco e nero l’altra a colori. La prima reca la data del 1977, l’altra del 1986, pochi mesi prima della scomparsa dell’artista. Entrambe scattate nella “Factory” della Grande Mela. Per la verità Warhol ne ha avute diverse di Factory o Laboratori, luoghi d’incontro e di creatività di giovani artisti.

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E’ lo stesso ideatore della Mostra, l’ex direttore degli Uffizi Antonio Natali,  a descriverle e ad  illustrare il significato delle due donazioni. La foto del ’77, mostra Warhol immoto nel volto con all’orecchio  il telefono e la bocca che si schiude alla parola, mentre nello specchio alle sue spalle una nebbia ritrae la sagoma del fotografo. “La foto serba dunque memoria delle fattezze d’ entrambi gli artisti nel loro incontro newyorkese del 1977; terse, quelle del protagonista, velate quello del fotografo. Memoria che l’aura storica della Galleria fiorentina ora nobilita”. L’altra foto, quella dell’86, risulta  “di grande impatto emozionale”. “Non sempre può risultare grata l’enfasi nei contrasti luministici delle foto in bianco/nero; però in quest’effige il forte sbattimento d’ombra, che preclude all’occhio metà del viso di Andy Warhol e affonda nel buio la scultura lignea che gli sta dietro, ha la virtù di sciogliere nel riguardante, col dramma dei sensi, il gelo di un’indifferenza che, verosimilmente innata, si tempra e s’indurisce nell’accettazione impassibile d’un male senza cura”. L’artista  di Pittsburg, la cui famiglia era di origine slovacca, morì relativamente giovane all’età di 59 anni, il 22 gennaio dell’87 a New York.  Protagonista della pop art, nella sua molteplice attività  creativa, Warhol ha trasformato alcuni personaggi del suo tempo e grandi protagonisti della storia dell’arte in altrettante icone. Lui stesso si era trasformato in icona.

Warhol 2Da giovane aveva soggiornato anche a Firenze di cui, diversamente dalla sua provocatoria  quanto celebre battuta ( La cosa più bella di Firenze è McDonald’), aveva ammirato i grandi artisti del Rinascimento. In Italia rivisitò le grandi opere del passato, come L’Ultima cena di Leonardo e i capolavori di Paolo Uccello e Piero della Francesca. Vi ritorna ora,  addirittura agli Uffizi, attraverso le immagini di un grande della fotografia,  Aurelio Amendola, al quale chiedo come l’avesse conosciuto e che tipo fosse il padre della pop art nei rapporti umani. “Fu  semplice – risponde – telefonai alla sua segretaria alla quale spiegai che volevo incontrarlo per ritrarlo. Era fiorentina. Non ebbi alcuna difficoltà. Poi, una volta giunto nella Factory, si pose  con estrema gentilezza a mia  disposizione per gli scatti. Fu  perfetto. Potei svolgere il mio lavoro in assoluta tranquillità”. Dieci foto che rivelano la personalità e il carattere dell’artista  in due diversi periodi della sua vita. “Con  queste donazioni – afferma il neo direttore degli Uffizi, Eike Schmidt –  vengono significativamente incrementate due sezioni delle Gallerie: quella dell’arte del ventesimo secolo e quella dei ritratti di artisti eseguiti da altri artisti, un genere strettamente connesso a quello dell’autoritratto vero e proprio, di cui gli Uffizi hanno la collezione più antica e più grande del mondo”.

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