sabato, Settembre 19

Andare su Marte: gli scienziati USA spiegano i rischi biologici

0

Sul giornale Leukemia del gruppo Nature è stato appena pubblicato un lavoro dei ricercatori guidati da Christopher Porada, del Wake Forest Institute for Regenerative Medicine (WFIRM) del North Carolina, che hanno dimostrato la correlazione tra la presenza biologica nello spazio profondo e il rischio di sviluppare una patologia caratterizzata dalla proliferazione neoplastica di una cellula staminale emopoietica. In termini volgari, la leucemia.

Lo studio è importante e può servire sicuramente ad aiutare e affinare le tecniche di esplorazione spaziale, anziché demonizzarle. Cerchiamo di comprendere gli aspetti principali della ricerca che dunque rappresenta un tassello fondamentale nella scoperta di nuovi mondi. Le cellule umane studiate dagli scienziati del WFIRM, che lavorano spesso con le risorse del Pentagono, sono state prelevate da donatori di età compresa tra 30 e 55 anni per essere impiantate su topi; quindi sono state inondate da radiazioni provenienti da particelle solari riprodotte in laboratorio e poi bombardate da raggi cosmici in vitro. A risentirne con forti mutazioni sono state le cellule emopoietiche che comprendono lo 0.1% del midollo degli adulti ma permettono di circolare e portare ossigeno ad una grande vastità di tipologie di cellule del sangue. Le mutazioni principali rilevate dai ricercatori dello Stato confinante con Georgia, Tennessee e Virginia hanno portato a danni genetici causanti la leucemia ma i raggi killer avrebbero anche alterato completamente le capacità delle cellule staminali di generare anticorpi adatti a lottare contro i tumori e le infezioni. Quindi non solo effetti cancerogeni ma anche danni immunitari insorti dalle radiazioni.

Fortunatamente non si tratta di reperti provenienti dallo spazio ma da un sistema simulato. Quest’annotazione, permettiamocelo, è importante perché lo studio riveste un aspetto teorico che non allarmerà gli osservatori ma dà molti spunti di lavoro. Infatti queste ricerche devono essere sempre correlate con esperienze reali.

Per quanto una letteratura scientifica relativa ad esposizioni cosmiche si può rapportare solo agli sbarchi umani sulla Luna: vi è al riguardo un altro studio americano proveniente sempre dallo stesso gruppo editoriale. Due scienziati statunitensi, Michael Delp della Florida State University e Dennis Kucik della University of Alabama hanno sostenuto che gli astronauti del programma Apollo hanno mostrato una preoccupante tendenza a morire per via di malattie cardiovascolari, con una frequenza molto più alta rispetto ai colleghi che hanno raggiunto l’orbita terrestre bassa. Già quindi in passato si è sostenuto che le radiazioni possano avere un ruolo in questa statistica così eterogenea, perché quelli che sono selezionati per recarsi nello spazio sono generalmente persone in ottima salute ed in buona forma fisica, che oltretutto per il periodo di servizio hanno a disposizione le migliori metodologie di monitoraggio. Però la ricerca si basa su alcuni nomi: James Irwin della missione Apollo 15 mostrò problemi cardiocircolatori già sulla superficie della Luna e morì di infarto nel 1991, come accaduto a Ronald Evans di Apollo 17 nel 1990. Neil Armstrong (classe 1930), il primo uomo a camminare sulla Luna è morto nel 2012 dopo un intervento di bypass reso necessario da un blocco alle arterie coronarie. Ora, dei 24 astronauti delle missioni Apollo che hanno raggiunto la Luna, 12 di loro hanno camminato sulla superficie del nostro satellite naturale, mentre i rimanenti hanno orbitato intorno al corpo celeste e a oggi -a quanto ne sappiamo- ne sono morti otto: nulla di sorprendente, considerando che stiamo parlando di un gruppo di uomini che comunque hanno ormai un’età di rispetto e sono stati fatti obiettivo di numerose sollecitazioni, molte delle quali anche psicologiche.

Tuttavia, uno studio sugli effetti causati dal viaggio di esseri umani nello spazio profondo ha particolare valore nella fase di costruzione di missioni dirette verso Marte. In questo caso il campione degli astronauti della missione Apollo è insufficiente a garantire delle verità empiriche per la brevità del tempo in cui si sono trattenuti sulla Luna. Per il Pianeta Rosso la storia è ben diversa. L’opposizione tra Terra e Marte -ovvero la minima distanza spaziale- ha un arco temporale di circa due anni e quindi i tempi di esposizione radiante sono notevolmente più lunghi. Lo sanno bene i tecnici della Nasa e dovrebbero esserne a conoscenza anche tutti quegli imprenditori che progettano e promettono tempi improbabili per le missioni umane.

Il futuro dell’uomo nello spazio è legato alla ricerca e queste patologie sono uno dei fuochi su cui orientare le indagini sanitarie: Brendan Harley e Ji Sun Choi, dell’Illinois University stanno studiando l’ambiente del midollo osseo e la sua influenza nell’alterazione sulle cellule e anche le loro esperienze porteranno ad affrontare in maggior sicurezza quelle che saranno le risorse del futuro: prelievo di materiali sugli asteroidi, organizzazione di nuove piattaforme orbitanti o la costruzione di una base permanente sulla Luna. Queste ricerche fanno pensare che siamo ancora molto lontani da una vita al di fuori della nostra Terra. In queste materializzazioni la nostra Europa è sostanzialmente più concreta, focalizzandosi sull’impiego di macchine automatiche che possono effettuare molto bene numerose lavorazioni senza rischi umani.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore