sabato, Giugno 6

Andare sulla Luna: serve ancora ai tempi del coronavirus? Che valore può avere parlare di spazio quando non si riesce a trovare un rimedio efficace per superare un’epidemia?

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Nei giorni scorsi si è spento nel sonno Alfred M. Worden, il pilota del modulo di comando della missione Apollo 15. Al aveva effettuato il suo viaggio di 12 giorni sulla Luna con Dave Scott e Jim Irwin tra luglio e agosto 1971. La sua missione fu la quarta con equipaggio ad allunare e la prima ad esplorare il ruscello di Hadley e i Monti Appennini che sono situati sul bordo sud-est del Mare Imbrium.

Lattività di Worden è ricordata per aver effettuato un sondaggio con una strumentazione scientifica alimentata da una potente batteria. Unica nel suo genere, a quei tempi. Oggi che siamo stati abituati a veder muovere veicoli su Marte, programmati fino a dettagli inimmaginabili, per cui raccontare di certi pionieri può sembrare banale.

Naturalmente non è così. La ricerca spaziale, come qualunque evoluzione della razza umana, è costruita come una scala in cui ogni gradino è indispensabile al seguente come a quello che precede.

In questi giorni, ci siamo domandati, che valore può avere parlare di spazio quando non si riesce a trovare un rimedio efficace per superare un’epidemia. E le risposte possono essere molte. Aver inviato sulla Luna tanti equipaggi umani e poi averli riportati vivi sulla Terra e in buona salute ha esibito capacità tecnologiche che probabilmente nessun altro evento è stato in grado di rappresentare. Sono stati in molti a non essere ancora soddisfatti di queste risposte e si continua ad asserire che la ricerca aerospaziale è poco utile all’umanità. Noi non aggiungiamo nulla a questa polemica.

È pur vero però che quando la Casa Bianca si rese conto che le missioni Apollo non polarizzarono più l’opinione pubblica, specie quella americana, non persero tempo e sospesero i viaggi lunari. E così si trovarono con circa 500.000 ingegneri, esattamente mezzo milione di persone di elevatissime capacità tecniche e scientifiche disoccupate da un mese all’altro. Che avrebbe comportato mettere sul mercato persone strategicamente preparate, a disposizione delle potenze straniere che avrebbero potuto carpire i segreti industriali e rappresentare un’arma contro la propria patria. La soluzione fu trovata e rappresentò una svolta per il mondo intero, in quanto gli Stati Uniti compresero la necessità di condividere le proprie riervatezze e si aprirono alle collaborazioni internazionali con programmi straordinari, che hanno fatto crescere efficacemente anche nazioni come l’Italia, che mai avrebbe potuto pensare di affrontare da sola alcune sfide prima scientifiche e poi industriali.

Ma i passaggi non furono immediati e per un po’ di anni la ricerca spaziale fu rallentata e così anche la sua spesa.

A nostra memoria non ricordiamo che il mondo, senza spendere soldi per lo spazio, fortificò altri settori che nella dialettica vengono sempre anteposti ma poi puntualmente dimenticati.

In quegli anni il mondo visse la sua vita con minore competizione e sicuramente la sete di conoscenze fu sostanzialmente rallentata. Non furono potenziate la spesa medica o quella del welfare.

Noi non riteniamo che vi sia una scienza che vada trascurata e nemmeno pensiamo che alcuni comparti industriali vadano ridotti o azzerati perché considerati inutiliCosì non si pensava nemmeno all’età della pietra. Ne siamo convinti.

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